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Duncan Edwards e i Busby Babes

Duncan Edwards e i Busby Babes

PUBBLICATO IL 07 MARZO 2015 DA Thomas Bertacchini
Busby Babes

Il giorno dopo la sua morte, avvenuta il 21 febbraio del 1958, il 'Daily Mirror' gli aveva dedicato un articolo titolato “Un ragazzo che giocava come un uomo”. Nel tracciarne il profilo Robert 'Bobby' Charlton ha ripetuto più volte che 'è stato l'unico giocatore che mi abbia fatto sentire inferiore'. Jimmy Murphy, il coach del settore giovanile del Manchester United nonché vice dell'allenatore Matt Busby, anni dopo la sua scomparsa lo aveva ricordato usando queste parole: 'Quando sentivo Mohammed Alì dire al mondo che lui era il più grande di tutti mi veniva da sorridere. Vedete, il più grande di tutti fu un calciatore inglese chiamato Duncan Edwards'. In un pomeriggio di inizio febbraio del 1958 l'aereo che avrebbe dovuto riportare i Diavoli Rossi di Manchester in Inghilterra, al termine di una gara europea disputata a Belgrado contro la Stella Rossa, prese fuoco a Monaco di Baviera. Il velivolo si era fermato in Germania per effettuare un rifornimento. Le...

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Oronzo Pugliese, il mago di Turi

Oronzo Pugliese, il mago di Turi

PUBBLICATO IL 09 OTTOBRE 2014 DA Thomas Bertacchini
Oronzo Pugliese, il mago di Turi

Claudio Olindo De Carvalho, in arte Nené, una volta raccontò un curioso aneddoto che gli era capitato durante una partita del campionato di serie A: 'Un giorno, a Roma, scatto sulla fascia e vado via veloce. Il loro allenatore, Oronzo Pugliese, si mette a correre al mio fianco, lungo la linea, urlando: 'A me, passala a me...'. La scena è molto divertente, la gente dell'Olimpico applaude, è stato bellissimo. Ma io non mi sono fatto incantare: ho passato il pallone a Riva e lui ha fatto un gran goal. Come sempre'. Quel tecnico istrionico era da tempo conosciuto come il 'mago di Turi'. In contrapposizione con un altro mago del mondo del calcio nostrano, il ben più celebre Helenio Herrera, che lo stesso Pugliese era riuscito a sconfiggere  il 31 gennaio 1965 nella precedente esperienza da allenatore del Foggia. All'epoca dei fatti l'Inter campione d'Italia, d'Europa e del mondo si era presentata allo stadio 'Zaccheria' con i tutti i favori dei pronostici. Fu proprio in...

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Ettore Puricelli, "testina d'oro"

Ettore Puricelli, "testina d'oro"

PUBBLICATO IL 07 GIUGNO 2014 DA Thomas Bertacchini
Ettore Puricelli, ''testina d'oro''

Gianni Brera lo chiamava 'Ettorazzo', ma gli addetti ai lavori e i tifosi lo ricordano con il soprannome di 'testina d'oro'. Ettore Puricelli era arrivato a soli ventuno anni in Italia, a Bologna, nel 1938. Per i tifosi felsinei, che all'epoca dei fatti avevano il palato fine, quel giocatore lungagnone e sconosciuto rappresentava soltanto un oggetto misterioso. Niente a che vedere con l'idolo incontrastato di casa, Angelo Schiavio, che aveva appena chiuso la carriera. Ma il ragazzino riuscì presto a smentire gli scettici con una serie lunghissima di prestazioni convincenti e la successiva conquista di due scudetti, conditi da altrettanti titoli di capocannoniere. Amava giocare con i calzettoni abbassati, alla “cacaiola”, come amava dire sempre Brera. Abituato in Uruguay, il suo paese d'origine, a giocare rasoterra, aveva cambiato modo di trattare il pallone grazie alla cura di Arpad Weisz, il tecnico ungherese che lo aiutò a diventare un grande attaccante. Lo schema era...

