Corpo forestale di Stato, 5 cose da sapere

Ha 7 mila dipendenti. E sempre più sono dirigenti. Controversie, clientelismi, squilibri. Il governo vuole riorganizzare il Corpo. Ma gli ambientalisti insorgono. 

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17 Marzo 2015

Baluardo dell'ambiente, ma anche centro di scandali e sprechi.
La notizia che il governo vuole far scomparire il Corpo forestale dello Stato (Cfs) come lo conosciamo oggi, annunciata dal ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia, non è certo un fulmine a ciel sereno.
QUINDICI ANNI DI 'BATTAGLIE'. Nel 2001 fu avanzata la proposta di “federalizzare” il Corpo e renderlo una forza interamente a competenza regionale. Nel dicembre 2011 un gruppo di deputati del Pd presentò una nuova proposta di legge che prevedeva l’istituzione della specialità della polizia ambientale nell'ambito del dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, sopprimendo così definitivamente i forestali.
Il progetto è poi confluito nel disegno di legge sulla riorganizzazione della Pa del luglio dell’anno scorso.

 

1. Il Corpo: nato nel 1948 ha 7 mila dipendenti

Il Corpo è nato nel 1948, ma è erede di un’amministrazione forestale sorta nel 1822 per volontà di Casa Savoia. Dal 1980 fa parte di una delle cinque forze di polizia dello Stato e ha circa 7 mila dipendenti.
Le altre sono carabinieri (105 mila effettivi), polizia (95 mila), guardia di finanza (60 mila) e polizia penitenziaria (38 mila).
DOVREBBE CONFLUIRE NELLA POLIZIA. Nei programmi del governo il Corpo dovrebbe confluire nella polizia e nei vigili del fuoco scindendo dunque le competenze di vigilanza e quella di protezione del territorio.

2. Le proteste: Legambiente e Greenpeace contro il governo

Contro l'iniziativa dell'esecutivo si sono già alzati gli scudi. Sono stati in molti a ribellarsi all’idea.
Legambiente, Greenpeace, Libera e Slowfood hanno scritto una lettera congiunta al parlamento e al governo per difendere il Cfs, sostenendo che «se venisse smembrato il più diffuso corpo di polizia statale italiano, altamente specializzato nel contrasto degli ecoreati, il vantaggio sarebbe solo per la criminalità ambientale».
IL CFS HA LA FIDUCIA DEL 65% DEGLI ITALIANI. Secondo il rapporto Eurispes 2015 il Corpo forestale ha la fiducia del 64,8% dei cittadini. Chi ne vuole decretare la fine, tuttavia, ha una visione diversa, contraddistinta da sprechi e clientelismi.

3. Le competenze: di ambiente si occupano otto organi

I reati ambientali sono una piaga dell'Italia, ma il problema non sta nel fatto che nessuno se ne occupa, bensì che le competenze sono troppo sparpagliate.
Di ambiente oggi si occupa oltre al Cfs, il Comando tutela ambientale dell'Arma dei carabinieri (soprattutto per quanto riguarda i traffici illegali di rifiuti), la polizia di Stato, le capitanerie di porto, la guardia di finanza, l'Agenzia delle dogane, l’Ispettorato antifrodi del ministero dell’Agricoltura, la Direzione investigativa antimafia per quanto riguarda la partecipazione delle organizzazioni criminali al riciclaggio dei rifiuti e tutte le polizie provinciali.
FORESTALE ATTIVA SOLO IN 15 REGIONI. Il Cfs è inoltre attivo solo nelle 15 regioni a statuto ordinario poiché esistono altri sei Corpi forestali che fanno riferimento alle regioni e alle province a statuto speciale (Sardegna, Sicilia, Val d’Aosta, Friuli, Provincia di Trento e Provincia di Bolzano).

