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Cuoco di bordo  

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Il pericolo Grillo

PUBBLICATO IL 27 FEBBRAIO 2013 DA Antonello Mastino
 
 

Le elezioni politiche del 2013 (o della prima parte del 2013) entreranno alla Storia della Repubblica Italiana e del mondo come una di quelle più controverse in assoluto. Monti ha perso, pagando il malcontento generale dovuto alle sue necessarie politiche di austerity mentre, come al solito, la sinistra non vince e Berlusconi non perde. Tutto sarebbe quasi normale se non ci fosse stata l'assoluta novità rappresentata da Beppe Grillo e dal suo Movimento 5 Stelle che, con 108 deputati e 54 senatori (25% dei consensi), rappresentano oggi gli unici veri vincitori di questa tornata elettorale.


Fare un'analisi del M5S è sicuramente un lavoro molto complesso, sia per quanto riguarda la lettura del suo substrato culturale, sia per quanto concerne la disamina del suo elettorato medio. Checché ne dica il loro guru, il grosso dei voti non sono consenso verso di lui, ma dissenso verso gli altri. Il famoso voto, non basato sulla proposta, ma sulla protesta, talmente massiccio che ciò a cui abbiamo assistito è senz'altro una vera e propria rivoluzione soft, poiché da oggi nessuno potrà ragionare politicamente senza fare riferimento al Movimento 5 Stelle.


La protesta, dunque, ha portato i "grillini" al Parlamento, per cui da oggi verranno giocoforza giudicati non per il loro antagonismo al sistema, ma per ciò che effettivamente al sistema vogliono fare. E qui iniziano i dolori, perchè il voto di protesta non ha minimamente considerato la proposta. E il programma del Movimento 5 Stelle, unito alle dichiarazioni di Grillo fa letteralmente accapponare la pelle: statalizzazioni, decrescita felice, anti-europeismo criptico, disconoscimento del debito, pacifismo da bar, filosofia del NIMBY (Not In My Backyard) elevata alla massima potenza e una certa sindrome da complotto.


Un pout-pourri estremamente populista e socialisteggiante che rifiuta totalmente il compromesso con la realtà, basato sulla convinzione che i soldi crescano sugli alberi e che "qualcun'altro" li abbia nascosti (la classe politica, dei fantomatici "grandi interessi", etc). Una miscela di disvalori esplosiva, unita a una certa presunzione di infallibilità degna dei migliori regimi totalitari che, se messa in opera, porterebbe al default del Paese, a una nuova crisi dell'Eurozona - stavolta devastante e finale - e a un nuovo effetto domino in tutto il mondo.


Sia chiaro, la colpa è delle élite ingorde di questo Paese che si sono dimostrate sorde alle richieste di pluralità e cieche davanti alle condizioni dell'economia e della società italiane. La colpa è di Berlusconi e della sua rivoluzione liberale mai avvenuta, della sinistra italiana che non è stata mai in grado di rinnovare se stessa e dei cosiddetti "moderati" che hanno sistematicamente fatto i "democristiani" nel senso più deleterio del termine, invece di cercare l'alternativa. Più in generale, la responsabilità è da attribuire all'immobilismo della classe dirigente che ora rischia di essere spazzata via da un'ondata.


Bisogna dirlo chiaramente, quindi. Grillo e i suoi non sono la cura contro i guai del sistema, sono il sintomo peggiore. Oggi l'Italia ha raggiunto l'apice di quella che, nella teoria classica, è la forma spuria della democrazia, cioé la demagogia. C'è da sperare che questa teoria ciclica possa essere fallibile, altrimenti ci aspettano monarchia (dittatura) e dispotismo.

 
Pubblicato in Politica Interna

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