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Con Renzi e con Calabresi finisce definitivamente il Sessantotto

Il panorama politico-ideologico dell'Italia è stato dominato per decenni dalla Nuova sinistra, con l'avvento di Renzi e Calabresi finisce questo dominio

PUBBLICATO IL 01 DICEMBRE 2015 DA Alfio Squillaci

Con l'arrivo di Matteo Renzi al governo e con quello di Mario Calabresi alla direzione di 'Republica' si chiude forse definitivamente la stagione politico-culturale iniziata nel Paese nei dintorni del '68. Una stagione fortemente egemonizzata dalla sinistra ideologica. È inutile girarci intorno: questa sinistra ideologica è stata egemone per molti lustri nelle idee, nei sentimenti, nei comportamenti, nel comune sentire, finanche nei consumi, di molti giovani italiani di almeno due generazioni. Non si trattava però della sinistra politica, quella che girava intorno al PCI o al PSI e ai suoi derivati (PSIUP, PdUP ecc) sconfitta per altre ragioni (implosione), quanto piuttosto di quella, meno vasta ma più intrusiva, nata attorno ai Movimenti, quella Nuova Sinistra che giunse, tra gli  anni ’60-’90 e con riflessi fino a oggi, a condizionare gli stessi vecchi centri di potere ideologici della sinistra storica. Questo  marxismo eclettico (immaginario, lo...

Perché in Italia il vero romanzo è la realtà

PUBBLICATO IL 28 NOVEMBRE 2015 DA Alfio Squillaci

Gli inglesi amavano ripetere  che gli italiani non sanno  recitare perché recitano tutti i giorni, ciò in quanto la recitazione al teatro o al cinema chiede distacco dalla realtà o una sua forma di reinvenzione. Per lungo tempo in Italia il genere romanzo non ha attecchito; nel '700,  quando si diffondeva come genere popolare e colto ad un tempo in tutta Europa, noi imboccavamo il lirismo melodico e la drammaturgia teatrale del melodramma. Preferivamo cantarla piuttosto che scriverla la realtà. Analogamente alla recitazione: come si fa a scrivere un romanzo se il romanzo lo fai tutti i giorni? Il romanzo chiede una realtà affievolita, (un manque de réalité addirittura, dicono i francesi)  qualcosa che inciti don Chisciotte a uscir di casa con la testa in fiamme per il desiderio di scoprire il mondo. Ma se la tua realtà è già un romanzo cosa vuoi scrivere? Anche il romanzo più fantasioso arranca rispetto a Madame Realtà in Italia. Inventatevi,...

Sul linguaggio politico di Renzi

PUBBLICATO IL 28 NOVEMBRE 2015 DA Alfio Squillaci

Nella storia del linguaggio politico siamo passati dallo stile aulico e orfico e contro le regole geometriche di Aldo Moro ('convergenze parallele'), a quello più fantasioso ma ugualmente inattingibile o comunque non scioglibile nel lingua ordinaria di Francesco De Martino ('equilibri più avanzati') a quello allusivo ma non chiarificatore di Enrico Berlinguer ('esaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre' - voleva forse dire l'abbandono del comunismo? no!), fino al subitaneo abbassamento stilistico con frequente ricorso al brutale 'sermo cotidianus' di Bettino Craxi (' questo lo vada a dire a suo nonno', rivolto al giornalista Fracassi durante una tribuna politica o 'intellettuale dei miei stivali' all'indirizzo di Galli della Loggia). Adesso siamo giunti al basso mimetismo linguistico, davvero corrivo se accompagnato dal sonoro della voce, inespressivo, da recita, di Renzi con le esortazioni a essere 'social' ma non nerd e a 'taggare i soggetti...

