Il petrolio scende, ma la benzina no: ecco perché

Il prezzo del greggio Opec sotto i 30 dollari. Ai minimi dal 2004. Al distributore però solo lievi cali. Nomisma Energia: «Tutta colpa di tasse e accise». La guida.

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14 Gennaio 2016

Era da quasi 12 anni che non accadeva: giovedì 7 gennaio il prezzo del petrolio Opec è andato sotto i 30 dollari al barile fino a toccare quota 29,71, cosa che non si vedeva dal 5 aprile 2004.
Il 12 gennaio le quotazioni del Brent, il petrolio del mare del Nord, tocca i minimi da aprile 2004: il prezzo è sceso del 3,2% fino a 30,50 dollari al barile, in calo del 17,7% da inizio anno.
TENSIONE TEHERAN-RIAD. Ad accelerare il calo del greggio ha contribuito il fatto che due membri dell'Organizzazione dei Paesi esportatori, Iran e Arabia saudita, siano ai ferri corti in seguito all'esecuzione dello sceicco sciita Nimr al-Nimr da parte del governo Riad avvenuta sabato 2 gennaio.
L'Arabia saudita stessa da tempo non accenna ad abbassare la sua produzione con l'intento di rendere i prezzi insostenibili per i concorrenti.
Eppure quando l'automobilista italiano va a fare rifornimento nota solo lievi cali. 
DETERMINANTE LA TASSAZIONE. Il motivo? «Sul prezzo gravano pesanti tasse e accise», ovvero imposte su produzione e vendita del prodotto, spiega a Lettera43.it Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società di consulenza nell'ambito energetico.


Il prezzo internazione del gasolio è di 26 centesimi, quello della benzina di 30

Una pompa di benzina.

(© ImagoEconomica) Una pompa di benzina.

Il prezzo ottimale del gasolio è attorno a 1,24 euro, quello della benzina a 1,45. Per calcolarlo si somma il prezzo internazionale del greggio con la tassazione e i margini.
IMPOSTE AL 69%. Considerato che «il margine sulla benzina è di 15 centesimi, il costo internazionale è pari a 30 centesimi, ne deriva che circa il 69% del prezzo è da imputare alle imposte», prosegue Tabarelli. Il restante 31% è costituito da costo del petrolio (21%) e margini (10%).
Nel caso del gasolio le tasse pesano per circa il 67% a fronte di un prezzo internazionale di 26 centesimi (21%) e 16 centesimi di costi di distribuzione (11%).
Pertanto un calo del greggio incide solo sul 21% del prezzo del carburante. 
PESA LA GUERRA IN... ABISSINIA. Gran parte delle accise che si pagano ha un'origine lontana nel tempo.
La più antica era stata introdotta per la guerra di Abissinia del 1935.
Se ne è poi aggiunta un'altra per la crisi di Suez del 1956.
Poi per tutta una serie di emergenze che vanno dal disastro del Vajont del 1963 ai finanziamenti per le missioni in Libano e in Bosnia, passando per i terremoti del Belice, del Friuli e dell'Irpinia.
L'IVA, UNA TASSA SULLA TASSA. Nella voce tassazione rientra anche l'Iva, imposta che si paga anche sull'accisa che, come denuncia l'associazione per i consumatori Aduc, è di fatto una tassa su una tassa.


Il costo ottimale? Gasolio 1,2 euro e benzina 1,4

Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

(© Ansa) Folla in piazza dopo l'esecuzione di Nimr al Nimr, influente leader religioso sciita.

Nonostate il peso della tassazione, il prezzo dei carburanti sembra destinato a scendere ancora.
Nomisma Energia prevede a breve il raggiungimento di un prezzo ottimale di 1,2 euro per il gasolio e di 1,4 per la benzina.
Il prezzo medio self service si aggira attorno a 1,235 per il diesel e 1,437 per la verde.
C'è poi la possibilità di ulteriori flessioni «in particolare per la benzina che nelle ultime settimane è stata sostenuta dalla forte domanda degli Usa, mentre in Europa c'è stato un eccesso di offerta di gasolio», aggiunge Tabarelli.
RIALZO DEL GREGGIO? DIPENDE DA IRAN E ARABIA. Quando ci potrà essere una ripresa del greggio? «Perché si possa verificare un nuovo rialzo è necessario un riavvicinamento tra Teheran e Riad», conclude il presidente, «ipotesi tutt'altro che remota».


