IL FENOMENO

Cannibali, morsi di paura

La psicosi zombie e il caso Magnotta: l'esperta Camerani spiega cosa si nasconde dietro il terrore dell'antropofagia.

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05 Giugno 2012

La piazza mediatica globale è soggetta al ritorno del più inquietante dei personaggi: il cannibale. Il caso di Rudy Eugene, il trentunenne haitiano ucciso dalla polizia di Miami mentre, nudo e ringhiando, divorava la faccia di un clochard è stato seguito, a distanza di pochi giorni, da un altro episodio. Alexander Kinyua, un ventunenne del Maryland che avrebbe mangiato il cuore e parte del cervello di un trentasettenne che viveva da mesi nella sua casa. Prima ancora, era comparsa sui giornali la storia del cannibale cinese, un pregiudicato di 56 anni, che avrebbe rapito, ucciso e divorato una ventina di adolescenti.
L'ALLARME ZOMBIE È UNA BUFALA. Ma nell'orgia di matta bestialità spicca il caso di Luka Rocco Magnotta, il 29 enne candese, pornoattore fallito, che avrebbe ucciso, fatto a pezzi, e forse mangiato, parti di uno studente cinese, riprendendo l'omicidio e mettendo online il filmato. Magnotta è stato arrestato a Berlino il 4 giugno 2012.
L'amplificazione mediatica di certi tremendi episodi ha creato la psicosi, al punto che il 3 giugno 2012 l'americano Centers for disease control and prevention ha dovuto specificare che un paventato “allarme zombie” era solo una bufala.
Se è vero che gli zombie esistono solo nei film horror, però, è anche da considerare che, l'antichissima pratica (rituale, tribale, “simbolica”) del cannibalismo, ritorna come terrore tutto contemporaneo.

Luka Magnotta, un sadico narcisista

Tra i casi più recenti, quello che colpisce di più è senz'altro quello di Magnotta. «Si tratta di un personaggio sadico e narcisista al tempo stesso», spiega a Lettera43.it Chiara Camerani psicologa, direttrice del Cepic (Centro europeo di psicologia investigazione e criminologia), e autrice di Cannibali. Le pratiche proibite dell'antropofagia (Castelvecchi).
«Magnotta ha aperto decine e decine di pagine Facebook, ha fatto di tutto per essere al centro dell'attenzione, ha rilasciato interviste, ha cercato di fare il modello, ha cercato di diventare un pornoattore. Ha realizzato anche una serie di filmati erotici che comprendevano anche violenza sugli animali», dice Camerani.
L'ORIGINE 'AMOROSA' DEL CANNIBALISMO. Una figura che si discosta da quella dei “soliti” cannibali, che la letteratura psicopatologica conosce bene. In effetti il cannibalismo deriva, seppure in modo “deviato”, da una tendenza amorosa. «Pensiamo a quando guardiamo un bambino e diciamo “lo mangerei di baci”», continua Camerani, «o a quando mordicchiamo il partner durante le effusioni amorose. Il gesto è il tentativo di conservare una parte dell'altro dentro di sé», spiega la studiosa. Dal punto di vista psicanalitico «il fenomeno rappresenta un'estensione dell'allattamento materno», dice.

Un gesto estremo di possesso

Il bambino nel momento in cui si nutre ha una percezione di fusione, di piacere fisico, di calore. Dunque, dice Camerani, «molte persone che non hanno relazioni arrivano a compiere il cannibalismo come gesto estremo di possesso».
DAHMER E LE “MARIONETTE VIVE”. Il caso più eclatante, secondo la studiosa è quello di Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee, che tentò addirittura delle lobotomie per tenere le vittime con sé. Per avere una sorta di marionetta viva a disposizione.
Anche nel caso di Armin Meiwes, il cannibale di Rotenburg che nel 2001 evirò, macellò e uccise una vittima consenziente riprendendo il tutto. «C'era il desiderio di incorporare qualcuno che non lo lasciasse mai. Iniziò a uccidere quando la madre morì», spiega Camerani. Invece, per quanto riguarda Luka Magnotta prevarrebbe «la volontà di stupire, di emergere. Ha spedito pezzi della vittima in pacchi postali proprio per farsi notare».
KILLER MA ANCHE STAR PLANETARIE. Siamo quindi di fronte al primo caso di cannibale-aspirante star? In effetti le cose non stanno così. Si tratta di un tratto narcisistico tipico del killer seriale: «La psicopatia ha la sua parte di grandiosità», dice Camerani. Basti pensare a Charles Manson. O a John Wayne Gacy, detto Killer clown, a cui si ispirò Stephen King, che è diventato a suo modo un personaggio, e che ha realizzato quadri molto quotati tra i collezionisti.

Il bisogno di allontanare la crudeltà

E a proposito bisogna anche menzionare l'enorme successo mediatico, filmico, letterario di zombie e cannibali: dal film Il silenzio degli innocenti, alla serie infinita di pellicole sugli zombie, all'interesse per i casi di cronaca che si occupano dell'argomento. Secondo Camerani, «i mostri fanno emergere il lato oscuro di noi stessi. Lo psichiatra Simon Robert ha scritto un libro intitolato: I buoni lo sognano e i cattivi lo fanno, un titolo che dipinge il nostro atteggiamento nei confronti di queste cose».
IL MOSTRO RASSICURA IL PUBBLICO. Secondo la psicologa, attraverso gli altri tiriamo fuori le nostre fantasie peggiori. Ma soprattutto, abbiamo bisogno di rassicurazione, perciò dare una faccia al mostro, ci permette di pensare: «Si tratta di qualcosa che a me non può accadere». Insomma, a quanto pare i peggiori mostri, una volta identificati ed esposti al pubblico, hanno un effetto collaterale positivo: ci fanno stare tranquilli. 

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