Renzi, l’élite amministrativa e la classe dirigente

PUBBLICATO IL 06 SETTEMBRE 2014 DA Alfio Squillaci

Renzi fa male a scavalcare l'alta burocrazia statale, ma anche l'élite del Paese, vedi la diserzione  spocchiosa e sprezzante del meeting di Cernobbio. Ammesso che ci si possa permettere di non governare «con» l’establishment, arduo è farlo «senza», impossibile «contro».  Capisco che l'appello populista determini  in lui l’invincibile e  sirenusico  desiderio  di raccordarsi piuttosto che con la fredda testa dell’élite,  direttamente con la calda «pancia» del popolo, il quale per definizione pensa che le élite hanno torto: «il pesce puzza dalla testa» ama ripetere la casalinga di Voghera e l’omino al banco del mercato fa sì con la testa.  Ma ahimè è lo stesso popolo  «saggio» che non sapendo nulla di spore e di miceti e diffidando sempre e comunque del sapere di chi sa,  o raccoglie  nel sottobosco le solite due specie di funghetti  che conosce,  o quando si avventura nell’ignoto,...

Il terrorista dell'ISIS è un "uomo marginale"

Guai agli ex, lottano con se stessi e trascinano all'inferno tutto il mondo pur di liberarsi da se stessi e dal passato che mai passa

PUBBLICATO IL 21 AGOSTO 2014 DA Alfio Squillaci

Il terrorista con accento  british che sgozza come un capretto il reporter americano rimette in questione la figura del  marginal man evidenziata da Everett Stonequist nel lontano 1937 nel saggio omonimo. 'The marginal person is poised in the psychological uncertainty between two (or more) social worlds; reflecting in his soul the discords and harmonies, repulsions and attractions of these worlds...within which membership is implicitly if not explicitly based upon birth or ancestry...and where exclusion removes the individual from a system of group relations.' Già l’accento inglese e i modi ferali dello sgozzamento (pratica in uso presso popoli antichi a contatto con le bestie, cui è consueta e non repellente la vista del sangue) sono nella stessa personalità un palese conflitto in atto. Si aggiunga la “competizione mimetica” segnalata da René Girard che lacera il mondo arabo-islamico e che lo sgozzatore in qualche modo sintetizza in sé: egli...

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Il Mezzogiorno: da “Regno delle Due Sicilie” a Regno delle Due Calcutte

PUBBLICATO IL 15 AGOSTO 2014 DA Alfio Squillaci

Tre sono le formule che hanno descritto il Sud e che tuttora lo catturano nella sua essenza. Due sono di Antonio Gramsci:  «una grande disgregazione sociale» è la prima, e «una composizione demografica irrazionale»  è la seconda. Ossia da un lato  un mosaico di società impazzito, formato da individui e classi sociali non legati da vincoli di fiducia, piuttosto anarco-individualista o formato da rapporti feroci di sfruttamento ( e basta aver letto una sola pagina di Verga),  e dall'altro una sproporzione malthusiana di soggetti insistenti sulla  stessa porzione di  territorio, perlopiù le aree urbane delle sei maggiori città meridionali, con risorse inadeguate a garantirne una sussistenza dignitosa. La terza formula è di un dantista napoletano del '500, un certo Morelli secondo la ricostruzione che ne fa Benedetto Croce e che avrà una straordinaria fortuna fino a Goethe, ossia  quella di un «paradiso abitato da diavoli»: un luogo...

Pubblicato in Sicilia - Storia delle idee

Stereotipi e idee ricevute

PUBBLICATO IL 10 AGOSTO 2014 DA Alfio Squillaci

Meravigliosa l’estate: momento dei libri accantonati per occasioni migliori, delle letture amene e dell’erranza intellettuale. Uno dei saggi più belli che ho letto sugli stereotipi  (in questi giorni) è quello di Walter Lippmann (1889- 1974) un brillante e colto giornalista liberal americano. In buona sostanza Lippmann dice (in «L’onda anonima» a cura di Stefano Cristante, Meltemi, Roma, 2004, che antologizza tra i saggi di vari autori questo capitolo sugli stereotipi tratto dal libro «L’opinione pubblica», del 1922 nell’edizione Donzelli, 2004) che la nostra conoscenza è limitata, frammentaria e poggiante quasi tutta su stereotipi, ossia generalizzazioni sommarie,  forzate e costituite da «tipi accettati, schemi correnti, versioni standard». La nostra conoscenza  delle persone, ma anche dei fatti o dei luoghi,  è spesso  tributaria di una visione precostituita. Quell’uomo  è un uomo d’affari e noi degli uomini di affari...