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Thomas N'Kono e il campo stregato

Thomas N'Kono e il campo stregato

PUBBLICATO IL 24 MAGGIO 2014 DA Thomas Bertacchini
Thomas N'Kono, leggendario portiere del Camerun

“Quel portiere ha stregato gli avversari”. A volte capita di ascoltare o leggere una simile espressione, comunemente usata nel mondo calcistico. Si tratta indubbiamente di un semplice modo di dire che, però, in una specifica occasione è stato comunque molto vicino a rispecchiare la realtà dei fatti. Accadde il 7 febbraio 2002 a Bamako, allo “Stade du 26 Mars”, prima del fischio d'inizio della semifinale della Coppa d'Africa. Le due contendenti erano il Mali, padrone di casa nonché paese ospitante della manifestazione, e il Camerun. In ballo c'era l'opportunità disputare la finalissima del torneo, già raggiunta dal Senegal. Thomas N'Kono, leggendario portiere della nazionale camerunense del vecchio secolo e membro dello staff, passeggiando dentro il prato verde dello stadio aveva lasciato volutamente cadere un oggetto sul campo. Un amuleto portatore di malocchio. Apriti cielo: mentre gli spettatori stavano riempiendo l'impianto, un gruppo di poliziotti si...

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Laureano Ruiz, il maestro del tiqui-taca

Laureano Ruiz, il maestro del tiqui-taca

PUBBLICATO IL 10 MAGGIO 2014 DA Thomas Bertacchini
Laureano Ruiz, il maestro del tiqui-taca

Al tramonto dell'incredibile sconfitta casalinga del Bayern Monaco contro il Real Madrid nella recente semifinale di Champions League, in molti hanno celebrato la fine dell'ormai celebre tiqui-taca. Quello di origine catalana, s'intende, perché l'idea di sfruttare una fitta rete di passaggi per mantenere il controllo pallone tra i propri piedi, piuttosto che andarlo a recuperare in mezzo a quelli degli avversari, è vecchia quanto il football. E' proprio in quella terra che questo stile di gioco negli ultimi anni è stato utilizzato a livelli intensissimi, quasi esasperanti, con risultati indubbiamente vincenti. Trasportato in Germania da Josep Guardiola ha subito invece un tracollo in termini di popolarità proprio in fondo al torneo continentale più importante, dopo che la conquista del campionato tedesco per il Bayern Monaco si era rivelata una pura formalità. In quell'occasione la “Gazzetta dello Sport” aveva nuovamente portato alle luci della ribalta Laureano...

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Saeed Al Owairan, il «Maradona del deserto»

Il numero 10 dell'Arabia saudita e quella rete che gli cambiò la vita.

PUBBLICATO IL 27 APRILE 2014 DA Thomas Bertacchini
Saeed Al Owairan, numero 10 dell'Arabia Saudita, esulta dopo il goal contro il Belgio ai Mondiali del 1994.

Ci sono calciatori che nel vedere il colore rosso delle maglie del Belgio si esaltano, tirando fuori dal cilindro colpi assolutamente straordinari. Diego Armando Maradona, ad esempio, aveva punito i Diavoli Rossi nell'edizione dei mondiali tenutasi in Messico nel 1986 realizzando una doppietta decisiva per la conquista della finalissima da parte della sua Argentina. Ma per Maradona, con tutto il dovuto rispetto verso gli altri giocatori, realizzare un goal straordinario non era certo un evento raro. Quanto era accaduto otto anni più tardi in America, invece, può rendere meglio l'idea del concetto appena espresso. Saeed Al Owairan, il numero dieci della rappresentativa dell'Arabia Saudita, il 29 giugno 1994 si era impadronito del pallone quando ancora si trovava nella metà campo dei sauditi, aveva percorso una settantina di metri evitando come fossero dei birilli tutti gli avversari che gli si erano parati di fronte sino a depositare la sfera nella porta difesa dal belga...

