L43 Blog

Le stanze della vita

PUBBLICATO IL 15 FEBBRAIO 2016 DA
 
 

Dialogo surreale tra Ezio Bosso e mio figlio. Parole autentiche di due poeti

 

Sai Tommaso, a un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un’altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me. Al massimo, io sono al servizio della musica”. La musica è una vera magia, è la nostra vera terapia.

Credimi Ezio, so perfettamente cosa hai passato. Nel mio ultimo periodo avevo pochissimi concerti e arrivato al mio livello se non suoni, se non hai un obiettivo, non suonare il tuo strumento,che è parte della tua anima quasi un prolungamento delle tue braccia, ti lascia sgomento, nudo, depresso. Come se tutto non avesse più senso. Ma lasciati dare un consiglio. La musica è come una donna che quando la lasci te la fa pagare per un paio di giorni, ma al terzo giorno ti perdona sempre, perché essa è come Dio. Non può non perdonarti. Toccando i tasti del tuo strumento, esso percepisce il tuo senso di alienazione, quell’abbandono involontario e allo stesso tempo capisce il perché.. Lui sente quanto hai sofferto e quanto hai patito e come una prima donna, all’inizio ti farà sentire le mani bloccate e poi ti riaprirà la sua anima. Ti farà capire che in realtà nulla è cambiato. La musica è Dio e Dio perdona sempre. La musica non è come l’amore umano, essa è più dell’amore. E’ una mano divina che ti ama anche nei tuoi momenti più scuri e ti guarda aspettandoti senz’ira”.

Tommaso, la musica come la vita si può fare solo in un modo. Insieme. Ho smesso di domandarmi i perché della vita. Penso che ogni problema sia un'opportunità. Ho fotografato un pezzo della mia vita e come ben sai, Il tempo è un pozzo nero. E la magia che abbiamo in mano noi musicisti è quella di stare nel tempo, di dilatare il tempo, di rubare il tempo. E la musica, tra le tante cose belle che offre, ha la caratteristica di essere non un prodotto commerciale, ma tempo condiviso. E quindi in questo senso il tempo come noi lo intendiamo non esiste più. Stanza è una parola importante nella vita degli uomini, ma spesso è data per scontata. Eppure nel linguaggio vuol dire tanto, vuol dire poesia, canzone, libertà, affermarsi. Vuol dire persino costruire. I brani rappresentano un percorso narrativo, storie che raccontano una vita, tante vite, le nostre vite. Le stanze sono una scusa per raccontare la musica. Lo spunto lo ho preso da una teoria antica che spiega come la vita sia composta da 12 stanze, quelle in cui lasciamo qualcosa di noi. La prima stanza, quella della nostra nascita che però riusciremo a ricordarla solo quando raggiungeremo l'ultima. E si può quindi ricominciare. Anche perché la 12/a stanza è l'ultima solo perché gli diamo un numero".

Ezio, ammira la bellezza infinita della notte, ammira il suo mistero, il suo oscuro segreto. Non aver paura, perché nell’oscurità si trovano molte più risposte che nell’accecante luce dove i nostri occhi limitati non sono in grado di intravedere una verità più illuminante del sole. La notte ci porta le nostre peggior paure, ci porta la verità, ci obbliga a confrontarci con noi stessi. Una tempesta di emozioni sopite dalla nostra codardia che il  buio ci costringe a far emergere, e ti obbliga a batterti con loro. Ti incuteranno timore, paura, odio, ma se ne sarai capace avrai il più grande premio che un uomo possa ricevere. La ricompensa di una magnifica alba, calda e amorevole, che ti svela la tua vittoria, la tua vittoria personale. La notte nelle mie stanze, è meravigliosa. Mi adula con le sue lusinghe, ma dimentica che verrà sempre dimenticata da un’aurora irripetibile. E’ un dolce nettare concesso a me mortale, ma abusandone so che il mattino interrogherà la mia anima. Le mie stanze sono uno spazio non spazio. Sono un luogo dove mi isolo per creare una condizione mentale in grado di farlo interagire con un mondo diverso, quello delle idee. Le mie stanze sono insieme la concretizzazione simbolo: è lo spazio che contiene e rende possibile la relazione tra me  e i fantasmi del mio desiderio, lo spazio attraverso il quale la mia esperienza esistenziale comunica con il suo "oltre", e cioè con quel tessuto di visioni, immagini e parole che è il rovescio della trama del reale e la materia prima della poesia. Io nelle mie stanze mi sono perso e ri-trovato, pianto e liberato, morto e ri-nato.  Non avevo niente da perdere, in quanto non ho mai posseduto niente tranne la mia musica, ho perso la mia reputazione, perché l’avevo già compromessa. Ho perso le abitudini perché le ho sempre trovate assurde nel loro ripetersi meccanicamente, ho sempre preferito la libertà. Ho perso la conoscenza perché ho sempre pensato che  avere la certezza delle nostre convinzioni non costituiscono effettivamente una conoscenza.  Ho fatto perdere le mie tracce, perché nessuno mi potesse legare, mi sono fatto perdere di vista, per non farmi più scorgere. Ho  perso di vista qualcuno, perché ho sempre odiato la monotonia. Ho perso i colori più forti, sbiadendo i ricordi che mi hanno fatto perdere. Ho perso il credito, la stima di chi prima mi adulava, per farmi vedere trafitto. Ho perso la fiducia perché ho dato la fiducia agli altri ricavandone mere speranze. Ho perso il mio dominio, perché ho abbattuto tutte le frontiere
Ho perso le parole perché è il plurale di parola. E la mia parola tramutava tutti in muti. Ho perso la fede, perché ho voluto più comprendere che credere. Ho perso la memoria, perché io ero diventato memoria dei pregiudizi e volevo rimuovere le minacce della vita. Ho perso la vergogna, perché nessuno più riconosceva la mia voce. Ho perso l’anima nell’inseguirla da una stanza all’altra, ho perso il cuore perché correva più veloce di quello degli altri. Ho perso la testa in capelli biondi ripiene di stelle che mi facevano camminare sopra la luna. Ho perso perché volevo vivere la vita in un minuto.