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Dopo quanti disastri nel mondo cominciate a non sentire più dolore?

Come per il piacere esiste un consumo naturale e spontaneo della sensazione analogamente per il dolore accade che all'ennesima puntura di spillo ci si fachirizza

PUBBLICATO IL 08 AGOSTO 2014 DA Alfio Squillaci

'Ognuno trova al termine dei propri risvegli tutto il disordine del mondo ridotto alla miserabile scala di un'inquietudine privata'. (Paul Nizan  Aden Arabia). Soffriamo molto per quello che Hegel chiamava «il cattivo corso del mondo». Guerre e carneficine in ogni angolo del pianeta, epidemie varie - dall’aviaria, a Ebola alla sindrome della mucca pazza-, uragani, tsunami, terremoti, inondazioni, emigrazioni di massa, incidenti aerei e ferroviari, disastri di ogni genere… La nostra vita di uomini del pianeta terra, o sarebbe più corretto dire di abitanti  del  «villaggio globale» è costantemente messa a dura prova. Infatti:  più che la prima condizione -  uomini del pianeta terra  - conta di più oggi la seconda:  abitanti  del  «villaggio globale». È proprio così: l’acutizzarsi o di converso l'affievolirsi della consapevolezza deriva più di ogni altro fattore dalla semplice conoscenza diretta, immediata e...

Pubblicato in Giornalismo - Notizie - Televisione

La «selezione epica» nella guerra Israele- Hamas

Perché preferiamo narrare un evento piuttosto che un altro. Quali sono le regole implicite di rappresentazione della guerra in atto tra Israele e Hamas?

PUBBLICATO IL 01 AGOSTO 2014 DA Alfio Squillaci

In narratologia si chiama  «selezione epica». Se tu scegli di narrare le gesta di un personaggio o di una vicenda particolare (la guerra di Troia per sempio) non potrai mai, per ragioni di tempo e spazio redazionali, narrare tutte le gesta di quel personaggio o di quella vicenda, anche quelle senza particolare evidenza: dovrai scegliere, selezionare. Certo, c'è chi selezionerà tra gli eventi il maggior ventaglio possibile, riporterà i «particolari superflui» e scriverà  «Guera e pace», un romanzo che si potrà leggere consecutivamente solo in compagnia di lunghi inverni russi e in assenza di distrazioni elettroniche, e, oggi , solo prendendo le ferie o permessi dal lavoro; o da giovane, come ho fatto io, prima di impiegarmi. Con la selezione epica, l'artista si concentrerà per esempio su «l'ira di Achille» nel cantare la guerra di Troia, e di essa  riporterà gli atti e i fatti che seguono a quest'ira e la sua naturale e necesseria conclusione:...

Pubblicato in Giornalismo - Notizie

Bisogna salvare «l’Unità»?

Nell'epoca del giornalismo online e del definitivo tramonto dell'informazione degli organi di partito occorre rassegnarsi alla chiusura del quotidiano

PUBBLICATO IL 30 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

A me spiace che «l'Unità» chiuda. Mi sono formato sui «Quaderni del carcere» di Gramsci, il che è tutto dire. Quelli della mia generazione sono cresciuti all'ombra del PCI e della sua egemonia culturale. Giovane attivista di borgata fui destinatario anche di un abbonamento gratuito a «Rinascita», il settimanale del partito. Debbo dirla tutta: «Rinascita» era un settimanale plumbeo e praticamente illeggibile. Potrei farvi un resoconto a parte su chi ci scriveva e quali rubriche un giovane universitario qual ero io - che già cominciava tuttavia a curiosare tra le pagine di intellettuali non organici come Guido Calogero o Gaetano Salvemini -, riuscisse a leggere con un certo diletto (praticamente solo quella di cinema di Mino Argentieri). Anche «l'Unità» per me era illeggibile in quegli anni. In verità il quotidiano era «organo» di partito, non aveva cioè alcuna funzione di intrattenimento. Aveva piuttosto compiti di ammaestramento e di raccordo tra i «centralisti...

