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Travaglio, il polemista che rilancia i politici

PUBBLICATO IL 23 SETTEMBRE 2016 DA
 
 

Aveva rilanciato in grande stile Berlusconi, permettendogli di recuperare vagonate di voti e colmare quasi del tutto lo svantaggio accumulato dal giocherellone di Arcore nei confronti dello sgangherato Pd di allora. Si è ripetuto alla grande ieri sera, da Lilly Gruber, questa volta a vantaggio di Matteo Renzi. Il polemista per eccellenza, o antonomasia, della comunicazione nazionale, Marco Travaglio, se viene messo di fronte al soggetto-bersaglio della sua statica “letteratura” ostile perde lucidità e non rende come quando lo si mette in condizioni di svolgere, senza contraddittorio, il suo compitino da 6+.

Troppo scaltro, preparato e pratico Renzi, checché se ne dica, per uno che pensa di scalfire l’interlocutore con l’espressione elitariamente disgustata alla maniera del Conte Tacchia, preferendola alle argomentazioni ideologiche e agli esempi reali sulle esigenze della politica e, nella fattispecie, sull’opportunità o meno di apportare modiche alla Costituzione. Così, finisce per beccarsi del “costituzionalista”, esaltando l’ironia del premier, che mette a nudo tutti i limiti di un critico, puntualmente in difficoltà quando è costretto a misurarsi con il nemico da cui, forse, sarà ossessionato.

Già, può darsi che la sfera dell’indagine psicologica potrebbe, più di qualsiasi congettura squisitamente estetica e filosofica, fornirci le chiavi per aprire l’inconscio travagliano e prendere visione di cosa succede nell’animo del direttore de “Il fatto” quando l’avversario di riferimento, perno centrale del suo giornalismo d’assalto, si materializza di fronte a lui. E, qui, un ripasso dell’Iliade, recuperando il passo che esalta il coraggio e la risolutezza di Ettore nel duello con Achille, potrebbe tornare utile al gentile Travaglio. Anche la lettura de “L’arte della guerra” di Sun Tzu sarebbe un ottimo esercizio per recuperare convinzione e determinazione nell’affrontare uno scontro dialettico, purché, appunto, se ne faccia una lettura in chiave metaforica.

A Travaglio, che è da considerarsi un ottimo giornalista e certamente tra i migliori del panorama nazionale, non manca certo l’intelligenza e la sensibilità per rimediare al suo increscioso handicap, che resta propriamente televisivo, allorquando l’Achille, da lui costruito a forza di articoli liturgicamente ripetitivi, gli si desta davanti. Va da sé, che i dardi avvelenati alla punta con i termini “ciucciare” e “cazzaro”, in uno scontro importante con chi vuole apportare dei ritocchi alla Costituzione, vanno sostituiti con altre armi, che non siano quelle colorite, ma inefficaci e posticce della terminologia a cinque stelle.

 

 
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