Le banche a rischio collasso nel mondo

Deutsche Bank in Germania. Banco Santander in Spagna. Banif in Portogallo. Fino a JpMorgan e Citi negli Usa. Gli istituti più a rischio dall'Ue all'America. 

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21 Gennaio 2016

La sede di Deutsche Bank.

(© GettyImages) La sede di Deutsche Bank.

La Bce ha inviato in Italia i suoi ispettori per scoprire l’impatto degli oltre 200 miliardi di sofferenze.
In Germania si scommette da tempo sulla necessità di un fallimento pilotato con le regole del bail in per dividere gli oneri di risanamento del settore con i correntisti.
Gli investitori (i fondi comuni come gli Hedge funds) scommettono contro realtà - Monte dei Paschi, Carige - che mantengono un forte radicamento con il territorio.
OCCHI PUNTATI SULL'ITALIA. Non passa giorno che le grandi istituzioni o gli ambienti finanziari internazionali non lancino allarmi sulle banche italiane, che nonostante abbiano resistito alla grande crisi, sono ormai considerate il buco nero nel quale sprofonderà l’Europa dopo i fallimenti di Etruria, CariMarche, Carichieti e Carife.
Ma a ben guardare non è che le cose vanno meglio nel resto d’Europa o del mondo.
In fondo non ha torto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, quando scrive – come ha fatto sul Messaggero – che «quasi in ogni altro Paese d’Europa si sono verificate ben più gravi crisi bancarie con forti interventi di salvataggio dei rispettivi Stati».
DEUTSCHE BANK HA PERSO 6 MLD IN UN ANNO. Tra questi c’è il governo tedesco, lo stesso che vuole bloccare la creazione di una garanzia sui depositi sotto i 100 mila euro e vuole aumentare gli interessi dei titoli pubblici dell’area mediterranea detenuti dagli istituti di Italia, Spagna o Portogallo.
Nella Germania dove il contribuente ha pagato 144 miliardi di euro per il salvataggio di istituti piccoli e colossi del settore (64 miliardi gli interventi diretti) fanno paura non poco le condizioni di Deutsche Bank. Che nonostante l’ingresso del governo ha perso 6 miliardi in un anno, ha dovuto accantonare 1,2 miliardi per i contenzioni legali e ha svaluto asset per oltre 600 milioni. E in fondo le cose non potrebbero andare diversamente visto che in pancia titoli l’istituto ha derivati del valore di quasi 55 miliardi. Un record a livello mondiale.
PREOCCUPANO LE LANDSBANK. Soltanto gli interventi pubblici evitano il crac, che la Ue permette se nel capitale delle banche sono presenti governi o enti locali.
Ma nel Paese locomotiva d’Europa c’è, sul versante bancario, un’altra mina che potrebbe esplodere da un momento all’altro: le Landsbank, che hanno esposizioni su titoli spazzatura vicini ai 30 miliardi di euro.
A rendere le cose più complesse c'è anche il fatto che la Bce non può esercitare la vigilanza su questi istituti. Ultima a fallire, in questo sistema magmatico e poco trasparente, è stata la NordBank di Amburgo. A salvarla, va da sé e senza fare affidamento al bail in, la cancelliera di Berlino.

Dalla Spagna agli Usa: gli istituti a rischio

L'esterno della sede di Citigroup a San Francisco, California, Usa.

(© GettyImages) L'esterno della sede di Citigroup a San Francisco, California, Usa.