Pubblicato in Giornalismo - Italia - Politica

I carini al governo. Sotto il vestito niente?

PUBBLICATO IL 21 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

Anni fa  ebbi l'avventura, uno fra i tanti precettati  in platea, di assistere alla performance (guai a non usare la parolina inglese in questo contesto) di uno strutturatore di prodotti finanziari. Sì proprio così: uno specialista di quelle dannate polizze equity linked  (agganciate ai corsi azionari) che gente come lui pensa e che poi altri propongono alla clientela retail nella rete di vendita. Era davvero competente. Per quanto io possa capire di prodotti finanziari  - ma basta a volte una certa consuetudine con i giornali finanziari, e dopotutto  non è necessario saper volare per comparare ed esprimere un giudizio sul  volo di un’aquila o quello di un moscone -  mi sembrò davvero bravo: mi bastò osservare l’incatenamento delle frasi, il controllo elegante delle subordinate, un lessico sobrio ma scelto, e il ricorso sprezzante all’anglopovero solo ove  necessario, senza vezzi, no frills, insomma.  «Un uomo che sa...

Pubblicato in Italia - Notizie

Brutti, sporchi e cattivi

L'osservazione partecipante della plebe urbana siciliana alla luce del film di Ettore Scola

PUBBLICATO IL 17 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

Leggo nel volume «Ettore Scola. Uno sguardo acuto e ironico sull'Italia e gli italiani degli ultimi quarant'anni»  a cura di Stefano Masi (Lindau 2006) che Ettore Scola (il cineasta italiano che amo di più in assoluto) avrebbe proposto a Pier Paolo Pasolini la regia del film «Brutti, sporchi e cattivi». Pasolini  non ebbe neanche il tempo di vederne la sceneggiatura o il trattamento perché venne ucciso nel novembre del 1975 e il film di Scola uscì pertanto  l’anno successivo. Ma io ho sempre creduto che lo sguardo dei due cineasti sul sottoproletariato fosse del tutto difforme e che la proposta di Scola fosse  frutto di un fraintendimento della propria opera o di quella di Pasolini. Se si confronta questo film ad «Accattone» (1961)  e ai due romanzi del decennio precedente si vedrà che lo sguardo  di Pasolini, da  intellettuale gidiano combinava  già decadentismo e simbolismo e intravedeva nei ragazzi di vita e nel...

Pubblicato in Cinema - Letteratura - Sicilia

Buttanissima Sicilia

. Il periodare iperbolico e immaginifico di Buttafuoco è quanto di meglio sgorghi dalla sua penna, ma è anche il suo limite intrinseco in quanto esercizio stilistico ardito, anabolizzazione sforzata della frase, irrorazione sanguigna della penna, ma scarsezza di dati d appoggio.

PUBBLICATO IL 11 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

Come nel romanzo così  nel  saggio c’è un adesso narrativo, quel tempo non solo verbale, cronologico, ma logico per lo sviluppo delle vicende,  in cui le cose accadono prima o dopo rispetto a quel momento. Non è difficile individuarlo nelle narrazioni, ma nella saggistica se non c’è neanche uno straccio di data si suppone che il saggio, specie se di attualità,  narri di un tempo che precede di poco la sua uscita.  In altre parole siamo portati a credere che Buttanissiama Sicilia sia stato scritto in epoca renziana, dal febbraio del 2014 in avanti,  visto che il primo capitoletto, ove Buttafuoco perora sia  il commissariamento della Regione Sicilia che l’abolizione dello statuto speciale, inizia con un «E adesso basta, qualcuno – Matteo Renzi?- dica basta perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia». E invece no. È una falsa pista, un...

