L43 Blog

John Kerry e il fallimento della politica estera Usa

Gli errori del segretario di Stato.

PUBBLICATO IL 24 GIUGNO 2014 DA Gea Scancarello
Il Segretario di Stato americano John Kerry.

Nel 2004 gli americani gli preferirono George W. Bush, e forse basterebbe questo a dire tutto. Ma non sarebbe onesto: all’epoca, con la Guerra al terrore ancora sulla cresta dell’onda, Saddam appena catturato ed esposto al pubblico ludibrio e l’eco delle minacce di Osama bin Laden a saturare l’etere, i Democratici usarono John Kerry più o meno come carne da macello: non c’è speranza, mandiamo lui. Tanto che nel 2012, quando Barack Obama lo scelse come segretario di Stato dopo la rielezione, suonò quasi come un risarcimento: così va la politica e Kerry, elite bostoniana con educazione europea, senatore per tre decenni, lo accettò di buon grado. DUE ANNI DI ERRORI. Tuttavia, il ministro degli Esteri Usa, king maker della politica estera statunitense e dunque degli equilibri mondiali, ce l’ha messa davvero tutta per dimostrare che nel 2004, forse, gli americani non avevano fatto poi così male: in due anni non ne ha fatta una giusta. Certo, non ha ereditato...

Per l'Egitto (e il Medio Oriente) ci vorranno altri 30 anni

PUBBLICATO IL 09 LUGLIO 2013 DA Gea Scancarello

Le scene dei militari che sparano sui manifestanti islamici, in Egitto, hanno chiarito forse una volta per tutte che non esistono golpe buoni e popolari. Quando l'esercito circonda il palazzo presidenziale con i carri armati, mette agli arresti il presidente eletto - ancorché incapace, autoritario e manovrabile (un po' come un presidente del consiglio italiano che abbiamo votato e rivotato per tre decenni) - e si arroga il diritto di scegliere chi sarà a governare, la difesa della democrazia non c'entra proprio nulla. Specie se quei militari sono gli stessi che per 40 anni, singolarmente e come corpo, hanno affiancato la gestione del dittatore deposto Hosni Mubarak ed eseguito torture e persecuzioni nel nome della stabilità, portando contemporaneamente a marcire l'economia nazionale. Tuttavia deve essere ben chiaro che il travaglio del Cairo è appena iniziato. I giornali hanno bisogno di fare i titoli, ma la crisi prodotta dallo sgretolamento del blocco nordafricano e...

Pubblicato in incontri e scontri

Al tuo funerale qualcuno piange davvero

PUBBLICATO IL 02 APRILE 2013 DA Gea Scancarello

Come sanno quasi tutti, il titolo di questo blog arriva da uno dei versi celebri di Enzo Jannacci, della cui lieve follia sono stata sempre innamorata. Ma non starò qui a scrivere perché sono tristissima e perché Jannacci era un pezzo di vita e un maestro di quel dadaismo che ho cercato di mantenere come punto cardinale nelle rotte massacranti, produttive e implacabili dell'esistenza. Non dirò nulla, ché tanto ognuno ha i propri motivi per ascoltare e piangere e compiacersi. Però vi metto su questa, che è una canzone poco nota ma molto bella. Ed è recente (2001) a riprova che non tutti gli artisti invecchiando rincoglioniscono. Il mio verso preferito recita: Lettera a mio figlio, che mi ha guardato suonare come se fossi io il figlio. Per ascoltarla, cliccate qui

Pubblicato in Lettera a

Battiato e Grillo, l'ipocrisia inversamente distribuita dell'Italia

PUBBLICATO IL 27 MARZO 2013 DA Gea Scancarello

Quando Franco Battiato cantava «per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare/quei programmi demenziali con tribune elettorali/ e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti/siete come sabbie mobili tirate giù», i Crocetta le Boldrini i Vendola si spellavano le mani, plaudendo all'onestà intellettuale, al coraggio, al libero pensiero. Dire oggi che l'onestà intellettuale, il coraggio, il libero pensiero spesso sono inversamente proporzionali ai ruoli occupati nella gerarchia istituzionale è quasi banale. Forse ingeneroso. Ma comunque necessario. Almeno considerata la pubblica reprimenda scatenata dall'uscita squisitamente battiatese sulle «troie in parlamento», che non è riferito alle gentili di cui si è scritto in Mignottocrazia - come sanno tutti quelli che almeno una volta hanno ascoltato Battiato, prima di applaudirlo - bensì ai venduti e doppiopesisti che accampano sugli scranni. Battiato, insomma,  ha detto quello che pensano tutti. Di più: ha detto quello...