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Le punizioni vincenti di un derby della Mole

PUBBLICATO IL 13 OTTOBRE 2013 DA Thomas Bertacchini

"Nel Torino, la smania di vincere potrebbe portare a conclusioni amarissime. Si lascino attaccare i più forti, se proprio vogliono rischiare: oppure, ci si rassegni al peggio. La divertente teoria secondo cui il derby toccherebbe sempre alla meno favorita è proprio nata dalla presunzione dei più forti. Illudendosi, lo stesso Trap ha già provato sorprese molto sgradevoli: non credo voglia correre il minimo rischio. E' dunque possibile che il derby di oggi non vada oltre le schermaglie introduttive, e annoi la sua parte". Con queste parole Gianni Brera fotografava una stracittadina, il derby della Mole previsto per il 13 ottobre 1985 (esattamente ventotto anni fa), che le due contendenti non avevano ancora disputato. Se analizzare un incontro a giochi fatti è un esercizio dialettico relativamente semplice, è sicuramente più complicato prevedere l'andamento di una partita quando l'arbitro non ha ancora fischiato il calcio d'inizio. E, soprattutto, azzeccarne il pronostico. Dopo...

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Vieri e la sua Supercoppa italiana

PUBBLICATO IL 16 AGOSTO 2013 DA Thomas Bertacchini

Nell'unica occasione in cui Lazio e Juventus hanno incrociato le loro strade nella Supercoppa Italiana non era andata bene ai colori bianconeri. Era accaduto il 29 agosto del 1998, allo stadio "Delle Alpi" di Torino. Deserto come in altre occasioni, dato che il numero degli spettatori presenti superava di poco le sedicimila unità. "La gente sta in tribuna, le partite si vincono in campo, lo stadio vuoto non ci interessa", aveva sentenziato Marcello Lippi, il tecnico di Madama. Sul campo, però, fu la Lazio ad aggiudicarsi con merito la posta in palio. Pavel Nedved, l'autore del vantaggio iniziale dei biancocelesti, all'epoca dei fatti era un abituale giustiziere della Vecchia Signora, così come aveva avuto modo di sottolineare lui stesso al termine del match: "E' vero, quando affronto i bianconeri ho una carica eccezionale. E dire che avevo la febbre. Sono felice per la società, per i tifosi e anche per noi. Le critiche sinora ce l'eravamo meritate. Ma abbiamo saputo riflettere...

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Thuram, Cannavaro, Nesta e il calciomercato dei difensori

PUBBLICATO IL 09 AGOSTO 2013 DA Thomas Bertacchini

Nella storia del calciomercato italiano c'è stato un momento, in particolare, nel quale alcuni tra i migliori difensori del pianeta si sono trovati contemporaneamente al centro dell'attenzione generale. E' accaduto nel mese di agosto del 2002, undici anni or sono. I loro nomi? Thuram, Cannavaro e Nesta. Il primo si era già laureato campione del mondo con la nazionale francese nella competizione disputata oltralpe nel 1998; gli altri due, invece, avrebbero dovuto attendere ancora qualche tempo per aggiudicarsi il prestigioso trofeo nell'edizione tedesca del 2006. Fabio Cannavaro, oltretutto, in quello stesso periodo conquistò pure il Pallone d'Oro. Fresco vincitore di uno scudetto con la Juventus dopo un'appassionante corsa all'ultimo punto con l'Inter, Lilian Thuram aveva deciso di rompere gli indugi e spazzare via le insistenti voci che lo avrebbero voluto lontano da Torino: "Sembrava che dovessi partire, da quel che si leggeva sui giornali. Si parlava di Manchester United, di...

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Boniek, il "bello di notte" a Torino

PUBBLICATO IL 20 LUGLIO 2013 DA Thomas Bertacchini

Il 20 luglio 1982, esattamente trentuno anni fa, Zbigniew Boniek iniziava a tutti gli effetti la sua nuova avventura con la maglia della Juventus. Le prime parole da lui pronunciate nel corso della consueta conferenza stampa di presentazione davanti ai giornalisti furono queste: "Sono molto stanco, non tanto per i mondiali, che sono oramai un ricordo, ma per tutte le faccende che ho dovuto sbrigare in Polonia. Ho dato l'ultimo esame per il diploma di insegnante di educazione fisica, ho chiuso casa, ho sistemato i miei affari. Ora sono qui a disposizione della Juventus. Sono felice di far parte della più famosa squadra italiana". Partito in aereo da Varsavia, una volta atterrato a Milano con il volo proveniente dalla Polonia aveva poi raggiunto Torino in auto. Barcellona, Paris Saint-Germain e Roma erano soltanto alcune delle società che avrebbero fatto carte false pur di assicurarsi le sue prestazioni sportive. Campione già formato e affermato, Boniek non aveva mostrato alcun...