Pubblicato in Giornalismo - Sicilia

Meditazione filosofica su un cassonetto pieno di immondizia

PUBBLICATO IL 05 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

Sicilia luglio 2014. Il secondo cassonetto da destra, strapieno, lo è perché è  l'unico senza coperchio. Troppa fatica aprire gli altri! Sono fatti come questo che spingono un tranquillo umanista isolano a studiare di corsa l'antropologia culturale di un popolo incompleto dal punto di vista civile o a emigrare. Io ho fatto entrambe le cose. Un fatterello come questo mi fa bollire il sangue e mi spinge  a stemperare il malumore col rimuginare vecchi pensieri.  Montesquieu nello Spirito delle leggi dice che il clima caldo lacera le fibre e spinge i popoli alla paresse (pigrizia). (Vedi sul tema questo saggio Le déterminisme physique dans « l'Esprit des lois »). Fu seguendo questo punto di vista che insiste sul physique  piuttosto che sul  moral ossia sui fatti naturali e positivi (nativi), più che su quelli culturali (dativi),  che  buona parte della cultura francese del secondo Ottocento virò  verso il positivismo (non solo...

Pubblicato in Sicilia - Storia delle idee

"Dallas buyers club". Annotazione antropologica protestante

Annotazione sulla morale di base cattolica comparata a quella protestante

PUBBLICATO IL 01 LUGLIO 2014 DA Alfio Squillaci

Andato al cinema. Un lunedì, è vero, ma eravamo  due soli spettatori: da non credere. Visto il film Dallas Buyers Club di di Jean-Marc Vallée  ispirato a fatti veri che ebbero come protagonista  Ron Woodroof interpretato nel film da uno strabiliante  Matthew McConaughey. Un film intenso e toccante, nella migliore tradizione civile americana. Mi soffermo solo su un particolare per così dire “antropologico”. Il protagonista, ammalato di AIDS,  ha ingaggiato una dura lotta contro la burocrazia sanitaria americana e ha creato un gruppo di acquisto  di medicinali lenitivi e curativi da associare al farmaco principale, l’AZT.  Unica condizione per curare i malati è richiedere ad essi il contributo di 400 dollari mensili, che servono ovviamente per l’acquisto dei medicinali e per i frequenti viaggi del fondatore dell’associazione nei paesi ove  i farmaci sono disponibili, farmaci che egli fa passare alle frontiere doganali, a...

Pubblicato in Cinema - Italia - Storia delle idee

Perché non si rispettano le strisce pedonali in Italia?

Comportamenti collettivi italiani ampiamente condivisi

PUBBLICATO IL 26 GIUGNO 2014 DA Alfio Squillaci

I fatti di cronaca di questi giorni ci dicono che alcuni bambini sono stati travolti e uccisi mentre accompagnati dalla mamma.attraversavano le strisce pedonali. Si pone la domanda: è vero che noi italiani al volante usualmente non rispettiamo la precedenza dei pedoni? Non è difficile, in tema, assistere nei giorni di scuola, qui da noi, un paesino della cintura milanese, sotto il sole o sotto la pioggia, alla visione dei nonni che sotto leggere incerate gialle e rigorosamente senza ombrello, presidiano le strisce pedonali davanti alle scuole in servizio di volontariato. Segno che le strisce pedonali sono avvertite come fonte di pericolo per i pargoli.  È un quadretto a prima vista consolante e anche commovente se comparato  allo spappolamento dei vincoli sociali che si registra un po' in tutto il nostro Paese. Oltre che  indicare una forma di attivismo senile (unitamente alla quasi punitiva pratica del ciclismo) totalmente sconosciuta nel nostro...

Pubblicato in Italia

La Schadenfreude per l’incarcerazione di Marcello Dell’Utri

Un enzima di piacere, di Schadenfreude, alla notizia dell'arresto di Marcello Dell'Utri.

PUBBLICATO IL 13 GIUGNO 2014 DA Alfio Squillaci

Schadenfeude  è un  termine  tedesco, senza equivalente in italiano. Significa:  la gioia che si prova alla vista di disgrazie o pene altrui: Schaden= danno; freude=gioia. La Schadenfreude, la  «gioia per le disgrazie altrui», non sempre è un sentimento nobile. Tutt'altro: in genere denota risentimento e invidia verso chi si alza e intimo desiderio che egli cada; è una «morale da schiavi» direbbe Nietzsche che così la bolla, ad essa facendo implicitamente riferimento senza nominarla,  ne «La genealogia della morale». Max Scheler nel suo  «Il risentimento nella edificazione delle morali»(1912) faceva notare che la felicità, la forza, la bellezza, l’intelligenza, la ricchezza, tutti i valori positivi della vita, perseguitano senza posa  l'uomo  del risentimento come a sfidarlo. Ha voglia egli a mostrare loro i pugni, desiderare di vederli sparire per sedare il tormento del suo conflitto interiore... quei valori non...