Pubblicato in Chiamiamola politica

Terzi si sfila per tornare al fianco di Berlusconi

PUBBLICATO IL 26 MARZO 2013 DA Gea Scancarello

Quindi, dopo 15 mesi di disonorata carriera, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si è dimesso. «In disaccordo col governo» sulla decisione di restituire all'India i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, come ha voluto precisare. Ma, soprattutto, in rotta con un governo che affonda nel gradimento e nei risultati,  in teoria sul punto di cedere lo scettro del comando a un nuovo esecutivo la cui formazione tuttavia è ancora in alto mare. Terzi ha disconosciuto gli ex sodali al punto da arrivare a tirare in ballo un presunto voltafaccia del primo ministro Mario Monti (nonché del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano): la decisione di trattenere in Italia i due fucilieri, ha detto l'ex ministro, era stata presa di comune accorde in una riunione l'8 marzo. Poi, il dietrofront di Monti e co. Il professore è stato disonesto nei suoi confronti? E in quelli dei marò? L'accusa non è banale. Ma, soprattutto, potrebbe non essere casuale. Ha il sapore, infatti, del...

Pubblicato in Chiamiamola politica

L'inutile abbecedario dei giornalisti di palazzo

PUBBLICATO IL 23 MARZO 2013 DA Gea Scancarello

Il sentiero stretto. Il doppio binario. L’offerta irricevibile. A leggere i giornali, in questi giorni di crisi politica, sembra di avere in mano un sussidiario: ci sono formule base che i cronisti di palazzo devono usare per sentirsi tale, e pazienza se alla fine non dicono nulla, o si inventano le cose, o producono analisi che oggi valgono un titolo e domani il suo opposto. Il loro lavoro è scrivere, si dirà. Verissimo. Ma negli articoli di questi giorni c’è un odore di muffa (linguistica e non) che mi pare in qualche modo riconducibile proprio al successo di Beppe Grillo e dei suoi roboanti (quando non deliranti) messaggi. I giornalisti staranno anche raccontando una situazione totalmente inedita, ma lo fanno con formule così stantie che gridano vendetta. E mettono amaramente in luce tutta la crisi che attraversa l’editoria, seppure normalmente calcolata con altri parametri. C’è bisogno di aria nuova anche nei giornali, di rinnovamento, di freschezza. Se i cronisti...

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Cosa unisce Lavitola, De Gregorio e Grillo?

PUBBLICATO IL 01 MARZO 2013 DA Gea Scancarello

Gli analisti faticano a comprendere il fenomeno Grillo? Provino a immaginare delle valigette gonfie con 2 milioni di euro che entrano in parlamento nella mano paciocca di Lavitola, per comprare il voto di De Gregorio (che risponde dicendo: "Me ne servono tre"). Sono certa che l'analisi risulterà più semplice.

Pubblicato in Chiamiamola politica

Giornali: Grillo come Mao? Troppo facile

PUBBLICATO IL 25 OTTOBRE 2012 DA Gea Scancarello

Come si chiama il politico (o aspirante tale) che gode della diminuzione delle fonti di informazione? E come si chiama quello che propone e spinge per averne una sola? Quell'uomo, in Italia, è Beppe Grillo. Che ieri, dalle pagine del suo blog, edizione tecnologicamente aggiornata  del Quotidiano del Popolo, ha rilanciato con eccitazione e compiacimento la notizia che 70 giorni sono a rischio chiusura. Grillo dittatore alla stregua di Mao o Stalin? Sarebbe un bel titolo ma, nonostante le esibizioni muscolari tipo l'attraversamento dello Stretto di Messina, non è così. La questione è molto più complessa e Grillo non è uno stupido. La giaculatoria del comico (ex, attuale?) contro i quotidiani è legata al finanziamento pubblico, al fiume di denaro che i giornali  negli anni hanno ricevuto dai contribuenti (probabilmente inconsapevoli) senza che i cronisti, a detta di Grillo, facessero il loro mestiere. E' vero? No. Ed è fin troppo semplice ricordare le inchieste, dalle...

