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Rivolta rap

Le proteste in Tunisia al ritmo di El Général.

Contro il regime

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Nel gennaio 2011 la rivolta tunisina (leggi l'articolo) va a ritmo di un rapper. C'è sempre un ritmo intorno a una rivolta. Dal Canto dei Sanfedisti del Cardinale Ruffo del 1798 ai tempi della repubblica partenopea a The battle of Los Angeles dei Rage Against The Machine.
EL GENERAL, E IL RAP CONTRO IL REGIME. La colonna sonora dei disordini è rappata da Hamada Ben Amor, 22 anni, di Sfax, in arte El Général. Sulla sua pagina Facebook ha più di 15 mila fan. Il 6 gennaio Ben Amor stato arrestato con un blitz plateale nel quale sono stati impiegati 40 poliziotti, ed è stato rilasciato dopo cinque giorni. I brani di El Général sono pieni di accuse contro il regime del 74enne Zine El-Abidine Ben Ali, al potere dal 1987.
La prima canzone si chiama Tounes Bladna, che vuol dire «La tunisia è il nostro paese». Ed è un duro atto d'accusa contro il regime e la corruzione, uscito all'indomani delle rivolte di Sidi Bouzid del 17 dicembre 2010. Un estratto del testo recita: «La Tunisia è il nostro paese, con la politica o con il sangue, la Tunisia è il nostro paese, e i suoi uomini non si arrendono mai, la Tunisia è il nostro paese, mano nella mano, tutta la gente, la Tunisia è il nostro paese, oggi non abbiamo ancora trovato pace».

LA CULTURA DELLA PAURA. L'altro brano incriminato è Rais LeBled, che vuol dire «Presidente del paese». Si tratta di una specie di lettera al presidente, in nome del popolo, in cui El Général lo sfida a scendere per le strade e a vedere la realtà dei giovani disoccupati.

Ben Amor non è l’unico a protestare cantando. Malek Khemiri, uno studente di 23 anni di Biserta, ha denunciato insieme alla sua band «le ineguaglianze nella distribuzione delle ricchezza», «la povertà, l’ingiustizia, la corruzione», «la cultura della paura, incrostata sotto la pelle dei tunisini» e ha scritto un rap per ricordare il giovane fruttivendolo che si è dato fuoco per protesta e ne è diventato il simbolo.
LA TUNISIA VA BENE. Il suo collega rapper Lak3y, diplomato e senza lavoro come buona parte dei suoi coetanei, è disilluso e canta: «Si lavora, si studia ma si resta sempre disoccupati». E in un brano dal titolo ironico, «La Tunisia va bene», paragona il suo Paese a «un bus che trasporta cinquanta persone mentre duecento restano in stazione».

Finora in Tunisia il rapper più popolare era Balti, così poco contestatore da farsi riprendere mentre canta sotto un ritratto del presidente Ben Alì. È lui che ora sui blog viene accusato di essere un «collabos», un collaborazionista. Fra prese in giro e inviti al boicottaggio.

Mercoledì, 12 Gennaio 2011


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