Londra e Berlino, circolo vizioso dell'estremismo

Inglesi e tedeschi impegnati in Siria. E ora l'Isis reagirà? «Il pericolo è interno», dice Varvelli dell'Ispi: «Lo scontro tra destra xenofoba e islamisti può esplodere».

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06 Dicembre 2015

Un Tornado della Royal Air Force britannica.

(© Ansa) Un Tornado della Royal Air Force britannica.

Nei cieli della Siria volano anche i Tornado di Germania e Gran Bretagna.
Quelli tedeschi per missioni di supporto e ricognizione, senza bombardare.
Quelli inglesi, invece, hanno già sganciato i primi missili contro l'Isis.
Con queste azioni, secondo fonti di intelligence europee e americane citate dalla Cnn, ora Londra deve fare i conti con la crescente minaccia di ritorsioni da parte del Califfato.
E anche Berlino, dopo l'ok del Bundestag tedesco alla missione militare tedesca più ampia del Dopoguerra, rischia di diventare il prossimo bersaglio dello Stato islamico.
NESSUN LEGAME DIRETTO. Le incursioni aeree possono certamente contribuire a tenere alto il rischio di attentati per vendetta, ma «non c'è una connessione diretta», spiega a Lettera43.it Arturo Varvelli, responsabile dell'osservatorio terrorismo dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).
Nonostante gli attacchi all'aereo russo nel Sinai e nelle strade di Parigi facciano pensare che chi bombarda l'Isis venga automaticamente colpito, per Varvelli il Califfato «non è in grado di preparare un attentato di risposta così velocemente».
«RADICALIZZAZIONE RECIPROCA». Piuttosto il più grande pericolo per Germania e Gran Bretagna è già in casa ed è rappresentato dalla «radicalizzazione reciproca» tra gruppi di estrema destra e islamisti.
«I primi si nutrono della violenza dei secondi» per giustificare le loro politiche xenofobe.
E viceversa l'islam radicale «basa la sua propaganda sulla rappresentazione degli occidentali come islamofobi e crociati».
«VINCONO PAURE E DIFFIDENZA». Secondo Varvelli «paure profonde e scarsa conoscenza culturale provocano una diffidenza reciproca» che a lungo termine rischia di sfociare in violenza, anche omicida.

Razzismo e foreign fighter sono i maggiori pericoli in casa

Una manifestazione di Pegida.

(© ansa) Una manifestazione di Pegida.

In Germania la tensione tra i nazional-populisti di Pegida e le comunità interne di immigrati è già sfociata in aggressioni e atti intimidatori da parte degli estremisti di destra contro i richiedenti asilo e i centri d'accoglienza.
Ma proprio su questo fa leva il radicalismo islamico per vendicarsi.
In tal senso la politica di accoglienza di Angela Merkel rischia di avere un effetto boomerang, anche se Varvelli ricorda che «il legame tra profughi e terrorismo è tutto da provare».
E la Germania, come la Gran Bretagna, «è all'avanguardia nelle politiche di deradicalizzazione».
COMBATTENTI DI RITORNO. Londra, invece, «è da sempre un obiettivo del terrorismo» sia perché ha un alto numero di foreign fighter (persone nate nel Paese che combattono all'estero) sia perché ha una grande comunità musulmana.
Dopo la Francia, la Germania e la Gran Bretagna sono i due Stati europei col maggior numero di foreign fighter, circa 750 ciascuno, che possono tornare a casa in ogni momento per compiere attentati.
ODIO OLTRE LE AZIONI MILITARI. Secondo fonti di intelligence, membri dell'Isis in Medio Oriente (tra cui molti inglesi) sarebbero stati esortati a tornare nel Regno Unito con l'obiettivo di colpire.
E sul web profili filo-jihadisti hanno scritto messaggi di minacce avvertendo: «Non prendetevela con l'islam quando vi colpiremo».
Sintomo di un odio che va ben oltre la mera risposta alle missioni in Siria e affonda le sue radici nella diffidenza culturale e nella paura del diverso di entrambe le parti in causa.

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