Pubblicato in notizie e dintorni

Repubblicani fermi a mezzo secolo fa

PUBBLICATO IL 15 OTTOBRE 2012 DA Gea Scancarello

Mitt Romney è andato in Ohio, lo Stato dove direttamente o indirettamente una persona su quattro lavora nell'industria dell'auto, e dunque è fedele a Barack Obama fino all'ultimo respiro, per cercare di strappare qualche voto. Ha parlato di energia, un tema su cui gli americani - progressisti e conservatori allo stesso modo, ma per motivi e con accenti diversi -  sono molto sensibili. Ha detto che gli Usa "hanno ancora 250 anni di carbone, che si possono bruciare in sicurezza". Poi ha attaccato Obama perché ha destinato 90 miliardi di dollari di finanziamenti alle "energie verdi". Poi ha passato la parola al numero due, Paul Rayn, che ha aggiunto: "Vogliamo riportare qui la manufattura [anche se dal 2010, nella stessa area, secondo il Bureau del lavoro, sono stati  creati 500 mila posti, ndr], perché non possiamo essere secondi alla Cina, noi dobbiamo essere i primi al mondo". Ecco, li ho ascoltati e mi sono chiesta se per caso senza accorgermene avessi messo su un discorso...

Io in Dio non ci credo, ma se ci credessi gli chiederei scusa (per aver guardato la tivù)

PUBBLICATO IL 03 OTTOBRE 2012 DA Gea Scancarello

Da anni non possiedo più una televisione, ragione per cui molti mi dileggiano (sciocchi: non capiscono che l'astinenza da tivù sta alla salute mentale come la mela a quella fisica). Ieri sera, però, ero a cena da amici dotati di schermo al plasma, comodissimo divano, parabola e ogni accessorio delle giovani famiglie moderne ben piazzate nella scala sociale. Così, per scrollarmi di dosso la sensazione di essere aliena ad almeno metà della cultura italiana (cultura, vabbè), ho preso la mia pizza e mi sono spalmata in poltrona per una sci can dell'etere. Dalla quale sono uscita, letteralmente, a pezzi. Primo atto. Champions League: Juve-Shakhtar Senza parole: il calcio è sostanzialmente l'unico sport che trovo noioso. Però almeno ha una ratio, a crederci. Secondo atto. The apprentice Senza parole: il mio repertorio non ne ha abbastanza per descrivere l'orrore. Mi è parso di capire che funziona così: due squadre di apprendisti manager tirati a lustro (o quello che loro...

NomenKlatura. Viaggio tra i tavoli buoni della festa del Pd

PUBBLICATO IL 20 SETTEMBRE 2012 DA Gea Scancarello

I pensionati imprestati alla cucina arrivano coi grembiuli macchiati, l’odore di fritto addosso e le spille del Pci appuntate sul petto. L’insegna, sullo spiazzo erboso, è talmente politically correct da indurre lo sbadiglio: festa provinciale del Partito democratico. Non una falce, non un martello, non uno sfondo rosso o una quercia. Poi, il signore bassetto che strattona l’eurodeputato in visita gli raccomanda di stare attento, «che te lo stanno rovinando quel ragazzo lì, e io te lo dico perché ti sono fedele e so che è uno dei tuoi» chiamandolo compagno a ogni virgola, e si capisce che le insegne non contano poi molto. Il compagno più importante non è ancora arrivato, ma tutti già si sfregano le mani e aspettano arrostendo costolette e avversari politici. La base sarà anche stata chiamata per ascoltare l’eterno capo che parla di diritti umani e civili, ma glielo si legge negli occhi che c’è una sola domanda che vorrebbe fare: «Ma quello, quando è che lo...

Pubblicato in Chiamiamola politica

Fired up, ready to go

PUBBLICATO IL 08 SETTEMBRE 2012 DA Gea Scancarello

La cosa più emozionante della convention democratica, complessivamente sottotono e con Barack Obama in grossa difficoltà - anche se io penso che sia una questione di superiorità intellettuale: ha ideali troppo alti e guarda troppo in là per convincere il presente - è stato questo video. Racconta la storia di Fired up, ready to go (Animati, siamo pronti, tradotto in una lingua che non restituisce quasi mai la sintetica efficacia dell'inglese), tormentone della prima campagna del presidente. Purtroppo non sono ancora abbastanza amica della tecnologia per esser capace di farvelo vedere qui sopra in streaming, ma se cliccate qui per quattro minuti e qualcosa rischia di venirvi la pelle d'oca.

