Libia, il caso degli ostaggi italiani: cosa non torna

L'identità e il movente dei rapitori. La dinamica dell'uccisione di Piano e Failla. E quella della liberazione di Pollicardo e Calcagno. Le domande senza risposta.

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04 Marzo 2016

Gli italiani Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono stati liberati in Libia «dalle mani dell’Isis», dicono a Lettera43.it i responsabili del Sabratha media center che hanno postato le foto e il video su Facebook.
I compagni di prigionia Fausto Piano e Salvatore Failla, invece, non ce l’hanno fatta, uccisi «in degli scontri» nella cittadina costiera a Ovest di Tripoli, affermano le stesse fonti.
INFORMAZIONI CONTRADDITTORIE. Nelle prossime ore i fatti assumeranno probabilmente contorni più chiari: Pollicardo e Calcagno sono in un luogo sicuro, in buona salute, tenuti dalle forze di polizia locali in attesa di poter rientrare in Italia.
Ma parecchi dettagli sulla dinamica dei combattimenti che hanno portato all’uccisione di Piano e Failla e poi al rilascio degli altri due  non tornano, a causa delle indicazioni contraddittorie delle molte fonti libiche e italiane.
Diverse piste erano emerse anche sul rapimento, nel luglio scorso, e sulla loro prigionia. Anche per il presidente della Camera Laura Boldrini, «sulle cause c'è molto da chiarire».

 

1. L’identità dei sequestratori: jihadisti o criminali comuni?

(© Ansa)

Dalle informazioni che fino a pochi giorni fa filtravano dall’intelligence italiana i quattro italiani non sarebbero stati tenuti dall’Isis.
Tutt'ora i nostri servizi segreti sono cauti nell’attribuire gli scontri del 2 marzo, nel quale sono morti Piano e Failla, a una cellula libica del Califfato: potrebbe trattarsi invece di uno dei tanti gruppi criminali della zona piena di contrabbandieri.
Ma Sabrata è anche una città libica infiltrata da tempo dall’Isis.
IL COVO DELL'ISIS. Dal bombardamento degli Usa, il 19 febbraio, di uno dei campi d’addestramento jihadisti nell’hinterland, sono in corso pesanti combattimenti tra le forze dell’Amministrazione di Sabrata e l’Isis, e il media center del municipio conferma che il blitz è avvenuto contro una cellula del Califfato.
Nel covo di Sarman, nel Sud-Est di Sabrata teatro degli scontri a fuoco del 2 marzo, sono state trovate armi e decine di passaporti stranieri di Daesh (il nome arabo dell’Isis), alcuni dei quali indonesiani.
VITTIME TUNISINE. Le altre vittime delle sparatorie sarebbero inoltre tunisine o di provenienza straniera, come la maggioranza dei miliziani addestrati nei campi dell’Isis di Sabrata.
Esiste comunque una saldatura tra gruppi di criminali e trafficanti e milizie locali affiliate all’Isis: Sabrata è un centro di contrabbandieri al confine con Zuara, il principale molo libico dei barconi di migranti per Lampedusa, e anche dal porto di Sabrata partono delle carrette.

2. L’uccisione di Piano e Failla: è avvenuta prima o durante gli scontri?

(© Ansa)

Nel raid americano sul campo d’addestramento dell’Isis nella zona sono rimasti uccisi due ostaggi serbi, oltre a una quarantina di combattenti e un loro capo tunisino.
È possibile che anche i quattro italiani siano stati detenuti lì per molti mesi prima di essere costretti a spostarsi, nelle ultime settimane.
Il Sabratha media center ha diffuso le foto dell’attacco a un convoglio di jihadisti, con le immagini anche dei due corpi identificati successivamente come «molto probabilmente» di italiani.
SCAMBIATI PER FOREIGN FIGHTER. Gli uccisi nell’imboscata contro l’Isis sarebbero in totale nove, sette jihadisti stranieri e i due connazionali scambiati inizialmente per foreign fighter, a bordo di due auto nella zona desertica di Sorman. Una tunisina sopravvissuta con il figlio avrebbe contribuito a far scoprire la loro nazionalità e, successivamente, anche a far risalire ai due italiani scampati.
Sempre sul sito del media center è stato poi postato un video con le immagini di corpi a terra coperti da cartoni: lì si rivedono i volti dei due morti indicati come italiani, ma stavolta sono in un luogo al chiuso, e una voce fuori campo conta fino a 14 morti.
«USATI COME SCUDI UMANI». Va precisato che quella giornata le milizie di Sabratha (nella coalizione islamista di Alba libica di Tripoli e Misurata) hanno ucciso altri cinque «jihadisti dell'Isis», in una zona al confine con la Tunisia: tutti i corpi potrebbero essere stati trasferiti in un unico posto.
Sono infine circolati anche racconti di un «blitz al covo» di Sarman dell’Isis, con gli «italiani usati come scudi umani», mentre le milizie di Sabrata hanno invece raccontato che erano «stati uccisi dall’Isis poco prima del loro attacco», e non è chiaro neanche perché una terza auto sia stata data alle fiamme nel deserto, come si vede dalle immagini.
Interpellato da Lettera43.it il Sabratha media center si limita a parlare per adesso di vaghi «scontri». Tutta l'hinterland è teatro da giorni di aspre battaglie di Alba libica contro l'Isis.

