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L'INCHIESTA

Lusi, salvadanaio in Canada

Trovato il forziere segreto.

Caso Lusi, nuove scoperte. L'ex tesoriere furbetto della Margherita, accusato di aver sottratto al partito una ventina di milioni e di aver finanziato con 866 mila euro la fondazione Cfs (Centro per il futuro sostenibile) di cui proprio il leader Francesco Rutelli è fondatore e presidente, aveva un bel salvadanaio in Canada.
Per l'esattezza, un forziere segreto. L'indagine sembra quindi essere arrivata a un punto di svolta.
SCUDO FISCALE. Secondo quando scritto venerdì 23 marzo dal Corriere della Sera, si chiama 'Filor Ltd' la società di diritto canadese che Luigi Lusi e sua moglie hanno utilizzato per trasferire i soldi all'estero.
La Finanza l'ha scoperta analizzando i documenti relativi allo scudo fiscale grazie al quale, nel 2008, la coppia ha fatto rientrare in Italia circa 2 milioni di euro. I due commercialisti sono sotto indagine.
E ora sarà una rogatoria già avviata con le autorità di Toronto a dover verificare se la «Filor» sia servita a movimentare altro denaro e soprattutto se Lusi l'abbia utilizzata anche per occultare il denaro di altri.
NUOVO INTERROGATORIO. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il suo sostituto Stefano Pesci hanno deciso di interrogare nuovamente Lusi: si chiederà di svelare chi e che cosa si celi dietro le centinaia di bonifici e assegni «liberi» disposti negli ultimi cinque anni.
Lusi è stato convocato per lunedì 26 marzo alle 13. 

L'accusa: ci sono altri politici che hanno beneficiato delle elargizioni?

Dalle casse uscivano milioni e milioni di euro per viaggi e vacanze, ma i vertici del partito e i revisori dei conti giurano di non essersene mai accorti.
Una versione ritenuta non credibile dall'accusa, e proprio questo è uno dei capitoli da affrontare lunedì 26. Partendo da un interrogativo esplicito: ci sono altri politici che hanno beneficiato delle elargizioni disposte da Lusi nella gestione dei soldi della Margherita?
MOGLIE E COGNATO INDAGATI. I magistrati hanno ricevuto la prima relazione dell'esperto della Banca d'Italia che sta ricostruendo il percorso di assegni e bonifici. Alcune movimentazioni potrebbero riservare clamorose sorprese.
Il senatore ha gestito svariati milioni di euro all'estero, in particolare in Canada, dove è nata sua moglie Giovanna Petricone e dove vive suo cognato Francesco Petricone, entrambi indagati assieme a Lusi e a una nipote con l'accusa di averlo aiutato a riciclare e reimpiegare i soldi sottratti.
UN GIRO STRANO DI DENARO. Secondo il Corriere della Sera per «occultare» i beni, Lusi ha utilizzato la 'Luigia Ltd' e la 'Filor Ltd'. 
I magistrati vogliono accertare se queste società siano davvero state utilizzate soltanto da Lusi o se invece siano servite anche ad altri per sfuggire ai controlli.
Le Fiamme gialle hanno, infatti, accertato che ogni movimentazione passava per la 'Ttt srl', la società italiana dove Lusi ha fatto confluire i soldi prelevati dal conto corrente della Banca nazionale del lavoro intestato alla Margherita e che lui gestiva. Per la 'Ttt srl' lavorano persone che provengono dal partito e avevano ricoperto incarichi di rilievo nella gestione delle risorse.
Possibile che neanche loro si siano mai accorti di nulla?

L'Espresso: «Da Rutelli solo bugie»

Intanto prosegue il botta e risposta tra Francesco Rutelli e l'Espresso: l'esponente dell'Alleanza per l'Italia ha accusato il settimanale di aver scritto «falsità» e di essersi fatto strumento «di una condotta di inquinamento e depistaggio dell'indagine» che la procura di Roma sta svolgendo su Lusi, ormai a rischio arresto.
«L'accusa esplicita a Rutelli è assolutamente ridicola», hanno aggiunto i suoi avvocati. «Rutelli non ha avuto personalmente neppure un centesimo dalla Margherita: ha svolto il suo incarico a titolo assolutamente gratuito». Chi ha ragione?
LA CONFERMA DEL LEADER DI API. Secondo gli autori dell'inchiesta Primo Di Nicola ed Emiliano Fittipaldi, l'Espresso «non ha mai scritto che il senatore ha intascato soldi per suoi interessi privati».
I due giornalisti hanno spiegato «che la Margherita-Dl ha girato denaro al Centro per un futuro sostenibile, fondazione creata e presieduta dal leader dell'Alleanza per l'Italia (Api)».
Circostanza che Rutelli «ha avvalorato, spiegando di aver ricevuto non solo gli 866 mila euro scoperti da l'Espresso, ma ben 1 milione e 126 mila euro.
SOLDI AVUTI DAI SOSTENITORI. Durante la conferenza stampa di giovedì 15 marzo, Rutellli ha di fatto confermato ogni riga dell'inchiesta.
Dai soldi alla fondazione alla vicenda dei dirigenti Api pagati ancora dalla Margherita, passando per quella dei 150 mila euro girati dal Cfs all'Alleanza per l'Italia il primo dicembre 2009.
«Nessun finanziamento occulto all'Api», ha specificato, «è stata una semplice partita di giro, sono soldi che ho avuto dai miei sostenitori del Comitato Rutelli per le elezioni a sindaco di Roma del 2008. In tutto, 284 mila euro».
Denaro, ha detto Rutelli, che gli spetta di diritto e che può spendere politicamente come vuole. «Una partita di giro documentata, tracciabile, fino all'ultimo centesimo». Rutelli ha detto che la cifra era trasparente, addirittura «già presente nei bilanci».

