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Massimo Del Papa

FUORIPALCO

Vasco e i licenziati del rock

Egocentrismo. Capricci. Invidia. Quando le star cacciano musicisti e collaboratori. Rossi dà il benservito a Solieri.

di Massimo Del Papa

editoriale

E Vasco sbroccò. La quale non è affatto una notizia, specie in questi ultimi tempi: vedere pagina personale su Facebook per credere al rosario di escandescenze dell'agitato mr. Rossi, che ultimamente se l'è presa più o meno con tutti i suoi colleghi.
LA ROTTURA CON SOLIERI. La notizia se mai sta in questo, che stavolta Vasco ha sbroccato col suo partner musicale di più lungo corso, quel Maurizio Solieri che non era mai mancato al suo fianco in 35 anni. Chi non ricorda le prime, epiche schitarrate su Albachiara, Siamo solo noi, e via via la Vita spericolata, la Splendida giornata, la Canzone per te. Tutti brani destinati a diventare modi di dire, conditi dalle inconfondibili svisate del morettone discretamente coatto, ma nei secoli fedele?
IL BLASCO DI VITRUVIO. Gli altri, come il fin troppo tecnico Andrea Braido (a sua volta silurato per tempo da Rossi), passavano, Maurizio era sempre lì, ed era sempre lui: colpa che, a questo punto, Vasco sembra non perdonargli più: «Non ti sei mai evoluto, saranno 10 anni che mi chiedo se portarti con me», ha tuonato dal solito Facebook, ricordando, a Solieri e al mondo, che tutti sono fungibili mentre l'unico, il vero, il solo motore immobile è proprio lui, il Blasco di Vitruvio.
Deliri di onnipotenza da artisti baciati da esagerato successo, al punto da crederci davvero che loro sono padreterni e gli altri, al massimo, arcangeli, serafini o cherubini (non Jovanotti) in cornice.

 

 

In realtà, se pure è vero che il demiurgo è uno, quello che ci mette la faccia, la voce, la presenza scenica, non è meno vero (tutt'altro) che un successo duraturo si costruisce in tanti: e gli assoli e i riff magari ruspanti ma efficaci di Solieri hanno caratterizzato, piaccia o non piaccia a Rossi, tutti i suoi maggiori successi.
WYMAN E GLI STONES. Ma le rockstar sono egocentriche o non sono. E nel loro cielo la gratitudine è più precaria dei lavoratori alla Fiat.
Keith Richards, per dire, ci ha messo 30 anni a riconoscere che il bassista Bill Wyman era insostituibile, e lo ha fatto solo quando l'altro, a lungo sottovalutato e gonfio di rancore, nel 1991, dopo il tour di Steel Wheels, ha preso cappello e ha salutato: a quel punto tutti si sono resi conto che - è appena un esempio - la celeberrima Start Me Up, appena tornata in auge come colonna sonora della marca di orologi sponsor ufficiale degli imminenti Giochi olimpici di Londra, non sarebbe mai diventata quello che è diventata senza quella linea di basso così inafferrabile, raffinata, perfetta insieme con la batteria minimale di Charlie Watts.
«TI VENGO A PRENDERE CON LA PISTOLA». Bob Dylan, qualche anno fa, l'ha mandato a dire senza mezzi termini agli Stones: «Se volete tornare a essere voi, riprendetevi Wyman». Ma Bill non ha mai voluto ripensarci, almeno finora, e a niente sono servite le personalissime avance di Richards: «Gli Stones si lasciano solo in una bara, ti vengo a prendere con la pistola».
Del resto, proprio i Rolling Stones sono famosi per strizzare e poi buttare via i collaboratori.
IL GIALLO DI BRIAN JONES. Addirittura il fondatore, Brian Jones, venne estromesso dal sodalizio Jagger-Richards, oltre che dalle proprie intemperanze, e morì a 27 anni, annegato il 3 luglio 1969 nella piscina della sua villa a Cotchfor Farm, nel Sussex.
Pochissimo tempo prima, i suoi ex compagni gli avevano dato il benservito.