Se ci tocca rimpiangere Condoleeza Rice

PUBBLICATO IL 30 AGOSTO 2012 DA Gea Scancarello

Condoleeza Rice ha fatto irruzione sul palco di Tampa strappando l’immaginario collettivo della convention repubblicana dai trattori che scorazzano sui campi del Midwest e dai negozietti di alimentari gestiti da generazioni con immutati amore e dedizione. Dopo due giorni di storie intime – e tutte uguali – sul sogno americano, la fatica di essere madri e padri e la sfida di essere figli, rigorosamente a stelle e strisce, l’ex segretario di Stato di George W. Bush ha parlato di Cina, Siria, Iraq, bombe e accordi di libero commercio. Migliaia di delegati scalzi e alticci, ammassati sulla moquette già consumata da stivaloni da cow-boy e macchie di ketchup, hanno applaudito con vigore. Verosimilmente senza avere la minima capacità di collocare il Medio Oriente su una cartina geografica. Eppure proprio il tentativo di Condoleeza di alzare i toni del discorso pubblico ha in qualche modo evidenziato la pochezza della retorica che l’aveva preceduta e, peggio ancora, l’assenza...

Tampa, la politica di plastica

PUBBLICATO IL 29 AGOSTO 2012 DA Gea Scancarello

Vista dalla convention repubblicana di Tampa, la politica italiana riacquista una sua dignità. Sì lo sto dicendo e, sì, me ne pentirò non appena rientrata in Italia: ma quanto è vero oggi. Nell’arena che ricorda un immenso circo, con metà degli uomini in cappello texano e l’altra metà vestita con una divisa da football o con una camicia a stelle e strisce, gli argomenti per scegliere il candidato alla poltrona più importante del mondo sono così sottili da perdersi prima di raggiungere la platea (straniera). Il tema ricorrente è l’american dream, apparentemente qualcosa con cui Obama «non è familiare» (copyright John Boehner, speaker della Camera), perché troppo abituato a chiedere ad altri e non a rimboccarsi le maniche: un socialista alieno ai valori della nazione (e dire che un nero mezzo orfano con nonni kenyoti e cresciuto in Indonesia che diventa presidente degli Stati Uniti mi pareva un buon esempio di american dream). Formalmente, nell’accanimento dei...

Tampa without limits

PUBBLICATO IL 28 AGOSTO 2012 DA Gea Scancarello

Anno di grazia 2012, dopo aver speso 40 milioni per l'ammodernamento del Forum Tampa Times Bay, alla convention repubblicana di Tampa non c’è accesso internet wifi per la stampa. E la metà delle prese ethernet non funzionano. Un amico americano dice che il Gop lo fa apposta per limitare la possibilità che all'estero si chiacchieri troppo su Romney e co. Onestamente, credo che sarebbe una strategia un po' troppo raffinata per un partito il cui principale argomento è Obama è socialista, mentre noi siamo un Paese capitalista (anche se l'argomento, verosimilmente, fa presa sull'elettorato cui è destinato: bianchi, ricchi, pressoché sconosciuti al fisco).

Minetti, Corona e l'insopportabile pesantezza degli esseri

PUBBLICATO IL 21 AGOSTO 2012 DA Gea Scancarello

Ammettiamo che ci interessi davvero qualcosa. E, francamente, ne dubito. Ammettiamo che l'intera storia avesse avuto una sua utilità - far uscire Nicole Minetti dal consiglio regionale della Lombardia, dove era entrata non solo per il conclamato bilinguismo grazie al quale disse di aspirare anche alla poltrona della Farnesina - seppur ancora da dimostrare, visto che anche per agosto l'ex igienista si porta a casa 10 mila euro di emolumenti pagati da noi. Ammettiamo anche che il gossip ha la sua dignità, perché l'uomo è voyeur e ama sognare, incluso sulle chiappe della Minetti. Ammettiamo che siamo in un Paese libero, in cui persino Corona e Minetti hanno diritto di parola. Non non ammettiamo che si abbattano alberi per stampare una roba dal titolo: "Fabrizio voleva usarmi". "Con Nicole non è stata montatura, ma non posso avere una storia fissa".