Le cifre non tornano nei bilanci del partito

L'Espresso ha quindi analizzato il bilancio dell'Api 2010 e le dichiarazioni congiunte alla Camera dei deputati, dove devono risultare tutti i versamento ai partiti superiori ai 50 mila euro con i nomi dei soggetti coinvolti, la data e l'importo del contributo.
La scoperta è che dei 150 mila euro che arrivano dalla cassa della fondazione non c'è traccia. La voce 'altri proventi' non esiste.
'BALLANO 52 MILA EURO'. Nel conto economico 2010 dell'Alleanza per l'Italia ci sono cinque poste in attivo. Oltre ai 'proventi da attività editoriali, manifestazioni e altre iniziative', vengono annotate le entrate delle 'quote associative' (253.310), i rimborsi elettorali (194.490), le contribuzioni da persone fisiche (47.500 euro) e quelle da persone giuridiche, ben 286 mila 800 euro, voce costituita quasi per intero dai contributi dei gruppi parlamentari, quello dei deputati (140 mila euro) e quello dei senatori (93 mila 900).
Il totale fa 234 mila euro, restano da attribuire i 52.800 euro mancanti. Minutaglie: si tratta, è spiegato nel bilancio, «di una serie di contribuzioni di soggetti diversi inferiori al limite di legge di 50 mila euro». 
CONTRIBUTO NON DICHIARATO. Anche la ricerca nelle dichiarazioni congiunte alla Camera risulta vana. Alla Tesoreria di Montecitorio, infatti, l'Api nel 2009 non ha dichiarato nulla.
Per il 2010 ci sono solo i 234 mila euro ricevuti dai gruppi parlamentari. Per il 2011 ci sono invece altre somme ricevute da Cfs: in tutto 127 mila euro relativi a due versamenti per «servizi locativi» (61.194 euro) e per «acquisto e messa a disposizione di servizi per il 5 agosto 2011» (altri 66 mila euro).
La normativa che regola le dichiarazioni congiunte prevede pesanti sanzioni per coloro che non la rispettano: l'omissione dell'obbligo comporta una multa da due a sei volte l'ammontare del contributo non dichiarato, sia per l'erogante (in questo caso Cfs) sia per il ricevente (l'Api). Cioè per entrambe le creature dell'ex leader della Margherita.

Venerdì, 23 Marzo 2012


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Luigi Lusi.

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Commenti (1)

theShaft 23/mar/2012 | 13:48

LA CRISI
Ce li mangeremo vivi. Venga questa crisi, bussi, le sarà aperto, non aspettiamo altro. Se necessario butteremo giù il portone. E' già successo nel '43 e succederà ancora e in meglio. Non abbiamo più nulla da perdere, ma ci siamo abituati. Noi. Loro con la puzza sotto il naso non sanno cos'è la vera crisi. Loro devono averne paura. Noi che non abbiamo studiato alla Bocconi, non siamo entrati nello studio di papà o di mammà, non abbiamo leccato il culo per fare carriera in un partito o in ufficio statale. Nessuno ci ha raccomandati e raccomandazioni non ne abbiamo mai volute. Siamo ancora qui e incazzati il giusto per farvi il culo. Altro che chiedervi la carità o discutere con quel rottame della Fornero dei diritti dei lavoratori. Noi ce li mangeremo vivi. Ci scaldavamo con le palle di carta bagnate, pressate e messe nella stufa. Mangiavamo croste di formaggio scaldate sul ferro. Non ne ho mai più mangiate di così buone. Il bagno lo facevamo nella tinozza con l'acqua che veniva scaldata sopra la cucina economica. Il cinema era sempre in terza visione e solo una volta al mese. I nostri padri facevano i turni in fabbrica, quando noi dormivamo, loro lavoravano. Una carezza e un "Fai il bravo con la mamma" era l'unico fugace contatto al mattino. La domenica andavamo fuori città in bicicletta con qualche panino, una gazzosa e una bottiglia di vino rosso. D'estate ci scappava anche un'anguria. Che cazzo ci possono fare questi fighetti vestiti Armani, questi corrotti dentro, questi deputatini, questi mafiosetti, marci, marci, buoni solo a parlare, a cianciare, che hanno rovinato il Paese e ora ridono di noi. Noi non abbiamo nulla da perdere perché siamo stati abituati a vivere con poco e anche con nulla. Voi perderete tutto tranne la dignità, quella non l'avete mai avuta. Leggevamo il giornale solo la domenica quando lo comprava nostro padre. Non poteva permetterselo gli altri giorni. Era il Corriere della Sera di Pasolini, Montanelli, Buzzati. Uno solo di loro vale più di tutti i giornalai di adesso. Ci siamo rotti i coglioni e saremo poco educati con chi ci prende per il culo. Ce li mangeremo vivi, ben venga la crisi per fare pulizia." Un ex operaio

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