Arabia-Iran, la rivalità che tormenta il Medio Oriente

Dietro ai conflitti in Siria, Iraq e Yemen, lo scontro tra Riad e Teheran: ecco cosa c'è da sapere.

22 Novembre 2015

Il Re dell'Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud e l'Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell'Iran.

Il Re dell'Arabia Saudita Salman bin Abdulaziz Al Saud e l'Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell'Iran.

Non si capiscono le tragedie del Medio Oriente se non si usa la chiave di lettura che più di tutte spiega il perché di tanto sangue versato in questa parte del mondo: il conflitto tra Arabia Saudita e Iran.
Spesso si parla dei contrasti tra sciiti e sunniti come di uno scontro tra due correnti dell'Islam, ma la grande divisione del mondo musulmano riflette innanzitutto la rivalità tra i due regimi politici che esse incarnano, e non tra due visioni della fede.
L'elemento religioso non è altro che un pretesto di chi sta al potere per richiamare più combattenti possibili alla lotta contro il nemico.


 

 

LA POLITICA DIETRO LA RIVALITÀ. L'origine dei contrasti tra l'Iran sciita e l'Arabia sunnita, così come li conosciamo oggi, è la rivoluzione iraniana del 1979.
La caduta dello Scià Reza Pahlavi, per mano del popolo guidato dall'Ayatollah Khomeynī, spaventa la monarchia saudita per due motivi ben precisi: il popolo che solleva un re e la religione che prende il potere.
Entrambe sono ragioni di grande preoccupazione per i sovrani della dinastia degli Al-Saud, che vogliono assolutamente evitare la fine dello Scià Pahlavi. A questi timori si aggiungono le divergenze religiose, che vengono prontamente prese a pretesto per isolare l'Iran sciita nella galassia musulmana prevalentemente sunnita.

Una lunga storia di guerre per procura

Da allora il Medio Oriente è diventato il teatro di diverse “Proxy-war” tra le due grandi nazioni produttrici di petrolio.
Riad e Teheran supportano qualsiasi fazione, governo o gruppo armato in territorio avversario che possa danneggiare il nemico.
SIRIA, I SUNNITI CONTRO ASSAD. Lo scontro più noto è quello in Siria. Governato dall'alleato dell'Iran Bashar al Assad, il Paese rappresenta da sempre un capo-saldo per il regime degli Ayatollah nel Levante.
Con la rivoluzione siriana del 2011, l'Arabia vede una ghiotta occasione per rovesciare Assad e inizia a finanziare, insieme ai suoi alleati, le milizie sunnite che si oppongono al dittatore.
Il risultato è la guerra civile a cui assistiamo oggi, e la conseguente formazione di gruppi estremisti tra cui l'Isis.
IRAQ, GLI SCIITI AL POTERE. In Iraq, invece, dopo la caduta di Saddam, gli americani hanno portato al governo un premier sciita, rappresentante di quella maggioranza che era rimasta lontana dai posti del potere durante il regime del sunnita targato Hussein.
In realtà si tratta di una maggioranza minima: la popolazione sunnita nel Paese dei fiumi è sostanzialmente paritaria a quella sciita.
Con l'invasione dell'Isis nel 2014 in aree popolate principalmente da tribù sunnite, il rischio che il governo collassasse ha portato l'Iran a sostenere con sempre più forza il premier sciita Haydar al Abadi. Attraverso l'invio di forze speciali e l'appoggio alle milizie sciite, Teheran ha aumentato la sua influenza nel Paese.
YEMEN, L'IRAN SOSTIENE GLI HOUTHI. In Yemen, infine, la tribù degli Houthi, sciita, ha conquistato nel 2014 la capitale Sana'a rovesciando il governo del presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi.
Il sollevamento ha suscitato forti preoccupazioni a Riad, che non vuole un vicino di casa governato da sciiti.
Nel marzo 2015, l'Arabia Saudita ha iniziato una campagna di bombardamenti sulle posizioni della tribù sciita, mettendola in seria difficoltà.
L'Iran non ha perso l'occasione di finanziare e armare una spina nel fianco dell'avversario saudita, alzando ulteriormente il livello degli scontri.

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