Pubblicato in Filosofia - Notizie

La versione di Barbara Spinelli

Residui e derivazioni in Vilfredo Pareto e in Barbara Spinelli

PUBBLICATO IL 09 GIUGNO 2014 DA Alfio Squillaci

Nel linguaggio un po' orfico di Vilfredo Pareto e segnatamente nella sua teoria dell'azione si parla di «residui» e di  «derivazioni». I residui sarebbero « i sentimenti o le espressioni dei sentimenti inscritti nella natura umana»,  le derivazioni «i sistemi intellettuali di giustificazione delle azioni umane». In poche parole Pareto diceva: guardate, gli uomini agiscono per istinto e giustificano con  ragione. Sono essere irrazionali ma ragionevoli. Le «derivazioni» ossia tutte quelle giustificazioni che noi accampiamo dopo le nostre azioni, le quali quasi sempre sono mosse dai  residui cioè gli umani troppo umani appetiti, desideri, pulsioni (non c'era ancora Freud, ma Pareto c'era andato vicino),  sono epicicli ed epicicli di razionalizzazioni ex post che noi offriamo ai nostri interlocutori e soprattutto alla nostra coscienza per ridurre quella  che Festinger definirà  «dissonanza cognitiva». Insomma noi pasticciamo con i...

Pubblicato in Politica - Storia delle idee

I Purissimi grillini. Un saggio di David Bidussa

PUBBLICATO IL 14 MAGGIO 2014 DA Alfio Squillaci

La scena  di qualche  giorno fa del deputato pentastellato Fraccaro  che si pulisce la manica della giacca dopo essere ivi stato toccato dal deputato Civati non è assimilabile a quella di puro avanspettacolo di Berlusconi che nel talk shaw di Santoro spolverava con candido fazzoletto prima di prendere posto la sedia dov’era seduto prima di lui Travaglio. No, in questo caso Fraccaro voleva pittoricamente marcare la propria distanza non solo politica ma antropologica dal deputato del Pd:  dire con il linguaggio del corpo ciò che è ormai un mantra nei  codici comunicativi del M5s: noi siamo altro, non abbiamo nulla  a che spartire con questa gente:  loro sono impuri  e  noi siamo puri, purissimi. E I Purissimi  (I nuovi vecchi italiani di Beppe Grillo, Feltrinelli) è intitolato il nuovo libro di David Bidussa dedicato al M5s.  Bidussa poteva intraprendere ai fini dello studio del movimento  la strada della...

Pubblicato in Politica - Storia delle idee

I sindacati nel Pubblico Impiego e non solo. (Meditazione del Primo Maggio)

Perché il sindacato del pubblico impiego va riformato

PUBBLICATO IL 01 MAGGIO 2014 DA Alfio Squillaci

Almeno quattro sono i tipi di funzione esercitati  dal sindacato nella P.A. Funzione di rappresentanza, di mediazione, di interdizione, di tutela. Se si dovesse assegnare una percentuale a tali funzioni probabilmente quelle più tradizionali e più “proprie” al sindacato - ossia di rappresentazione e tutela - a un osservatore attento e obiettivo sembreranno oscurate rispetto a quelle più “pesanti “ di mero potere quali quelle di mediazione e interdizione. Ma se si guarda bene nel dettaglio o più da vicino queste funzioni si scoprirà che esse si sono configurate nel corso del tempo in vere forme di puro potere. Quello più “potente” è il potere di interdizione: proibire che si faccia o non si faccia qualcosa. Come? Con tutti i mezzi. In certe aziende pubbliche di erogazione di servizi (elettricità, trasporti, credito, sanità, poste ecc) possono letteralmente “inchiodare” la macchina amministrativa. Sarebbe...

Pubblicato in Politica
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