I rischi per l'economia russa e per i produttori Usa

Il ministro nigeriano del Petrolio Emmanuel Ibe Kachikwu

(© Ansa) Il ministro nigeriano del Petrolio Emmanuel Ibe Kachikwu

Intanto il ministro del Petrolio nigeriano Emmanuel Kachikwu ha fatto sapere che l'Opec cercherà di riunirsi prima del vertice già programmato per il mese di giugno e una data possibile è ai primi di marzo. I Paesi membri sono già impegnati in discussioni informali con alcuni produttori non Opec come la Russia, per concordare una riduzione delle quote di produzione con l'obiettivo di far risalire i prezzi.
MOSCA, I PREZZI BASSI DURERANNO A LUNGO. E proprio da Mosca, per bocca del titolare delle Finanze Anton Siluanov, arriva l'allarme: il bilancio pubblico della Russia è «sostenibile con i prezzi del petrolio a 82 dollari al barile» quindi «ora la strategia dovrà essere cambiata».
Il ministro ritiene «molto probabile che vi sia un'ulteriore riduzione del prezzo del greggio nel prossimo futuro».
Una situazione che potrebbe durare «per decenni», gli ha fatto eco il ministro dello Sviluppo economico Aleksey Ulyukaye. «Per le economie basate sulle materie prime, come la Russia, il periodo dei prezzi bassi sarà molto lungo», ha aggiunto. 
MEDVEDEV: LA RUSSIA SI PREPARI AL PEGGIO. Il premier Dmitrij Medvedev ha quindi invitato a «prepararsi al peggio se i prezzi del petrolio dovessero scendere ancora» dato che le possibilità dello Stato non sono infinite».
Il rischio, ha aggiunto, è che il Paese entri in «depressione», dalla quale «è altrettanto difficile uscire che da una crisi».
Il Cremlino quindi ha commissionato stress test tenendo conto di tre scenari: il petrolio a 25 dollari al barile, a 35 e a 45. La tenuta dei conti nel 2016 era basata su un prezzo attorno ai 50 dollari al barile.
A RISCHIO UN TERZO DEI PRODUTTORI USA. I nuovi ribassi hanno già costretto le compagnie petrolifere a nuovi: la compagnia petrolifera Bp ha deciso di dichiarare 4mila esuberi nel giro di due anni.
La brasiliana Petrobras, stretta dai debiti e coinvolta da uno scandalo per corruzione, ha tagliato di quasi 32 miliardi di dollari il budget per gli investimenti.
Un report di Wolf Research avverte invece che, con il prezzo del greggio sotto i 30 dollari, un terzo dei gruppi Usa potrebbe finire in bancarotta o passare attraverso una ristrutturazione entro la metà del 2017. Secondo gli analisti, invece, il livello di sopravvivenza sarebbe garantito dal petrolio a 50 dollari. 

Twitter @PierLuigiCara

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new zealand 15/gen/2016 | 14 :28

Il mancato sfruttamento dell’energia solare
Diminuisce il prezzo del petrolio ma non quello di benzina o l’energia elettrica, il cui prezzo, come tutti sanno, invece aumenterà immediatamente non appena il prezzo del petrolio tornerà a salire (penso che il prezzo reale oggi potrebbe aggirarsi intorno a 200 $/barile). L’Italia però a ciò non pensa, e se è vero che sull’installazione dei pannelli fotovoltaici esiste ancora la possibilità del recupero IRPEF in 10 anni del 55% del costo di installazione (ma fino a quando?), per il resto tutti gli incentivi paiono terminati. Anzi, se io produco energia con pannelli e la vendo a ENEL, questa me la paga pochissimo. In Lombardia, nelle pratiche V.I.A. o A.I.A. di aziende agricole, ma forse non solo, le cui falde di coperture dei capannoni possono essere di 1 o 2 ettari, di pannelli non si parla nemmeno (il procedimento è definito nei dettagli più minuziosi dalla Regione e sposato supinamente dalle Provincie)!! A Bergamo hanno costruito un ospedale "super moderno", il Papa Giovannni XXIII, con almeno 2 ettari di falda di tetto, 4 ettari di parcheggi, costo energetico estivo-invernale altissimo, senza un pannello fotovoltaico: il progetto era approvato dai boss regionali in pompa magna, sotto gli occhi di Formigoni/Maroni, ma se presentassi una roba simile in centro-europa o in una seconda geometri, tutti mi direbbero che sono pazzo (qualcuno l'ha detto anche a Bergamo ma non è servito). Caso, stupidità o probabilmente la lobby del petrolio sa ungere le ruote giuste.

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