3. Il movente del sequestro: è stato chiesto il pagamento di un riscatto?

Da sinistra in alto in senso orario: Salvatore Failla, Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno.

Da sinistra in alto in senso orario: Salvatore Failla, Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno.

Nei giorni immediatamente successivi al rapimento, il 19 luglio 2015, dei quattro tecnici della Bonatti (azienda in subappalto per la Mellitah oil & gas cogestito dall’Eni) sia nella città libica sia anche da fonti riservate dell’intelligence italiana era montata la pista del sequestro da parte di un «gruppo di trafficanti», contrabbandieri della zona, amici di un gruppo di trafficanti che sarebbero stati arrestati nel nostro Paese.
LA PISTA DEI TRAFFICANTI. L'indiscrezione che si volesse la loro liberazione in cambio degli ostaggi è stata poi smentita dai comandi centrali dei serzivi segreti italiani e dalla Farnesina.
Veniva invece indicata come prevalente l’ipotesi di sequestro a scopo di riscatto, da parte dei criminali banditi comuni, ma degli italiani non si avevano più novità sostanziali dal ministero degli Esteri, fino alla notizia della morte di due di loro il 2 marzo.
TRADITI DALL'AUTISTA? Nessuna fonte libica di Lettera43.it, anche da Sabrata, indicava di avere notizie dei quattro sequestrati.
Si vagliavano le indiscrezioni su un possibile tradimento dell’autista che, la sera dell’agguato, stava accompagnando Pollicardo, Calcagno, Piano e Failla allo stabilimento di Mellitah. Ed era possibile che i rapiti fossero stati rivenduti e passati di mano in mano.

4. La liberazione di Pollicardo e Calcagno: blitz o fuga solitaria?  

Il foglio con il messaggio italiano dei liberati in Libia.

(© Sabratha media center) Il foglio con il messaggio italiano dei liberati in Libia.

Si attendono i corpi in Italia per appurare se, per esempio, Calcagno e Failla siano stati uccisi con un colpo alla nuca.
Dubbi si hanno anche sulla dinamica della liberazione di Pollicardo e Calcagno.
Dalla ricostruzione del Municipio di Sabrata, sarebbero stati trovati in un appartamento della città, ma si sarebbero liberati da soli, sfondando la porta.
Secondo la versione dei militari del governo di Tripoli (alleato agli islamisti di Sabrata) nell'appartamento ci sarebbe invece stato un blitz violento, si sarebbe fatta esplodere una kamikaze tunisina.
LA DATA SBAGLIATA. Altro piccolo giallo è la data che reca il foglio con l’annuncio della liberazione degli ostaggi, postato online dal Sabrata media center, dove Pollicardo e Calcagno si dicono liberi «oggi, 5 marzo».
Altre indiscrezioni da Tripoli parlano di un riscatto milionario per la metà che sarebbe già stato pagato dall’Italia poco prima degli scontri a fuoco: il rilascio era già organizzato e sarebbe dovuto avvenire in quella data, perciò dunque i due italiani sarebbero stati separati?
IL MESSAGGIO POSTATO. Fino a stanotte il Sabrata media center non «poteva confermare» a Lettera43.it «l’identità dei due italiani morti dalle immagini diffuse».
L'indomani mattina ci hanno inviato le foto dei due liberati e del messaggio su carta, prima di postarli su Facebook.
La data sbagliata, dicono, sarebbe solo un errore dovuto «alla contentezza» di Pollicardo per la fine dell'odissea.
 

Twitter @BarbaraCiolli

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Canoi 04/mar/2016 | 19 :15

Direi di no, non c'è niente da chiarire. Non sono i giornali a dover dibattere e decidere. D'altra parte una vicenda come questa deve avere una particolare riservatezza. La richiesta di chiarimenti viene dal fatto che non ci fidiamo delle nostre istituzioni. In GB chiedono certo cosa fa MI6 ma quasi mai hanno risposte perché i Servizi inglesi non dicono mai balle e ma neppure la verla verità spesso non è opportuno dirla.

Canoi 04/mar/2016 | 19 :12

Direi di no, non c'è niente da chiarire. Non sono i giornali a dover dibattere e decidere. D'altra parte una vicenda come questa deve avere una particolare riservatezza. La richiesta di chiarimenti viene dal fatto che non ci fidiamo delle nostre istituzioni. In GB chiedono certo cosa fa MI6 ma quasi mai hanno risposte perché i Servizi inglesi non dicono mai balle e ma neppure la verla verità spesso non è opportuno dirla.

Canoi 04/mar/2016 | 19 :12

Direi di no, non c'è niente da chiarire. Non sono i giornali a dover dibattere e decidere. D'altra parte una vicenda come questa deve avere una particolare riservatezza. La richiesta di chiarimenti viene dal fatto che non ci fidiamo delle nostre istituzioni. In GB chiedono certo cosa fa MI6 ma quasi mai hanno risposte perché i Servizi inglesi non dicono mai balle e ma neppure la verità.

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