TELEVISIONE
La7, le parole non bastano
In Quello che (non) ho la coppia Fazio-Saviano ripara il vocabolario, ma è il sistema in crisi ad aver bisogno di aiuto.
di Renato Stanco
Per Roberto Saviano si tratta di un ritorno alle origini televisive. Televisivamente parlando lo scrittore napoletano è nato a La7.
Era il 12 maggio del 2006 quando Daria Bignardi decise di invitarlo alle Invasioni Barbariche. «Maglione arancione (comprato per l’occasione) e una giaccia color crema» il suo look, come raccontata Alessandro Trocino nel saggio Popstar della cultura.
Gomorra era uscito da pochi giorni. Da allora a oggi quanta è acqua sotto i ponti della polemica televisiva, e quante pagine sono volate sopra la testa di Saviano, prima di approdare a Quello che (non) ho il programma di La7 che inizia lunedì 14 maggio alle 21.10 (in onda anche martedì 15 e mercoledì 16), condotto assieme a Fabio Fazio.
LA7, RITORNO ANCHE PER FAZIO. Dopo sei anni e due giorni lo scrittore napoletano è una star, La7 invece è in vendita. Chi vince e chi perde. Regola che Fazio conosce perfettamente e sa applicare come nessun altro nel mondo della televisione.
Per il tuttologo genovese, però, il debutto sulla tivù controllata da Telecom Italia media è un vero e proprio ritorno sul luogo del delitto. Delitto milionario, peraltro.
IL RITORNO IN RAI DOPO L'ESORDIO. Il conduttore televisivo tuttofare, nel 2001, decise di lasciare la Rai e venne ingaggiato dalla nascente La7. Ma più che di un matrimonio si trattò di una fuitina, giusto il tempo di condurre la puntata inaugurale di Prima serata con Luciana Littizzetto, incassare il compenso milionario e tornare in Rai, sia pur dopo una pausa di due anni. Pazienza, Fazio ha vinto e La7 ha perso.
L'INVESTIMENTO SU DUE BRAND. Ecco, arrivati a questo punto del ragionamento viene da chiedersi come mai l’emittente abbia deciso d’investire su due personaggi che sono diventanti un brand, un marchio di fabbrica, più che una fucina di idee.
Qual è il core business di Quello che (non) ho? I brandelli di anticipazione, le tracce ridotte a pillole, il continuo giocare sulle parole, a partire dal titolo, fanno pensare alla costruzione di un circo Barnum lessicale, a una palestra dell’ardimento verbale, dove la ricerca dell’effetto supera quella della sostanza.
IL LABORATORIO DELLA PAROLA. Al Salone del Libro di Torino Fazio e Saviano hanno provato a dimostrare il contrario (guarda il video). Anzi, hanno provato a convincere tutti che Quello che (non) ho, rigorosamente in diretta da uno scenario unico come quello offerto dalle Officine grandi riparazioni di Torino, costruite tra il 1885 e il 1895, sarà un programma aderente al luogo: un laboratorio della parola.
Laddove si riparavano i treni, verranno 'riparate' le parole. In che modo lo si può vedere in tivù.
Fazio cerca di reinventarsi dopo anni di interviste a Che tempo che fa
Ma il punto è proprio questo. In un’epoca di drammi collettivi, di tensioni sociali, di allarmismi esasperati, siamo davvero sicuri che siano le parole ad aver bisogno di essere riparate? Oppure non dovremmo provare a riparare il sistema che le contiene, che le usa, che le graffia tutti i giorni?
Fazio, forse, ha capito che ha bisogno di togliersi di dosso le incrostazioni venutesi a creare sul suo vocabolario con anni e anni di Che tempo che fa, il programma di RaiTre che conduce dal 2003. Troppe interviste accomodate e accomodanti creano dipendenza.
SAVIANO: DOPO GOMORRA, L'ESPRESSO. Saviano, invece, approdato di recente al settimanale L’Espresso dove ha preso il posto di Giorgio Bocca, punta a spazzar via un po’ di tutta quella retorica accumulatisi alle sue spalle, dopo l’uscita di Gomorra.
«Ho scritto un romanzo su cose già note», ha detto una volta parlando del suo best seller. Che siano loro ad aver bisogno di riparare le loro parole? E non noi dotati, forse, di modesti utensili?
Un altro dubbio che solo il programma potrà sciogliere, sempre che il filo conduttore del programma non si annodi su se stesso.
VIENI VIA CON ME PREMIATO DALLO SHARE. Vieni via con me, l’esperimento televisivo andato un onda su RaiTre a novembre del 2010 e condotto sempre dalla coppia Fazio-Saviano, tale è stato e non quella «formula innovativa» fatta di elenchi, come fossero il testo di uno spettacolo teatrale.
Certo, sono stati premiati dallo share, che però non parla. E i numeri non dicono tutto.
Soltanto i fatti sommati alle opinioni possono dire se la tre giorni di Quello che (non) ho con ospiti, incontri, testimonianze, canzoni, monologhi, sarà verità o finzione.
VOCABOLO SCELTO E APPROFONDITO. Assemblea modello Anni 70 od orgia di piazza in versione televisiva. Si sa che ogni protagonista dello show porterà con sé una parola che ritiene speciale per i ricordi che essa evoca o semplicemente per il suo carico emozionale.
Il vocabolo scelto verrà approfondito attraverso il racconto di una storia, la lettura di un brano o l’esibizione canora, e così partirà la narrazione di Quello che (non) ho.
DISCUSSIONE NON SOLO LETTERARIA. Il format di La7 non sarà una copia di Vieni via con me, sostengono gli autori, ma offrirà nuovi spunti, nuove idee.
«Faremo una trasmissione molto politica, senza politica», ha sostenuto Fazio in un’intervista al Corriere della Sera, lasciando intendere che lo show offrirà spunti di discussione non solo letteraria.
Una sorta di vedo e non vedo. Ma basta questo a fare della televisione parlata una nuova televisione? Alla fine non vorremmo davvero dover dar ragione a Nanni Moretti: «Le parole sono importanti». Non sono dei balocchi.
Lunedì, 14 Maggio 2012
(1)
ggennaro 15/mag/2012 | 01:47
Madonnara anche Lettera43?
Anche Lettera43 è una madonnara, come Ferrara definisce tutti i media che portano in processione Saviano?
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Fazio, Saviano e la promozione mascherata

Dagli auspici del conduttore alla vigilia dello sbarco su La7 alle opere incompiute d'Italia.
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