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Giampiero Boniperti e il primo goal in bianconero

PUBBLICATO IL 08 GIUGNO 2013 DA Thomas Bertacchini

In quel lontano 8 giugno 1947 l’allenatore della Juventus si chiamava Renato Cesarini, mentre Giampiero Boniperti era un ragazzino alle prime armi. Esattamente sessantasei anni fa lo stesso Boniperti mise a segno la sua prima rete in serie A con la maglia della Juventus. Accadde allo stadio “Luigi Ferraris” di Genova, nella gara disputata dai bianconeri contro la Sampdoria di Gian Battista Rebuffo. L’Italia calcistica all’epoca viveva sotto la dittatura del Grande Torino, guidato in campo da Valentino Mazzola, capocannoniere del torneo con ventinove goals all’attivo. I granata si apprestavano a conquistare il terzo scudetto consecutivo, quello che attualmente è diventato il sogno ricorrente di Madama. Nella manifestazione che aveva visto la rinascita del Modena (i gialloblù si classificarono infatti al terzo posto) stava quindi nascendo una stella di valore assoluto. Al termine dei novanta minuti di gioco Boniperti confessò candidamente le emozioni vissute nel...

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Nils Liedholm, un ‘Barone’ per il calcio italiano

PUBBLICATO IL 02 MAGGIO 2013 DA Thomas Bertacchini

Quando se ne andò, il 5 novembre 2007, furono in molti a sostenere che con il passare del tempo la sua assenza si sarebbe avvertita moltissimo. Perché di gentiluomini - anzi, di "Baroni" - come lui ancora oggi il mondo del calcio ne avrebbe bisogno a dosi industriali. "L'allenatore di calcio è il più bel mestiere del mondo, peccato che ci siano le partite", amava ripetere Nils Liedholm sin dal momento in cui appese le scarpette al chiodo. Quegli strumenti del mestiere che seppe usare benissimo nel corso della prima parte della sua vita calcistica. Con garbo e ironia riusciva a strappare improvvisi sorrisi al dirimpettaio di turno: "Di solito provo in partita gli schemi che poi mi riescono perfettamente in allenamento". Era stato un grande calciatore e questo lo aveva aiutato a riconoscere quei giovani che in futuro avrebbero intrapreso la stessa strada scelta da lui: "Con Ancelotti ci facciamo sempre delle grandi risate. Quando era giocatore invece era sempre molto...

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Gustavo Alfredo Neffa e l’appuntamento mancato con la Signora

PUBBLICATO IL 12 APRILE 2013 DA Thomas Bertacchini

Era il 18 marzo 1990, mancavano pochi minuti al fischio d'inizio dell'incontro tra Cremonese e Lecce valevole per la ventinovesima giornata del campionato di serie A. Il noto giornalista Franco Costa si avvicinò a Gustavo Alfredo Neffa, talentuoso ragazzino paraguaiano momentaneamente parcheggiato dalla Juventus al club lombardo, facendogli notare che sino a quel momento non aveva ancora segnato alcun goal in maglia grigiorossa. "Speriamo arrivi oggi", fu la sua risposta. I due conclusero così, sorridendo, la loro veloce chiacchierata. Trascorsero appena ventidue minuti di gioco e quella speranza diventò realtà. Il pubblico dello stadio "Giovanni Zini" poté finalmente applaudire una rete del giovane numero nove, abile ad impossessarsi del pallone in prossimità dell'area di rigore degli ospiti, ad eludere l'uscita di Terraneo per poi depositarlo nella porta avversaria rimasta sguarnita. Il vantaggio della Cremonese durò poco, dato che l'argentino Pasculli pareggiò il...