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Schwazer, ovvero perché anche i campioni devono avere una vita

PUBBLICATO IL 08 AGOSTO 2012 DA Gea Scancarello

Qualche anno fa mi mandarono a intervistare Alex Schwazer. All'epoca aveva appena vinto un'insperata medaglia d'oro a Pechino e si era trasformato nell'eroe nazionale con il faccino bene, quello che le signore di mezza età guardavano sulle  riviste dal parrucchiere sperando di trovarlo magicamente nella cameretta della nipote. Lui si prendeva il suo momento di popolarità - parlargli al telefono richiedeva decine di tentativi - senza particolare entusiasmo: era del tutto evidente che non gliene importava nulla delle copertine patinate e dei vestiti di Armani che la nostra stylist gli buttava addosso per dargli un po' di corpo durante i servizi fotografici. Era un tipo silenzioso, ma le storie non gli mancavano: la stampa allora lo descriveva come la versione altoatesina del Rocky che si allena con la neve fino alle ginocchia sulle montagne del Wyoming. Alex parlava della sua famiglia, soprattutto, con un misto di etica calvinista e piacere per la fatica che rendeva estremamente...

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Inutili italiani (o di come un giovane tedesco mi ha rispiegato l'Europa)

PUBBLICATO IL 31 LUGLIO 2012 DA Gea Scancarello

Qualche sera fa, a Cipro, mi ha abbordato un tizio. Era notte, in effetti, quell'ora in cui molti sono già andati a letto e gli altri si avviano satolli alla cassa a pagare il conto, dopo una dozzina di portate e altrettante caraffe di vino. Il tizio avanzava barcollando e mi ha scherzosamente bloccato sulla porta della locanda. - Di dove sei? - Italiana. -Tu? -Tedesco. - Ah - ho ironizzato - ecco una delle colonne d'Europa. Lo stangone teutonico si è fatto improvvisamente compassato, indietreggiando di un passo (e liberandomi del suo alito al mosto e moussaka). - Non scherzare: foi italiani fi siete comportati malissimo con noi. - Prego? - Foi afete provato a umiliare Anghela Merkel ed è stato molto, molto sbagliato, ha proseguito serissimo, nonostante torrenti di sudore gli attraversassero la faccia, già vagamente piegata verso destra dalle dodici caraffe di vino di cui sopra. L'ho guardato per capire se scherzava. No, non scherzava per niente. Così, ai...

Tutti i redattori dell'Ansa devono fare qualcosa#1

PUBBLICATO IL 08 GIUGNO 2012 DA Gea Scancarello

Per la rubrica,  Tutti i redattori dell'Ansa devono fare qualcosa ecco la selezione di venerdì 8 giugno CRO:ORSO TRAVOLTO E UCCISO 2012-06-08 12:29 ORSO TRAVOLTO E UCCISO: SI FARA' ISPEZIONE DELLA CARCASSA (ANSA) - BOLZANO, 8 GIU - Un'accurata ispezione della carcassa dell'orso travolto ed ucciso da un'auto la notte scorsa vicino a Bolzano sarà svolta dai veterinari dell'Azienda sanitaria. I tecnici, oltre ad accertare con precisione la causa della morte, intendono anche approfondire le condizioni generali di salute dell'animale al termine del suo lungo girovagare attorno ai centri abitati della vallata dell'Adige. Con tutta probabilità alla fine l'animale sarà imbalsamato. Intanto si pone il problema della sicurezza stradale di fronte ai pericolo costituito per gli automobilisti dagli animali vaganti. Come dicono gli esperti, si tratta di un problema di difficile soluzione: per impedire alle bestie di invadere le strade occorrerebbero reti alte almeno due metri. E c'é...

Pubblicato in notizie e dintorni

La decrescita. O i criceti nella ruota

PUBBLICATO IL 06 GIUGNO 2012 DA Gea Scancarello

Della necessità di ripartire si è scritto in lungo e in largo. Le imprese devastate dal terremoto. Un patrimonio industriale polverizzato dalla natura. L'operosità di gente votata al lavoro e alla produzione. Tutto vero, tutto giusto, tutto mirabile (un filo scontato, magari?). Ma talmente vero da produrre mostri: le aziende che ricattano i dipendenti per farli tornare in fabbrica e - forse peggio - questi che son disposti non solo a firmare, ma a difendere il padrone da ogni accusa. Perché bisogna mangiare. Perché i bambini vanno vestiti. Le mogli accontentate. Perché il lavoro è dignità. Perché ci hanno insegnato a guardare avanti, sempre avanti. E se invece provassimo a cambiare prospettiva? Non dico a guardare indietro, ma almeno di lato? Se provassimo a domandarci - seppelliti dall'ansia per l'economia che non riparte e l'euro debole e la borsa che brucia la pensione che non vedrò mai - se non bisognerebbe fermarsi un attimo. E ripensare tutto. Il terremoto potrebbe...

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