 

 

Altri casi di fuoruscita dall'orbita degli Stones sono perfino più tragici: il produttore Jimmy Miller, per diretta ammissione di Richards, «arrivò che era un leone e se ne andò che era un coniglio; e io gli... anche la moglie».
L'ADDIO DI TAYLOR E L'ARRIVO DI RON. Morivano come mosche, i collaboratori, risolti ad andarsene loro prima ancora di essere fatti fuori, ormai spremuti, svuotati. Così anche il rimpiazzo di Jones, Mick Taylor, che se andò a sorpresa nel 1974, in preda ad una profonda crisi personale e musicale: non ne poteva più di venire minacciato e maltrattato dagli altri, Keith per primo.
Il suo sostituto, Ron Wood, ha resistito quasi altri 40 anni, ma solo perché non è normale. A Eric Clapton, che riteneva di meritare il posto negli Stones più di lui, Woody rispose: «Lo so, Eric, amore, ma tu con quelli non devi solo suonarci: devi viverci».
ZAPPA, IL «GRANDE INGRATO». Un altro famoso per prendere e mollare formazioni manco fossero tram era Frank Zappa: problematico, come minimo, inseguire tutti i cambi di band imposti dal geniale quanto dittatoriale compositore di Baltimora, a sua volta accusato di clamorosa ingratitudine, in particolare dal suo gruppo più famoso, le Mother of Inventions.
Alla fine Frank preferì comporre da solo, col computer, il synclavier, «che fa quello che gli dico, non discute e non chiede soldi». Zappa pagava a settimana i suoi musicisti, autentici fuoriclasse mondiali.

La rottura tra Mogol e Battisti e la solitudine di Zero

Tornando a casa nostra, e in modo fortunatamente meno cruento, anche altri numeri uno della discografia sono diventati famosi per una certa disinvoltura nello sbarazzarsi di collaboratori storici.
Il caso più eclatante, e anche misterioso, resta quello della separazione tra Mogol e Lucio Battisti all'indomani di Una giornata uggiosa. Di fatto, nessuno dei due fece fuori l'altro, ci fu semplicemente la constatazione di un capolinea al termine di un viaggio irripetibile (anche se le voci non hanno mai smesso di inseguire questioni economiche e intromissioni familiari).

 


Il caso più allarmante, invece, è quello di Renato Zero, che via via s'è perso per strada tutti i compagni del periodo mitico, da Piero Pintucci a Dario Baldan Bembo a Mario Vicari, in arte Caviri (l'autore di Mi Vendo, Triangolo, Baratto tra le altre), oltre a tutti i musicisti storici, cosa per la quale i fan di stretta osservanza non si danno ancora pace.
Ha detto recentemente Pintucci: «Eravamo una formazione straordinaria e siamo ancora tutti in giro: basterebbe un fischio».
Ma Zero non ci sente, e nessuno capisce perché, così come restano ignoti i motivi di tante, troppe separazioni.

 


Neppure gli stessi interessati li conoscono. Almeno Vasco Rossi un alibi, per quanto meschinello, ce l'ha: Solieri lo ha definito «incazzato col mondo», e il mondo, per Blasco, è venuto giù: «Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo e anche con te!».
Poteva anche dirlo prima, ma il fatto è che non è vero, queste sono uscite a effetto per alimentare il mito di una ribellione che, se mai c'è stata, è ormai evaporata.
PROBLEMI DI EGO. Nessuno ha più 30 anni, e in questi casi non sono questioni di feeling, sono problemi di ego. Troppo espanso, e dunque troppo fragile. E magari un po' intossicato dal solito cerchio magico che non fa mai troppo bene a un artista.
Anche altri motivi, meno confessabili, covano: l'impulso a fare dischi sempre più rifiniti, perfettini, innocui, che non disturbano nessuno, con session man impeccabili ma frigidi, yesman di alto profilo ma pur sempre esecutori; e poi le solite, odiose faccende legate ai millesimi, ai diritti d'autore, alle compartecipazioni.
Ma questo, nessuno lo ammetterà mai, perché, più che da rock o da popstar, sa molto di governo tecnico, di impiegato del catasto. E così, anche nel rutilante music business, gli esodati crescono. Madamin Fornero se ne occuperà?

Martedì, 12 Giugno 2012


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Rossi e Solieri sul palco.

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Commenti (2)

ADC 13/giu/2012 | 08:35

Vero
Tutto Vero. Bell'articolo. Vasco dovrebbe ringraziare la sua e-street band; senza, anche lui avrebbe perso quell'allure che lo ha contraddistinto. Questi scazzi da pre-pensionati fanno molta tristezza, chiunque abbia ragione.

barbarossa 12/giu/2012 | 20:21

Flaco - Guccini
Juan Carlos Biondini, in arte Flaco, chitarrista argentino arrivato in Italia nel 1974, dal 1976 collabora con Francesco Guccini fino a esserne diventato una sorta di alter ego. Ho visto il mio primo concerto con Guccini nel 1982 (poco prima della finale dei mondiali) e da alloa ne ho visti molti altri, sempre con Flaco!
Oltre a lui altri musicisti sono sul palco con Francesco da anni...Vince Tempera, Ellade Bandini e qualche altro.
Collaboratori fedeli come vecchie zie brontolone!!!

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