Roma, amianto al velodromo

Eur Spa a processo per disastro colposo.

di Andrea Spinelli Barrile

|

24 Maggio 2012

La nube provocata dall'abbattimento dell'ex velodromo olimpico, a Roma.

La nube provocata dall'abbattimento dell'ex velodromo olimpico, a Roma.

L'allarme amianto è sceso fino a Roma. Dopo la storica sentenza Eternit di Casal Monferrato e il maxi risarcimento a cui è stata condannata l'azienda Pirelli, sta per arrivare in tribunale anche la vicenda dell'abbattimento del velodromo olimpico, nel quartiere capitolino dell'Eur, che avrebbe prodotto una nube pericolosa per i 10 mila abitanti della zona.
Il 13 luglio 2012, infatti, comincia il processo che vede coinvolta Eur Spa (società controllata al 90% dal ministero dell'Economia e al 10% dal Comune di Roma) e il suo amministratore Filippo Russo, accusati di disastro colposo nelle operazioni di abbattimento, smaltimento e bonifica della struttura.
La demolizione dell'impianto sportivo - costruito per le Olimpiadi del 1960, adibito alle corse ciclistiche su pista ma inutilizzato dal 1968 - è stato decretato dalla giunta di Gianni Alemanno per far posto alla realizzazione della “Città dell'Acqua”, un immenso parco acquatico ad alta tecnologia.
NUBE PERICOLOSA. Per abbattere la struttura di circa 4,5 tonnellate, il 24 luglio 2008, sono state necessarie 1800 cariche di tritolo, per un totale di 120 chili di esplosivo.
Lo scoppio ha liberato nell'aria una nube che ha avvolto i palazzi circostanti, depositandosi sulle finestre, sui balconi, sulla scuola di viale Egeo poco distante: una bomba dai possibili effetti cancerogeni esplosa nello stesso quartiere che si prepara a ospitare la Nuvola, il nuovo Centro congressi progettato dall'architetto Massimiliano Fuksas. 

La tribuna coperta costruita su un'intelaiatura di cemento e amianto

La demolizione dell'ex velodromo olimpico, a Roma.

La demolizione dell'ex velodromo olimpico, a Roma.

La presenza di materiale pericoloso nella struttura è nota fin dalla sua nascita: la tribuna coperta, infatti, fu costruita su un'intelaiatura di cemento e amianto.
Ma dopo anni di silenzio sulla vicenda, solo nel febbraio 2009 la ditta preposta alla rimozione delle macerie dichiarò la presenza di amianto libero (anche se già nel 2005 l'Asl ne aveva parlato).
IPOTESI DISASTRO COLPOSO. Il 13 luglio, quindi, l'ente pubblico dovrà rispondere di disastro colposo (che prevede la reclusione fino a cinque anni): un'ipotesi penale ben più grave rispetto a quella profilata in prima battuta di 'getto pericoloso di cose' (arresto fino a un mese e 206 euro di multa). A gennaio, infatti, la procura decise il cambio di imputazione alla luce delle perizie tecniche e del materiale fotografico prodotto dal Comitato amianto velodromo, da numerosi abitanti del quartiere e dal Codici, il Centro per i diritti del cittadino, che si è costituito parte civile nel processo.
Ha deciso di mantenere una posizione prudente il Comune di Roma che detiene il 10% di Eur Spa, l'azienda incriminata.
«La demolizione della struttura non era stata eseguita valutando i rischi per la salute dei cittadini. L'esplosione aveva infatti prodotto una nube di polveri contenenti amianto estremamente dannosa», fanno sapere dal Centro.
AMIANTO: 3 MILA MORTI ALL'ANNO.  Il processo avrà il compito di stabilire responsabilità e illeciti, ricordando che in Italia - secondo il Rapporto biennale del Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam) - sono circa 3 mila i morti provocati ogni anno da tumori e altre malattie che hanno origine dal contatto con le fibre pericolose.
Il rinvio a giudizio per l'ente Eur Spa e per il suo amministratore da parte del giudice Nicola di Grazia, come sottolineato anche dall'Associazione italiana esposti amianto, «potrebbe rappresentare il primo passo verso un'interpretazione più adeguata del pericolo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
Da sinistra: il camion usato a Nizza, l'attentatore di Monaco e la chiesa di Saint Etienne du Rouvray.
Terrore, la narcosi della coscienza ci può …

Nizza, Monaco, Rouen: ci abitueremo al male. E l'ossessiva ricerca di soluzioni risulta ripetitiva e inefficace. Successe già negli Anni 70. L'analisi di Lia Celi.

Rouen, Augé: «Vi spiego la trappola simbolica dell'Isis»

Primo attacco a una chiesa. Dopo Charlie, Parigi e Nizza è una svolta simbolica. Augé: «I terroristi non riconoscono l'Europa laica, così ci fanno tornare indietro».

Mediaset, ora Berlusconi teme la scalata di Bolloré

Rottura tra il Biscione e Vivendi. Il Cavaliere sospetta una manovra dei francesi. Che sfrutterebbero la debolezza del titolo. Fermandosi prima della soglia Opa.

prev
next