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Hristo Stoichkov, un Pallone d'Oro a Parma

PUBBLICATO IL 26 MARZO 2013 DA Thomas Bertacchini

Il primo giocatore bulgaro a sbarcare in serie A fu Nikolaj Stefanov Iliev. Lo aveva ingaggiato il Bologna nel 1989, su esplicita richiesta di Luigi Maifredi. Il tecnico non aveva dato peso a quanto era accaduto in occasione di una gara di Coppa dei Campioni tra il Milan ed il Vitosha Sofia, la squadra nella quale militava il difensore. In quella partita avrebbe dovuto francobollare Marco Van Basten, ma la punta rossonera riuscì a segnare la bellezza di quattro reti (6 ottobre 1988). Andrà meglio con il secondo, avranno pensato con ogni probabilità in Bulgaria all'epoca in cui il campionato italiano era considerato l'ombelico del mondo calcistico. E avranno pure tirato un sospiro di sollievo nell'apprendere la notizia del trasferimento di Hristo Stoichkov, pallone d'Oro nel 1994, alla corte del Parma di Calisto Tanzi. Il quale, tirato in ballo in merito all'esplosione dei costi sostenuti dai club in quel particolare periodo storico, aveva allontanato con fermezza le accuse mosse...

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William Garbutt, il primo allenatore professionista in Italia

PUBBLICATO IL 25 GENNAIO 2013 DA Thomas Bertacchini

Nereo Rocco, l'indimenticato Paròn, al temerario che provava ad avvicinarsi a lui chiamandolo “mister” riservava sempre la stessa risposta: “Mister a chi, muso de mona? Mi son il signor Rocco”. La parola “mister” è sbarcata nel nostro paese nell'estate del 1912, allorquando l'inglese William Garbutt – dopo aver sposato Anna Marie Stewart (29 novembre 1911) ed essere diventato padre del piccolo Stuart (15 aprile 1912) – raggiunse il porto di Genova. Si era trasferito sotto la Lanterna per guidare il Genoa Cricket and Athletic Club. La società ligure lo aveva ingaggiato quando ancora non esisteva il professionismo grazie ai sotterfugi messi in atto da George Davidson, un suo dirigente, per eludere le regole della federazione. Nato il 9 gennaio 1883, Garbutt era stato costretto ad abbandonare l'attività agonistica a soli 29 anni a causa di un infortunio patito in una gara disputata dal suo Blackburn contro il Notts County. Nato in una famiglia numerosa aveva...

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Pierluigi Pizzaballa, il portiere introvabile

PUBBLICATO IL 26 DICEMBRE 2012 DA Thomas Bertacchini

Pierluigi Pizzaballa, classe 1939, nell'arco della propria carriera ha difeso la porta dell'Atalanta, della Roma, del Verona e del Milan, prima di concluderla ancora tra i pali dell'Atalanta. Il suo cuore, in realtà, è sempre rimasto a Bergamo. L'amore che provava verso quei colori era talmente grande da spingerlo a compiere i gesti più impensabili. Ecco, ad esempio, cosa accadde il 20 maggio 1973 mentre difendeva i colori gialloblù, raccontato dalla viva voce del protagonista: "Quel giorno ero preoccupato. Il Verona segnava e segnava, il Milan stava perdendo lo scudetto, ma io pensavo all'Atalanta che stava retrocedendo e, quando i miei compagni andavano su in attacco, mi facevo prestare la radiolina da un raccattapalle". Nel corso dell'estate successiva a quella famosa gara si era poi trasferito proprio in rossonero. A distanza di anni confessò lo stato d'animo che lo aveva accompagnato in quei momenti: "Al Milan ero arrivato timidamente perché l'anno prima, quando giocavo...

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Costantino Rozzi e l'Ascoli delle meraviglie

PUBBLICATO IL 28 NOVEMBRE 2012 DA Thomas Bertacchini

Suonava il violino per passione, si era diplomato geometra e da giovane, per non restare con le mani in mano durante il tempo libero, dava ripetizioni ai propri compagni di scuola. Gratuitamente, perché si trattava di una persona generosa. Costantino Rozzi era nato ad Ascoli Piceno l'11 gennaio 1929. Costruttore edile, proprietario di alberghi e produttore di vini, era diventato noto al grande pubblico nella figura di presidente dell'Ascoli Calcio. Per raccontare il suo approccio con il mondo del pallone si può citare il famoso proverbio "chi disprezza compra". Abitava vicino allo stadio della sua città ed era infastidito dall'incredibile aumento del traffico che si verificava in quella zona ogni fine settimana, tanto da domandarsi: “Ma chi sono quei pazzi che trascorrono la domenica pomeriggio dentro uno stadio per vedere la partita?”. Erano quei tifosi ai quali lui stesso avrebbe poi regalato anni di soddisfazioni. Dopo essersi convinto grazie ad un'opera di persuasione...

