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Cuba, il bizzarro caso Belén Marty

Il curioso caso Belén Marty: uno stratagemma degli anticastristi, o un'intimidazione inquietante?

PUBBLICATO IL 20 GENNAIO 2016 DA
 
 

Cuba, negli ultimi tempi, ha visto crescere la visibilità sui network. Si parla del disgelo con gli Stati uniti, delle prospettive circa l'eliminazione dell'embargo, dell'impegno dei vari governi per accaparrarsi quote, in un mercato quasi vergine. E' ad esempio di qualche giorno fa l'evento organizzato da Confindustria a Siena, in cui il sottosegretario Mario Giro - insieme all'ambasciatrice caraibica - ha chiarito le opportunità d'investimento, offerte dalla Ley 118 de la Inversión extranjera.

Non si parla però solo di economia, e nella blogosfera dedicata a Cuba, monta il cosiddetto caso Marty; cui ha dedicato ampio spazio anche una testata argentina tradizionale e paludata, come il "Clarín".

 

Un caso che è d'obbligo spiegare ai nostri lettori, specie agli aficionado - e sono molti - dell'Isla grande. Una giornalista argentina - all'anagrafe Belén Marty - soggiorna all'Avana tra il 23 e il 28 settembre 2015, per un reportage destinato al portale "Panam post". Un quotidiano online con sede in Miami, di tendenza libertaria (almeno così declama chi vi opera), e va da sé nemico del Governo castrista. Marty sbarca all'Avana con le idee chiare - troppo, per alcuni - decisa a intervistare alcuni esponenti della dissidenza: senza la minima curiosità di analizzare la realtà locale - diranno i simpatizzanti della Revolución - bensì mossa solo dal desiderio di veder confermate le proprie opinioni.

 

Già allo scalo di San José in Costa Rica - riferisce la giornalista al noto sito anticastrista "Martí noticias" - ha subito l'interrogatorio di due presunti «ufficiali», che le hanno chiesto chiarimenti sull'imminente, breve, soggiorno avanero. A San José, in un Paese che nulla ha a che fare col castrismo? I dubbi sono legittimi. Una volta in loco, Marty - legittimamente e direi doverosamente, se questo era lo scopo del suo approfondimento - ha intervistato la discussa Berta Soler del movimento Damas de blanco, e José Daniel Ferrer García, leader dell'Unión patriótica de Cuba (Unpacu). Quest'ultimo, nel corso dell'intervista, l'avrebbe avvertita che erano pedinati e controllati; e chi conosce la Maggiore delle Antille, sa perfettamente che è scontato che lo fossero.

 

La giornalista trova anche il tempo per visitare un ospedale del Municipio avanero di San Miguel del padrón, quindi il 28 settembre riparte per Buenos Aires; via Panama e San José, come all'andata. E qui comincia la parte più curiosa della storia, giacché la giornalista riferisce di aver subito un paio d'intimidazioni. Innanzitutto, quando riapre la porta di casa, trova tutto messo a soqquadro. Niente però era stato rubato, se non un cellulare e duecento dollari. Trova però in bella evidenza una confezione di burro ancora fresca, che - come le confermerà la Polizia - è un messaggio mafioso per dire che il sopralluogo è stato recente. Non è tutto. Riferisce che giorni dopo - in seguito all'uscita del reportage sull'ospedale e il suo prevedibile degrado - da sotto la porta le recapitano un foglio, con la scritta «Che passi una buona giornata».

 

Un foglio che conteneva quei duecento dollari, prima sottratti. Certe forme d'intimidazione verso i dissidenti sono notoriamente frequenti, ma sinora si sapeva occorressero solo all'interno dell'Isola. Per questo lo strano «caso Belén Marty» ha catturato l'attenzione degli osservatori di cose cubane; dividendoli tra chi la considera un'eroina, e chi una mistificatrice, convinta che in nome dei propri ideali si possa anche distorcere la realtà.

 
Pubblicato in Storie
Contrassegnato Cuba - Giro - Marty - Soler - Ferrer García

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