ANTISEMITISMO
Il Mein Kampf e il ritorno della memoria occultata
La Germania annuncia la riedizione del testo di Hitler e il mondo fa i conti con le ragioni di un tabù.
di Marco Fraquelli
La notizia, rilanciata in questi giorni, sta già suscitando qualche mal di pancia in Germania: per la prima volta, dal termine della seconda Guerra Mondiale, sarà ripubblicato il Mein Kampf (La mia battaglia) di Adolf Hitler. Per l’esattezza, la riedizione avverrà nel 2015.
A deciderlo sono state le autorità bavaresi che, dal suicidio del Führer, avvenuto il 30 aprile 1945, detengono i diritti d’autore dell’opera.
ANCHE UN'EDIZIONE PER LE SCUOLE. Ora, scaduti i 70 anni previsti dalle legge che tutela i diritti, il manifesto per definizione del nazismo sarà ristampato, in più versioni, commentate da vari storici. Ed è prevista anche una speciale edizione scolastica.
L’iniziativa sta già sollevando polemiche e molti si interrogano sulla opportunità o meno di ridare visibilità a quello che è stato, ed è tutt’oggi, il tabù per eccellenza del pensiero politico occidentale. Ma anche, piaccia o non piaccia, uno dei libri più famosi di ogni epoca.
LE RAGIONI DI UN TABÙ. La vicenda, in ogni caso, sta anche rilanciando proprio il dibattito sul perché il libro di Hitler abbia fino a oggi costituito appunto un così inviolabile tabù.
SPAZIO ALL'EPOPEA NAZISTA. La motivazione più semplice, ma anche un po’ auto-assolutoria, da parte degli storici di matrice liberale, è che il Mein Kampf è il simbolo per antonomasia di quel mostro storico, politico, giuridico, persino antropologico che fu il Reich nazionalsocialista. Darne pubblicità, significherebbe, indirettamente, offrire all’epopea nazista una sorta di palcoscenico.
LE RADICI EUROPEE DEL PENSIERO. La motivazione più complessa, e forse più veritiera, ancorché inevitabilmente più dolorosa, è che il libro di Hitler in realtà non sia affatto il frutto di una mente “malata”, ma (purtroppo) la sintesi, ancorché espressa in forma particolarmente virulenta e “sboccata”, di una tradizione di pensiero che affonda le proprie radici nella cultura occidentale, nella fattispecie europea. Una cultura, insomma, che appartiene a tutti noi, e non certo solo a Adolf Hitler o alla Germania. Da questo punto di vista, bisogna pur dire che il libro di Hitler non contiene nulla di nuovo.
Le radici filosofiche dietro il mito ariano
Leon Poliakov, uno dei maggiori studiosi dell’antisemitismo e dell’Olocausto, lo dice senza mezzi termini: fra i promotori del mito ariano, tanto sbandierato nel Mein Kampf, non possiamo non annoverare persino maestri riconosciuti del pensiero filosofico come Immanuel Kant o David Hume.
I TRATTATI ANTIGIUDAICI DI LUTERO. Ma non si può negare che il caposaldo del razzismo hitleriano, l’antisemitismo, appunto, abbia origini ancor più remote e religiose, basti pensare ai trattati antigiudaici di Martin Lutero; né si può trascurare il fatto che il contrassegno razziale della stella di David e la segregazione degli ebrei in appositi ghetti risalgano addirittura al XVI secolo, quando venivano specificamente contemplati negli editti papali dell’epoca.
LA DESTRA ANTISEMITA FRANCESE. George Mosse, massimo studioso dei totalitarismi, ha poi sottolineato come prima del 1914 l’antisemitismo fosse molto più presente in Francia che non in altri Paesi (vedi il famoso affaire Dreyfuss), e come in Francia si rischiasse che la destra antisemita potesse salire al potere. E non è un caso che l’antisemitismo del Mein Kampf debba molto a un altro francese, Arthur de Gobineau, autore, nel 1853, del testo razzista forse più famoso fino ad allora, il Saggio sull’ineguaglianza delle razze umane.
E a un altro francese, lo psicologo Francis Galton (vissuto tra il 1822 e il 1911), Hitler era debitore di buona parte delle sue teorie eugenetiche.
MITI E STEREOTIPI RIVISITATI. Ma anche al netto dei contenuti antisemiti, il Mein Kampf riecheggia (o si può azzardare il termine “saccheggia”) molti altri punti cardine del pensiero e della cultura occidentali, dal superominismo nietzschiano alla mitologia wagneriana, dal mito dell’imperialismo colonizzatore e quindi dello sterminio dei popoli inferiori e selvaggi a quello della industrializzazione – e disumanizzazione del nemico – tipici del portato del primo conflitto mondiale. E l’elenco potrebbe continuare.
UNA RESPONSABILITÀ CULTURALE. Naturale, dunque, che da più parti si cerchi, demonizzando e condannando il manifesto hitleriano, forse anche inconsciamente, di rimuovere una responsabilità culturale che appartiene a tutto il mondo occidentale.
Personalmente sono del tutto favorevole a questa iniziativa, perché ritengo che sia una medicina preventiva, e doverosa storiograficamente, non solo contro queste rimozioni, ma anche contro quella fascinazione leggendaria e sinistra assunta da Hitler grazie anche a questo proibizionismo censorio. E soprattutto, contro possibili mistificazioni all’ombra delle quali si pretenderebbe di avvallare disinvolti quanto rischiosi revisionismi storici.
Uno stile stucchevole, ridondante, ampolloso
Piuttosto, il vero problema è che il Mein Kampf è noiosissimo, e non so quanta gente, specialmente quanti studenti, vorranno e riusciranno a leggerlo interamente.
Hitler scrisse il suo libro con uno stile davvero stucchevole, ripetitivo, ridondante, ampolloso. E lui stesso ne era consapevole («Se avessi avuto la certezza che un giorno sarei diventato cancelliere», disse una volta «non avrei mai permesso che fosse pubblicato così com’è»).
L'IRONIA DEI SUOI ACCOLITI. Ma ne erano consapevoli anche molti suoi accoliti che, sottovoce, dicevano ironicamente che il libro si sarebbe forse dovuto intitolare Mein Krampf (Il mio crampo).
Chissà, speriamo che i crampi di stanchezza non debbano colpire troppi futuri lettori, che potendo leggere di prima mano questo noiosissimo “mattone”, potranno finalmente rendersi conto della totale assenza di ogni fascino perverso e, diciamolo pure, della pochezza intellettuale di quest’opera.
Mercoledì, 25 Aprile 2012
(2)
f1a1marini 26/apr/2012 | 10:30
ahahahahahahahahahahahah
"Laddove ha fallito il cannone, potrebbe farcela il danaro!" Sì,come no.E il complotto giudaico-massonico no?
bimbonet 25/apr/2012 | 23:17
Il quarto Reich
Le nubi che si addensano sopra l'Europa economica (per ora) non avranno nulla a che fare con la riedizione del libro di Hitler però è comunque una strana coincidenza anche tenendo conto che un'eventuale pioggia sarà di esclusiva competenza della Germania. Laddove ha fallito il cannone, potrebbe farcela il danaro!
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