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Italia – Brasile, 5 luglio 1982: dietro le quinte di una gara leggendaria

PUBBLICATO IL 10 NOVEMBRE 2012 DA Thomas Bertacchini

E' passata alla storia come una delle più grandi imprese compiute dalla nazionale italiana di calcio, ma chi ha avuto la fortuna di seguire in diretta i campionati mondiali disputati in Spagna nel 1982 non può aver dimenticato come gli azzurri quel 5 luglio, allo stadio "Sarrià" di Barcellona, sembrava fossero destinati ad abbandonare la manifestazione. Per accedere alla semifinale, infatti, occorreva loro una vittoria a tutti i costi contro il fortissimo Brasile. Superato con enormi difficoltà il turno iniziale, nella seconda fase l'Italia si era ritrovata in un gruppo composto dai verdeoro e dai campioni in carica dell'Argentina, sconfitti nelle prime due gare sia dagli uomini di Bearzot (1-2) che da quelli di Telê Santana (1-3). La differenza reti, però, premiava questi ultimi. Terminato l'incontro con gli argentini, Enzo Bearzot aveva successivamente imposto ai suoi ragazzi di seguirlo allo stadio per assistere alla partita tra le due nazionali sudamericane. Il motivo...

Pubblicato in Grandi vittorie

Nereo Rocco, il Paròn

PUBBLICATO IL 26 OTTOBRE 2012 DA Thomas Bertacchini

  Vigilia di un Padova-Juventus di molti anni fa, un giornalista si era avvicinato al tecnico dei veneti dicendogli: "Vinca il migliore". La sua risposta, immediata, non aveva lasciato spazio ad ulteriori repliche: "Ciò, speremo de no". In queste parole c'è tutto Nereo Rocco, il Paròn. Descritto da chi ha avuto modo di conoscerlo, era proprio così: diretto, sincero, trasparente. Nato nel 1912, figlio di un macellaio e nipote di un cambiavalute di Vienna, ha portato il cognome Rock sino al 1925. Costretto ad italianizzarlo per motivi di lavoro durante il periodo fascista, iniziò la sua seconda vita, quella legata al pallone, facendosi conoscere come Rocco.  Calciatore, allenatore, uomo. Soprattutto uomo. Le vittorie ottenute da sportivo restano in bella evidenza nel palmarès, il ricordo della sua straripante personalità è rimasto vivo nel cuore quanti hanno condiviso con lui gioie e dolori dentro ed intorno al rettangolo di gioco. Per esprimersi usava il dialetto della...

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Giuseppe Meazza, da Porta Vittoria alla conquista del mondo

PUBBLICATO IL 20 OTTOBRE 2012 DA Thomas Bertacchini

"Il pallone è il mio amore: perché devo trattarlo male?". Per tracciare il profilo di un fuoriclasse a volte basta semplicemente mettere in evidenza alcune delle parole da lui pronunciate. Questa considerazione vale anche per Giuseppe Meazza, detto "Peppìn", “Peppino”, "Pepp" o "Pinella", uno dei più grandi calciatori della storia del calcio italiano. A dire la verità possedeva anche un altro soprannome, "Balilla", dovuto ad un aneddoto relativo al suo esordio con la maglia dell'Inter, a Como, nella coppa Volta. Scovato da Fulvio Bernardini e lanciato in prima squadra dal tecnico ungherese Árpád Weisz, la sua presenza nell'undici iniziale nel corso di quella manifestazione aveva provocato una battuta del compagno di squadra Leopoldo Conti: "Adesso facciamo giocare anche i Balilla!". In tutta risposta Meazza aveva messo a segno una doppietta. All'uscita dal campo lo stesso Conti lo prese sottobraccio per poi complimentarsi con lui. Era il 1927 e il giovanissimo...

Pubblicato in Campioni del passato
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