Sai Tommaso, anche io ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. 
E’ una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. 
A volte si trova in un ospedale a volte a casa ma diventa sempre la stessa stanza. E’ una stanza talmente buia che anche gli affetti fanno fatica ad entrarci. Lo avverto, me lo hanno detto.
Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Mi ha fatto cercare il significato di stanza, mi ha fatto incontrare storie di stanze. E delle stanze dentro al lavoro degli uomini. Che ne condizionano le scelte o ispirano loro malgrado. Quasi tutte le creazioni dell’uomo avvengono in una stanza. Che la vita quindi non è un tempo ma uno spazio infinito. Tommaso, la musica è la nostra vera terapia. La musica è una magia, non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta, è una fortuna che condividiamo.

Lo so Ezio, e ti rivelo un piccolo segreto: la musica siamo noi, quando parliamo, quando ci arrabbiamo, quando urliamo. Ogni nostro suono è frutto di passione dettata dalla nostra inclinazione a far musica. La verità, è che noi stessi siamo musica e non devi far altro che muoverti e la tua giornata, senza che tu lo sappia, risulterà un’opera d’arte. Tu sei il capolavoro, manifestalo al mondo. Incomincia da dove tutti devono incominciare: dalle basi, altrimenti farai crollare un castello fatto di sabbia e una volta che ti senti saldo, guarda le persone che ti vengono incontro, quelle che ti guardano dall’alto al basso, quelli che ti guardano con gli occhi della pietà e rispondigli con un sorriso. Non posso assicurarti che capiranno la tua superiorità, ma capiranno la magica profondità del tuo sguardo. La vita è fatta per essere condivisa, vivere vuol dire sentire il contrappunto del tuo cuore in sintonia con le voci del mondo, regalandoti un sorriso privo di parole, un abbraccio che ti avvolge. Tante volte credo di essere circondato da sordomuti.

Tommaso, la musica ci insegna la cosa più importante: ad ascoltare e ad ascoltarci l'un altro. Sai la malattia non è la mia identità, è più una questione estetica. Ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto evaporo. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c'è, c'è. E il passato va lasciato a qualcun altro.

Lo so Ezio, io avevo intenzione di farmi un tatuaggio con il testo di una canzone:”We all die young” e se ci pensi è vero, perché nella vita se ci credi davvero i sogni si avverano, e bisogna inseguirli con tutte le nostre forze perché non siamo immortali, ci è dato poco tempo e moriamo tutti giovani. Bisogna seguirli prima che il treno sfugga. Sai l’uomo che si adatta attrae il meglio dall’ambiente che lo circonda, creando così sintonia e armonia con gli altri. E così facendo passa a un livello successivo della sua esistenza. Coloro che non lo fanno rimangono fermi. Fermi nelle loro convinzioni. Certo è bello creare nella propria mente il pensiero della certezza, dell’assoluto, ma a volte le certezze sono come zaini pieni di libri con pagine bianche. Assolutamente stupide e inutili. Pensa che delle volte qualcuno mi parla e non lo ascolto, ma non perché non è interessante, e solo perché mi isolo, ed tutto ad un tratto mi viene in mente un tema d’orchestrare e devo assolutamente tornare a casa per buttarlo giù sulla carta in modo da non dimenticarlo. Non riesco ad essere ciò che si definisce normale, la normalità non esiste. Normalità vocabolo inventato per manipolare le menti deboli nei confronti dei potenti. Questo avveniva negli antichi imperi controllati e oggi ci vogliono ancora tutti normali.. Seneca diceva:”Dio non porge mai ostacoli troppo pesanti per una persona che li può sopportare”. E tu Enzo, sei un prescelto. 

Tommaso noi siamo belli. Noi esseri umani siamo bellissimi, ma spesso, chissà perché, tendiamo a dimenticarcene. Non esistono storie brutte, ma solo tristi, o allegre. Dobbiamo avere paura solo delle storie noiose. Io ho un mio percorso, un mio pensiero, credo nella musica come valore sociale, politico e quindi culturale. La musica è trascendente, costringe a uscire dal sé, ad andare oltre. È terapeutica, e nessuno lo sa meglio di noi.

Ezio io prendo l’arte sul serio, perché lo merita, fa parte di noi, sarebbe come mancarci di rispetto. Però i numeri uno si sentono spesso soli, sono nati con il senso della solitudine. Sono primi. E sai di esserlo nel momento stesso in cui nessuno ti comprende, nel momento in cui hai in mente mille pensieri e tenti di darti delle risposte, nel momento che non ti senti a tuo agio con tante persone. Sei un numero primo e i numeri primi sono consapevoli della loro diversità. Mark Hoddon diceva:” I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su”.

Ezio quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogni qualvolta il sole attraversa il cielo

Pensavo di non aver più rimpianti.  Ma adesso ho il rimpianto di non averti abbracciato, Ezio.

 

 
Pubblicato in cultura - istruzione

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

-->
prev
next