4. Il personale: diminuiscono gli operativi, aumentano i dirigenti

Secondo i dati del 2011 il personale effettivo in servizio nei ruoli degli ispettori, sovrintendenti, agenti e assistenti del Cfs ammontava a 6.918 unità, 923 in meno di quanto sarebbe previsto dalla legge.
Di loro però meno di 4 mila svolgono attività di prevenzione e indagine sugli illeciti ambientali sul territorio. Circa 700 effettivi (il 10% tra cui 27 dirigenti) sono di stanza all’Ispettorato generale a Roma. Il Corpo, la cui gestione costa circa mezzo miliardo all’anno, è uno dei più diffusi sul territorio contando circa 1.200 stazioni e strutture di competenza nelle 15 regioni. Si arriva così a una media di 3,4 persone per ogni comando di stazione, numeri troppo esigui che costringono di fatto molti comandi a essere deserti o di fatto inutili.
SQUILIBRI TRA NORD E SUD. Esistono poi misteriosi squilibri. In Piemonte (secondo dati diffusi dalla Cgil) nel 2009 si registrava una carenza di 350 unità mentre in Calabria c’era un esubero di 300 forestali. Tra gli operativi un migliaio si occupano di allevamenti e biodiversità, circa 1.500 sono al lavoro presso i parchi nazionali. C’è un reparto volo specializzato nello spegnimento degli incendi con alcuni elicotteri e un aerotaxi. Fanno parte della dotazione anche due motovedette e 20 barche. La proposta di legge avanzata dai parlamentari aggiunge: «Si evidenzia un aumento di 55 unità di personale nei ruoli dirigenti e direttivi, una diminuzione di 161 unità nei ruoli del personale con funzioni di polizia e un aumento di 292 unità nei ruoli del personale che espleta attività tecnico-scientifica, tecnico-strumentale e amministrativa». Sempre meno persone nelle aree verdi e sempre di più dietro le scrivanie.

5. Il clientelismo: posti ai parenti di comandanti e dirigenti

Anche la selezione del personale ha molte ombre. Nel maggio del 2009 un’inchiesta de La Stampa rivelò che molti dei vincitori del concorso per 500 allievi erano parenti di comandanti, dirigenti o addirittura del capo del Corpo, Cesare Patrone. Ai vertici della graduatoria suo fratello, sua cognata, il suo autista, il suo assistente e alcuni dipendenti della sua segreteria.
«Dei 29 candidati che hanno riportato voti tra il 29 e il 30, ben 21 provengono dal medesimo ispettorato generale», denunciò il parlamentare Maurizio Fugatti. La Cgil parlò «dell’assoluta discrezionalità nella gestione del personale, sia per quanto attiene ai concorsi, sia per i trasferimenti e la determinazione delle piante organiche».
Non è andato meglio il concorso per la nomina di 400 allievi vice-ispettori del Corpo forestale dello Stato, bandito nel 2011. Molti concorrenti sono stati esclusi dopo essere entrati in graduatoria per motivi di salute. Il Tar ha decretato che alcune diagnosi erano arbitrarie e ha imposto la revisione delle graduatorie imponendo al ministero delle Politiche agricole di pagare i danni.
GLI ATTACCHI AL CAPO PATRONE. Nel 2013 Alessandro Di Battista (M5s) ha chiesto in un’interrogazione parlamentare la rimozione di Patrone, in carica dal 2004: «La permanenza al vertice di una forza di polizia per un periodo così lungo non è adeguatamente giustificata». Sulla stessa lunghezza d’onda il Safap, il sindacato autonomo maggioritario del Cfs. «Da tempi non sospetti chiediamo le sue dimissioni per la pessima gestione del personale e per l’inerzia che caratterizza la sua amministrazione. Denunciamo da anni certe forme tutt’altro che meritocratiche di gestione, mascherate con risibili esigenze di servizio. Questo dimostra come sotto la gestione Patrone al primo posto ci siano gli incarichi di alcuni. Non certo gli interessi dei forestali».

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