Altro Paese che non ha lesinato fondi pubblici alle sue banche è stata la Spagna.
Qui sono piovuti circa 100 miliardi dal Fondo Salva Stati, mentre il governo è dovuto intervenire iniettando 54 miliardi di euro.
LA CRISI DI SANTANDER. Nonostante questo fa molta paura il futuro del colosso Santander (secondo fonti finanziarie molto attivo sul dossier Mps). Lo scorso anno ha lanciato un aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro per frenare il declino iniziato con la morte dello storico presidente, Emilio Botin, per anni azionista forte di Generali.
L’ultimo stress test effettuato sull’istituto, quello della Fed e riferito alla sede americana, ha messo in risalto «ampie e sostanziali debolezze nei piani di capitale», l’incapacità nel prevedere perdite e valutare rischi, eccessivi dividendi per la casa madre e gli azionisti in generale.
Sorvegliato speciale anche il vicino Portogallo. Qui, dopo il crac del Banco di Espirito Santo costato ai contribuenti 4,99 miliardi, le autorità locali e quelle comunitarie si sono dimostrate a dir poco rigide. Infatti sono stati coinvolti nel fallimento anche gli obbligazionisti senior ben prima dell’introduzione del bail in pur di alleggerire il conto della newco e la clientela retail.
IN PORTOGALLO ARRANCA BANIF. Sempre sul territorio lusitano, e parallelamente, il governo segue il salvataggio del Banif (Banco Internacional do Funchal). L’istituto di Madeira, tra i primi dieci del Paese, ha già visto un'iniezione pubblica di quasi 2,3 miliardi di euro e una ristrutturazione che, dopo la cessione degli asset più problematici, ha portato alla cessione delle attività al Santander. Ma potrebbe non bastare.
Sull’altro versante dell’Atlantico, in America, torna lo spettro del “too big to fail”. Al Congresso democratici e repubblicani discutono se dare il potere al governo di effettuare spezzatini di banche e assicurazioni per ridurre i rischi sistemici.
Intanto la crisi borsistica cinese (mercato legato a doppio filo con quello statunitense) ha fatto perdere circa 130 milioni di dollari ai titoli delle prime sei banche del Paese. E la cosa rischia di incidere non poco sulle stesse realtà protagoniste nel crac del 2008 (JpMorgan, Citigroup o Well Fargo), che guadagno molto, ma capitalizzano poco.
IL PARALLELO TRA AMERICA E CINA. Proprio guardando alla grande crisi c’è chi fa non pochi paralleli tra l’America e la Cina.
La Bce ha ipotizzato che le banche dell’ex Celeste Impero dovranno chiedere al mercato, con emissioni apposite, capitale cuscinetto pari a 500 miliardi di euro.
E la cosa non deve sorprendere perché il denaro pompato nell’economia dalla People Bank of China è servito soltanto a riempire i cassieri degli istituti, che a loro hanno finanziato le operazioni a scoperto in Borsa.
Il sistema finanziario con i suoi 15 miliardi vale quasi il doppio di quello manifatturiero (meno di nove miliardi). E se da un lato questa crescita è dettata dalla voglia dei cinesi di fare soldi in fredda, dall’altro ci sono le varie province che non lesinano emissioni di debito, senza che ci sia un sistema di rating affidabile ad accompagnarle.
Non a caso parliamo di un Paese dove ormai ci sono più borsini che iscritti al locale partito comunista.  

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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creditooooooo 22/gen/2016 | 23 :13

Buona notizie per tutti, servizi finanziarie gratuito.
Buona notizie per tutti, servizi finanziarie gratuito.
Avete bisogno di finanziamenti urgenti, Tu che sei stanco di essere respinti dalle banche siete stanchi non si sa dove mettere il
testa seguito i vostri problemi finanziari. Si sono bloccati, mi sono imbattuto in una donna di nome Donatella una donna d'affari. lui concesso un prestito di 40.000 euro e ho parlato con alcuni colleghi che hanno anche ricevuto prestiti a questa donna senza preoccupazioni.
Soprattutto per me, ho ricevuto la mia domanda di credito tramite bonifico bancario in una vita 72 ore senza protocollo e sono abbastanza soddisfatto. Questo non è più solo un problema Margareta contatto per vedere il vostro prestito di denaro approvato.
Email: [email protected]
PS: Passare la notizia ai vostri amici, vicini, colleghi e genitori.?
[email protected]

adl 21/gen/2016 | 16 :18

LEGGO DI SFUGGITA SUL SOLE..................................
...........IL BUCO NERO DELLE SOFFERENZE E' NEL SETTORE DELL'EDILIZIA.
SORGE SPONTANEA LA DOMANDINA:
- DISASTERMONTI NON SODDISFATTO, SPINTO A GRAN FORZA, DA (UE) UNUSEFUL ENTITY, SI STA PREPARANDO A SOSTITUIRE RENZI ????????!!!!!!!
Fortuna vuole che al Colle, non risiede più il re.

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