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Edoardo Caprino

VATICANO E DINTORNI

Le scelte di Scola per smarcarsi da Comunione e liberazione

L'arcivescovo convoca gli accoliti di Don Giussani. Per ribadire la propria distanza.

di Edoardo Caprino

editoriale

Da Milano partono le prime conseguenze alla fuga di documenti dalle ex Segrete Stanze vaticane.
L’arcivescovo Angelo Scola ancora una volta ha voluto marcare la sua discontinuità da Comunione e liberazione (Cl) prendendo una decisione che assume caratteri dirompenti.
Il presule ha comunicato al Consiglio presbiteriale della diocesi - una sorta di senato dei sacerdoti operanti in Milano - di aver incaricato il neovicario generale Mario Delpini di convocare in curia sia il successore di Don Giussani sia i responsabili del movimento ecclesiale per i necessari chiarimenti.
IL RICHIAMO FORMALE. Una posizione netta, ferma, equiparabile al richiamo degli ambasciatori stranieri da parte del ministero Affari esteri quando occorre promuovere un’azione di protesta per  atti compiuti contro la nazione.
La decisione è arrivata dopo la pubblicazione di Sua Santità, il libro di Gianluigi Nuzzi, e, soprattutto, della lettera del numero uno di Cl Julian Carron - anticipata da Marco Lillo su Il Fatto - all’allora nunzio in Italia Giuseppe Bertello, nella quale Carron indicava proprio Scola quale suo unico nome per la successione a Dionigi Tettamanzi alla guida della cattedra di Ambrogio.

I problemi tra la curia ambrosiana e Cl risalgono a Montini

La convocazione di Scola è un gesto senza precedenti che evidenzia la tensione venutasi a creare a Milano dopo la pubblicazione di una lettera di protesta firmata da 550 personalità laiche e religiose contro la citata missiva di Carron.
GLI ERRORI DI MILANO VISTI DA CL. Nella lettera il sacerdote spagnolo ripercorreva gli ultimi 30 anni di vita della diocesi ambrosiana tracciando un quadro alquanto negativo della gestione di Carlo Maria Martini prima e di Dionigi Tettamanzi dopo.
Carron puntava il dito contro il collateralismo politico della curia ambrosiana con il centrosinistra e la contestuale messa in un angolo di politici cattolici operanti nell’altro schieramento, il richiamo a senso unico della dottrina sociale della Chiesa, le critiche al nuovo lezionario, le riserve sull’insegnamento teologico oltre che sulle iniziative di dialogo interreligioso e interculturale (tra cui le «Cattedre dei non credenti» istituite dal cardinale Carlo Maria Martini), il giudizio critico sulle parrocchie e sui rapporti sin qui tenuti con i Movimenti ecclesiali.
Una visione definita arrogante da realtà come Noi siamo Chiesa - la sezione italiana del movimento per il rinnovamento della Chiesa - ma che non si può definire inattesa.
UN'ANTICA ANIMOSITÀ. Le tensioni tra Cl e la curia di Milano si perdono nella storia. Partono da Giovan Battista Montini, attraversano il cardinale Giovanni Colombo - sua la decisione di normalizzare la presenza nei seminari ambrosiani di seminaristi fedeli a Don Giussani - e giungono a Carlo Maria Martini.
La punta massima di scontro al calor bianco si raggiunse con l’arcivescovo emerito quando - a seguito di una pubblicazione sul settimanale ciellino Il Sabato di un articolo molto duro contro l’allora rettore dell’Università Cattolica Giuseppe Lazzati - si aprì un processo da parte del Tribunale ecclesiastico della curia contro Antonio Socci e Roberto Fontolan.
La crisi rientrò, ma le ferite rimasero. La tensione - seppure più latente - è continuata sotto Tettamanzi.

Scola rivendica la propria autonomia

Milano è la capitale di Cl. Tutto ha avuto inizio nella città di Ambrogio dove ha sede il celebre Liceo Berchet presso il quale insegnava religione Don Luigi Giussani. 
Per Comunione e liberazione la decisione di Scola assume forme pesanti.
La lettera di Carron era assolutamente privata e confidenziale, e rispondeva a una richiesta pervenuta dal nunzio in Italia in occasione del consueto giro di consultazione che viene effettuato con ecclesiastici, sacerdoti per la sostituzione di un Vescovo.
C’è poi da dire che alcune critiche sono condivise anche da diverse altre realtà. Ma quello che ha colpito i firmatari della petizione contro questo documento sono i toni duri e perentori oltre che i giudizi senza appello.
NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE. Da quando si è insediato a Milano nel settembre 2011, Scola non ha mancato un’occasione per richiamare e sottolineare che la sua azione di guida della diocesi è in perfetta continuità con i predecessori, in particolare Martini e Tettamanzi.
La sua libertà di giudizio si è vista anche in occasione delle prime nomine effettuate in occasione del Giovedì santo promuovendo la scelta di diverse figure che sono state in passato stretti collaboratori di Carlo Maria Martini, oppure suoi discepoli.
LO SCOLLAMENTO DA CL. L’ex patriarca di Venezia aveva in passato già dichiarato: «Da più di 20 anni non frequento Cl, gli appartenenti che conosco hanno più di 60 anni, non sono collaterale al movimento». Prova di questa autonomia era stata data sia presso la prima diocesi da lui guidata - Grosseto - sia in Laguna. Nessun favoritismo, nessun occhio di favore. Lo ha reso ancora più evidente in questa occasione.

Sabato, 09 Giugno 2012


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L'arcivescovo di Milano, Angelo Scola.

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