Giulio Regeni, i misteri dietro l'omicidio

I dossier del ricercatore in mano agli 007? Testimoni inattendibili e prove mancanti: i dubbi sulla morte.

15 Febbraio 2016

(© Ansa)

Oltre 10 giorni di silenzi, omissioni e timori di depistaggio.
La morte di Giulio Regeni non ha ancora colpevoli e a poco sono servite finora  le macabre scoperte riguardo le torture cui è stato sottoposto il giovane ricercatore italiano, trovato senza vita lo scorso 3 febbraio.
VICINO AGLI OPPOSITORI. A ucciderlo potrebbe essere stata la paranoia degli apparati di sicuezza egiziani, allertati dalla presenza di Giulio all'assemblea sindacale dell'11 dicembre al Cairo e insospettiti dalla sua vicinanza agli oppositori  di Abdel Fattah al Sisi.
Sarebbero state questa alcune delle circostanze decisive nell'alimentare il sospetto che lo studente fosse una spia o, comunque, un nemico del governo da bloccare quanto prima.
L'EGITTO RESPINGE LE ACCUSE. Dall’Egitto smentiscono con forza che Giulio sia stato «catturato e ucciso da elementi appartenenti ai servizi di sicurezza prima della sua morte».
E ribadiscono la piena collaborazione col nostro pool d’indagine in trasferta al Cairo su mandato del pm della procura di Roma Sergio Colaiocco.

I report sui sindacati: chi li ha consultati?

Proprio il lavoro di Giulio potrebbe in qualche modo ricondurre alla verità. L'ipotesi è che i report sui gruppi di opposizione redatti dal ricercatore italiano possano essere finiti nelle mani sbagliate.
Intercettati da quegli apparati egiziani già ossessionati dai fermenti universitari e ancor più allarmati dalle recenti novità nel lavoro di Regeni.
RICERCA PARTECIPATA. Pare, infatti, che l'università di Cambridge gli avesse chiesto di estendere il semplice dossier analitico sui movimenti sindacali per trasformarlo in una vera e propria ricerca partecipata, che lo portasse a studiare le organizzazioni dall'interno.
Alcuni giorni prima di scomparire, Giulio aveva scritto a un ex compagno di Cambridge: «Per la mia ricerca devo incontrare un pezzo grosso. Incrociamo le dita».

Il pc in mano agli inquirenti: e le altre prove?

I report si trovano ora all'interno del computer al vaglio dei tecnici della Scientifica della procura di Roma.
La professoressa Maha Abdelrahman ha spiegato che Giulio glieli avrebbe dovuti consegnare a fine marzo.
CONSEGNATO DAI GENITORE. Il pc che li conserva è al momento l’unico elemento in mano ai nostri inquirenti: è stato portato dai genitori del ragazzo che lo hanno prelevato dal suo appartamento al Cairo.
Per il resto ai nostri investigatori, dai colleghi egiziani, non è stata consegnata alcuna prova documentaria. Né tabulati, né video, né verbali

Le testimonianze sul fermo: versioni discordanti

Ombre si addensano poi sulla versione del 'super testimone', l'inquilino della palazzina di Dokki dove abitava il ricercatore, che avrebbe dichiarato di aver assistito alla presa in consegna di Regeni da parte di due agenti di polizia in borghese alle 17.30.
SMENTITO DA SMS E CHAT. Sms e chat di Facebook testimonierebbero, tuttavia, dei suoi contatti con fidanzata e professori già due ore dopo.
Il New York Times ha invece raccolto la testimonianza di tre funzionari della sicurezza egiziana che indicano come autori del sequestro gli uomini di un’agenzia di intelligence. Ma anche questa versione sembre non convincere del tutto.

L'autopsia conferma le torture: atteso il test istologico

La prima autopsia è stata eseguita al Cairo, dopo il ritrovamento del corpo il 3 febbraio. Secondo l’agenzia Reuters il ricercatore friulano sarebbe stato torturato con scariche elettriche ai genitali e avrebbe riportato la rottura di sette costole.
CORPO PIENO DI TAGLI. Ma l’autopsia effettuata a Roma non ha riscontrato segni di scosse o bruciature, anche se si attendono gli esiti del test istologico. Molte di più invece le fratture in varie parti del corpo: oltre a spalle e torace, Giulio aveva mani e piedi fratturati. Mortale il colpo al collo, con la rottura della prima e seconda vertebra cervicale e del midollo spinale. La parte superiore delle orecchie era stata tagliata e il corpo e la pianta dei piedi erano ricoperti di tagli, fatti forse con un punteruolo.

La mobilitazione internazionale: petizione in Inghilterra

Accademici inglesi hanno inviato una petizione al parlamento per chiedere che sia fatta luce sulla sorte di Regeni, auspicando un intervento in prima persona del governo britannico.
PRESSIONE SUGLI USA. L'iniziativa è capeggiata Paz Zàrate, esperta di diritto internazionale a Cambridge e amica di Giulio, nonché sua ex collega al think tank Oxford Analytica, dove lui lavorò tra il 2012 e il 2014.
Con altri professori e studiosi sta facendo pressione anche sugli Stati Uniti, dal momento che Giulio studiò anche li, prima di spostarsi in Gran Bretagna.

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