Attualità
IL SUMMIT
Londra contro i pirati
Un piano per stabilizzare Mogadiscio.
di Giovanna Faggionato
La lista degli ospiti è lunga e impegnativa. Alla conferenza internazionale sulla Somalia, in programma a Londra il 23 febbraio, sono previsti i corpi diplomatici e i ministri di più di 40 Paesi. Si attende il massimo rappresentante dell'Onu, Ban Ki Moon, il segretario di Stato americano Hillary Clinton, i delegati dell'Unione europea (Ue) e di quella africana.
UN PAESE STREMATO. L'obiettivo è quello di ricostruire le fondamenta di un Paese allo sbando. Stremato da guerra e carestia, dilaniato dalle violenze degli integralisti islamici e soprattutto base della pirateria internazionale. Le perdite del commercio marittimo e la minaccia dello Shabaab, il movimento qaedista somalo, hanno fatto schizzare il dossier ai primi posti dell'agenda internazionale.
Il padrone di casa, David Cameron, ha in mente la creazione di un fondo per finanziare la costituzione di una forza di polizia locale, la costruzione di scuole e di ospedali e altri servizi di base.
PRIMA GLI AIUTI, POI IL GOVERNO. Una volta assicurati gli aiuti alla società civile, si potrà passare al capitolo politico. La comunità internazionale punta alla formazione, entro agosto, di una nuova assemblea costituente. Più rappresentativa dell'attuale governo di transizione, capace di farsi interprete delle speranze della nazione e anche delle esigenze dell'Occidente.
Perché il piano vada in porto, serve anche il contributo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Proprio alla vigilia della conferenza, infatti, il Palazzo di Vetro si deve pronunciare sull'invio di nuove truppe internazionali di peacekeeping: dovrebbero passare da 12 mila a 18 mila unità. Se uno dei tre dossier dovesse fallire, c'è sempre il piano B. Secondo le indiscrezioni, a Downing Street si elaborano da tre anni i piani per un eventuale attacco militare.
Una nazione nelle mani di guerriglieri islamici e pirati
La Somalia è terreno fertile per terroristi e criminalità organizzata. Da più di 20 anni, il territorio è nelle mani dei signori della guerra. Da quando, nel 1991, il regime dittatoriale di Siad Barre è stato rovesciato, l'integralismo islamico ha attecchito facilmente.
Negli Anni '90 arrivarono i primi emissari dalle nazioni incubatrici del terrore, Afghanistan e Pakistan. Ora il movimento locale dello Shabaab è l'asse africano di al Qaeda. Negli ultimi sei anni, almeno 200 stranieri hanno raggiunto il Paese per essere addestrati nei campi dei fondamentalisti. Con lo scopo, secondo le intelligence occidentali, di diffondere la Jihad nei loro Paesi d'origine.
I PIRATI VALGONO 7 MLD ALL'ANNO. Gli integralisti dettano legge soprattutto nel Sud del Paese. Il governo formalmente in carica, sostenuto dalle potenze occidentali, è riuscito a prendere il controllo della capitale Mogadiscio solo nell'agosto del 2011.
Un successo ottenuto grazie alla missione Amisom, che arruola truppe dell'Unione africana, soprattutto del Burundi e dell'Uganda, ma spesate dall'Unione europea.
Inoltre, anche gli eserciti del Kenya e dell'Etiopia intervenuti nella Somalia meridionale hanno strappato alcune roccaforti allo Shabaab. Alla minaccia degli integralisti, si aggiungono però le consorterie di pirati che prosperano sulla costa. La pirateria somala costa all'economia mondiale circa 7 miliardi di dollari all'anno. Nel 2011, i predatori del mare e i loro ricchi finanziatori hanno guadagnato almeno 155 milioni di dollari.
ALLA FAME 750 MILA PERSONE. Venticinque Paesi hanno già avviato operazioni congiunte per monitorare la chiazza di mare più pericolosa del globo.
Il lucroso business del Corno d'Africa certamente riempie di dollari le valigie di delinquenti locali e di faccendieri arabi, ma non offre ossigeno allo sviluppo nazionale. In più, nel 2011 il Paese è stato flagellato anche dalla carestia, l'emergenza fame ha colpito 750 mila persone e ha fatto quasi 100 mila vittime.
Gli aiuti internazionali servirebbero ad arginare anche questa piaga. Ma il problema di fondo è l'altissimo tasso di corruzione che, da cinque anni, ha fatto guadagnare alla Somalia il primo posto del ranking mondiale. I soldi dell'Occidente rischiano dunque di perdersi nel labirinto dell'economia illegale.
Un direttorio per monitorare l'utilizzo dei fondi e contrastare la corruzione
Alla conferenza di Londra si partirà proprio dalla lotta alla corruttela. Per arginarla, si pensa a un direttorio congiunto per gestire e monitorare l'utilizzo dei fondi pubblici.
Il board sarà composto da funzionari locali ed emissari dei Paesi occidentali, interessati a tutelare i propri investimenti.
Anche perché, dal buon uso dei fondi, dipendono troppe variabili. Attraverso gli aiuti, gli occidentali puntano a fidelizzare i vari clan locali che costituiscono il nerbo della società somala. L'obiettivo finale è legittimare agli occhi dei somali il nuovo assetto dello Stato che dovrebbe veder luce ad agosto.
IMPEGNO NECESSARIO. Intanto, sotto l'egida dell'Onu, le truppe Amisom potrebbero affiancare gli eserciti etiopi e kenyoti e spingersi al Sud.
Gli inglesi vorrebbero coinvolgere nel piano soprattutto gli Usa, la Francia e l'Olanda. «Il nostro impegno in Somalia non è un lusso, è una necessità», ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, William Hague. Ma a Londra hanno già individuato gli obiettivi sensibili, i campi di addestramento dei qaedisti e le basi logistiche dei pirati. Se l'offensiva economica non dovesse funzionare, il Regno Unito potrebbe sempre proporre quella militare.
Mercoledì, 22 Febbraio 2012

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