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Siria, Usa in cerca di un piano B dopo le violenze

Fallita la proposta di Annan. A Damasco 9 morti in un attentato.

ESTERI

Un'altra giornata di sangue in Siria. Il 27 aprile un attentato kamikaze ha colpito il centro di Damasco e, in particolare, un quartiere dove settimanalmente il venerdì vengono organizzate manifestazioni contro il regime di Assad.
MORTE NOVE PERSONE, DECINE I FERITI. Un agguato che ha provocato la morte di nove persone, mentre sono state ferite decine di persone. Tra le vittime anche il giovane Fahed Saleh, 15 anni, di Homs, il cui corpo senza vita è apparso in un filmato amatoriale interamente coperto di ustioni. Queste sono state le cifre diffuse dalla televisione pubblica siriana e l'agenzia ufficiale Sana, ma il numero delle vittime potrebbe essere salito a undici.
GLI USA PENSANO A UN PIANO ALTERNATIVO. L’attentato ha così evidenziato una volta di più che il piano di Kofi Annan, l'ex segretario generale dell'Onu, non ha portato i risultati sperati: ragion per cui gli Stati Uniti avrebbero pensato a un piano alternativo per arginare l’ondata di violenze in Siria.
TERZI: «MANDEREMO UN OSPEDALE DA CAMPO». Una scia di sangue che ha spinto il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, impegnato in una missione in Brunei, a giudicare «gravissime» le violazioni del cessate il fuoco, formalmente in vigore dal 12 aprile ma di fatto mai rispettato.
Il titolare della Farnesina ha anche annunciato che è pronto l'invio in un Paese confinante con la Siria di «un piccolo ospedale da campo con medici italiani che possano soccorrere le persone colpite da questa tragedia».
USA: FALLITO IL PIANO DI ANNAN. Sempre sul fronte internazionale, gli Stati Uniti si sono associati alla Francia, giudicando fallito il piano di Annan, inviato speciale Onu-Lega Araba per la Siria. Ha preso sempre più piede la possibilità che l’esercito Usa abbia preventivato l’istituzione di zone di sicurezza lungo il confine tra Siria e Turchia. Ipotesi che ha trovato riscontri nelle parole di Kathleen Hicks, sottosegretario alla Difesa, che confermato l’intenzione del Pentagono di valutare l’eventualità
LA NATO NON APPOGGERÀ INTERVENTI. Operazioni che però sono destinate a non avere l’appoggio della Nato, come ha riferito, sempre il 27 aprile, il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen.
Le Nazioni Unite non hanno abbandonato la decisione di applicare la risoluzione n.2043 del 21 aprile, che ha previsto entro fine luglio l’arrivo di un contingente di massimo 300 caschi blu disarmati, portando a pieno organico la missione degli osservatori Onu (Unsmis). Una missione, la Unsmis, comandata dal generale norvegese Robert Mood, ufficialmente incaricato il 27 aprile dal segretario generale Ban Ki-moon.
IN ARRIVO ALTRI 17 OSSERVATORI. Nel frattempo è stato previsto l’arrivo di altri 17 osservatori, oltre ai 13 già operativi dal 16 aprile, in modo da arrivare a 30 unità. Secondo quanto riferito dall’Onu, la Unsmis entro maggio dovrebbe avere a disposizione un centinaio di uomini.
A tal proposito, l'agenzia ufficiale Sana ha riferito oggi che una squadra di osservatori è tornata oggi a Homs, mentre un'altra ha incontrato il governatore di Idlib.
UN BAMBINO TRA LE VITTIME. Sempre la Sana ha reso noti i dettagli dell'«attentato suicida» compiuto da un kamikaze a Midan, nei pressi della moschea Ali al Abidin, molto vicino al luogo di un altro «attentato suicida» compiuto il 6 gennaio scorso.
Il bilancio definitivo, secondo i media ufficiali, è stato di nove uccisi e decine di feriti. Ma non sono state diffuse ancora le generalità delle vittime.
Più dettagliata è invece la lista delle sette vittime contate oggi dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati di coordinamento degli attivisti. Si tratta di vittime civili, tra cui il giovane Fahed Saleh, e almeno un bambino.

Venerdì, 27 Aprile 2012


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