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IL CASO

Parma, docenti in saldo

Scuola per l'Europa: stipendi differenziati a parità di mansioni.

di Nicola Bandini

C’è un posto in Italia dove la Ue «a due velocità» è una prassi quotidiana. Si tratta della Scuola per l'Europa di Parma, istituto al centro delle polemiche per aver adottato un doppio passo di marcia sui salari dei dipendenti: gli stipendi mensili qui, a parità di mansioni, valgono quasi 4 mila euro per alcuni e circa 1.200 euro per altri.
All'origine di questa disparità di trattamento, c'è un concorso per la selezione del personale, finito poi sotto inchiesta, che ha rappresentato uno spartiacque fra prescelti e “paria” dell’insegnamento. Il concorso non è bastato a coprire la pianta organica dell'istituto e si è proceduto al ripescaggio di alcuni esclusi, circa una trentina. Ma a prezzo di saldo.
INSEGNANTI IN SALDO. Dallo scorso settembre, quindi, alla Scuola per l'Europa, 70 docenti su oltre un centinaio ricevono 3.837 euro mensili netti per il ciclo secondario, 3.019 euro per il primario, 3.531 per il ruolo di direttore aggiunto. Tutti gli altri guadagnano 1.200 euro al mese.
«Non è accettabile che all’interno di un’istituzione ispirata ai principi dell’integrazione alcuni ricevano paghe d’oro e altri, pur svolgendo compiti identici, debbano accontentarsi di salari da serie B», si lamentano alcuni insegnanti.
AL MESE 600 MILA EURO IN STIPENDI. E qualcuno si domanda: «È opportuno che in una congiuntura di grave crisi economica si faccia un simile uso di risorse pubbliche? Secondo dati in nostro possesso, l’istituto spende oltre 600 mila euro al mese in stipendi. Non vale anche per la Scuola europea la prassi tanto in voga della spending review?». La segreteria della scuola, contattata da Lettera43.it, non ha rilasciato commenti.
In questi giorni, inoltre, l'istituto è chiuso per vacanza: il calendario didattico europeo non coincide con quello italiano.
Dall'Ufficio scolastico provinciale, invece, fanno sapere di non avere alcuna competenza in merito: «Bisogna chiedere ai dirigenti dell'istituto, in ogni caso a noi questa storia degli stipendi ci ha sempre lasciato perplessi».

La “doppia moneta” della Scuola e il concorso contestato

La Scuola per l'Europa di Parma venne istituita nel 2006, è una filiazione diretta dell’Efsa: l’autorità per la sicurezza alimentare, l’ente comunitario assegnato nel 2003 alla città emiliana.
I figli dei dipendenti Efsa vengono a lezione qui, dove con tre sezioni linguistiche si contribuisce - come si legge sul sito web dell’istituto - «a fare l’Europa».
L'ESPOSTO AL TRIBUNALE DEL LAVORO. Lo scorso settembre, però, lungo i corridoi della scuola, si è aperta una sorta di faglia nello spirito comunitario. «Non è sempre facile accettare questo stato di cose», confida qualcuno, che racconta di sguardi obliqui tra colleghi. In 34 hanno presentato un esposto al Tribunale del lavoro di Parma, chiedendo un risarcimento complessivo di 3 milioni di euro «come saldo di quanto ci è dovuto», spiegano, «in base alle normative vigenti». A settembre è prevista la prima udienza.
Il riferimento è alla legge numero 115 del 2009 sul «Riconoscimento della personalità giuridica della Scuola per l’Europa di Parma». L’articolo 1 stabilisce che «al dirigente, al personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario (...) è corrisposta, per la sola durata dell’incarico presso la Scuola, una retribuzione equiparata a quella vigente nelle Scuole europee di tipo I».
Le motivazioni della “doppia moneta” della Scuola risiedono dunque nel concorso, contestatissimo, bandito dal ministero dell’Istruzione nell’estate 2011. Il bando prevedeva una retribuzione di tipo europeo, ossia equiparato a quello delle scuole analoghe sparse sul continente (fino ad allora a Parma si era operato in regime di deroga).
ESAME ALL'ITALIANA. Pochi tuttavia quelli che superarono gli esami, poi divenuti oggetto di un ricorso al Tar (perso) e di un’inchiesta della magistratura parmigiana tuttora in atto per presunte irregolarità: secondo alcune denunce, infatti, diversi vincitori non sarebbero stati neppure convocati dalla direzione scolastica, altri al contrario sarebbero stati ammessi pur se sprovvisti dei requisiti richiesti. Un esame molto 'all’italiana', se così fosse, sotto le stellette europee.

Per la nuova sede prevista una spesa di quasi 30 milioni di euro

A corto di personale, dunque, i dirigenti della scuola, come previsto dal regolamento interno, ricorsero a una contrattualizzazione extra-bando convocando gli esclusi, ai quali però venne riconosciuto unicamente lo stipendio previsto dal contratto nazionale.
«Eppure», fanno notare i diretti interessati, «quotidianamente abbiamo a che fare tutti con gli stessi alunni, abbiamo le stesse competenze linguistiche, perché questa disparità di trattamento? Solo perché non abbiamo superato un concorso fortemente sospettato di illecito?». Tutti i professori, d'altronde, contribuiscono indistintamente a posare «un altro mattone nell’edificazione della comune casa europea», come si legge sempre sul portale web.
CANTIERE FERMO. E a proposito di mattoni: alle porte della città è fermo da mesi il megacantiere della nuova sede della Scuola, un campus all’americana da 86 mila metri quadrati, sette edifici in totale, costo previsto 29.647.720 euro.
Mancano all’appello 8 milioni, promessi da Roma attraverso il fondo Fas per le aree sottoutilizzate. Nessuno sa se arriveranno. La sede attuale della Scuola è un bell’edificio in pieno centro storico.
Il cantiere in periferia, invece, è diventato nei mesi uno dei simboli del fallimento della giunta di centrodestra, che voleva fare di Parma una «capitale europea» ed è stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie e dalla vittoria del candidato di Grillo Federico Pizzarotti.

Giovedì, 07 Giugno 2012


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La Scuola per l'Europa di Parma.

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