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EUROPA

Francia, illusione a gauche

Harper: «Troppe attese su Hollande. Decide tutto Berlino».

di Giovanna Faggionato

Il muro di Berlino non crolla. Non sono passate nemmeno 24 ore dalla conquista dell'Eliseo da parte del socialista François Hollande, che le speranze di abbandonare la strategia del rigore già si infrangono sul niet tedesco. «Hollande sarà accolto in Germania a braccia aperte», ha dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel. Per poi aggiungere che «Berlino non rinegozierà il Fiscal compact».
L'EUROPA SI DECIDE A BERLINO. Il ritorno della gauche all'Eliseo, insomma, ha suscitato fin troppe aspettative. Le prese di posizione di Hollande, cruciali dal punto di vista mediatico e politico, sono destinate a scontrarsi con la realpolitik della Germania.
«L'unica cosa certa è che la vittoria di Hollande non può essere la fine del rigore», ha chiarito a Lettera43.it John Harper, docente di Studi Europei alla John Hopkins University di Bologna, «una possibile svolta in Europa dipende da ciò che succede a Berlino e Hollande non è certo uomo da ribaltare i tavoli».

*John L. Harper, docente di Studi europei alla John Hopkins University di Bologna.

DOMANDA. Il presidente socialista non doveva rappresentare il cambiamento?
RISPOSTA. È un uomo piuttosto moderato, non radicale: avanzerà richieste, ma non farà saltare gli accordi. Al massimo potrà ottenere qualcosa su altri fronti, per esempio quello degli Eurobond.
D. Intanto l'asse tedesco è accantonato?
R.
No, è storicamente impossibile, perché è l'asse su cui si è fondata l'Europa. Però il premier italiano Mario Monti è contento. Ha un buon rapporto con Merkel, ma gli serviva qualcuno che chiedesse più crescita.
D. Monti ha telefonato a Hollande, ma anche a Merkel e Cameron. Sarà un quartetto a guidare la nuova Ue?
R.
Quella a Cameron è stata una chiamata di cortesia, immagino. La Gran Bretagna è fuori dall'euro, fuori dal Fiscal compact, quindi fuori dai giochi. È più probabile un nuovo dialogo a tre.
D. Quello che succede in Grecia non è influente?
R. Con tutta probabilità, verrà costituito un governo di unità nazionale e si divideranno le cariche: il primo ministro andrà ai conservatori, altri ministeri andranno al Pasok. Ma dovrebbero essere coinvolti anche partiti più radicali e, a quel punto, la richiesta di maggiore flessibilità sul piano di rientro del debito diventerà ineludibile.
D. Sulla Francia, invece, molto rumore per nulla?
R. Quello che farà Hollande da presidente sarà comunque significativo, potrà essere un esempio e offrire una chance in più al partito della crescita. Ma anche fare da sponda, questa è la speranza di quella parte politica, all'ascesa dei socialdemocratici in Germania.
D. Ma la Merkel potrebbe cambiare strategia o no?
R. Le novità vere arriveranno dalla Germania e dalla votazione del 13 maggio in Nord Reno Westfalia. Se, come ci si aspetta, i liberali alleati della Cdu subiranno un crollo, allora potrebbe essere l'indicazione di una svolta.
D. Conta di più un land tedesco della Francia?
R.
No, ma contano molto le elezioni di Berlino, che si tengono però nel 2013. E, quindi, è troppo presto per sapere che cosa succederà: per capire la direzione dell'Europa bisogna aspettare.
D. Intanto, come si muovono gli Stati Uniti?
R.
Washington non ha grandi aspettative sull'Europa. Gli americani sperano solo che l'Ue non provochi più choc finanziari.
D. Ma come si fa a rassicurare i mercati?
R. La Bce di Mario Draghi continuerà a immettere liquidità e comprare titoli. Insomma, a nutrire il coccodrillo affamato dei mercati.

Lunedì, 07 Maggio 2012


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