Non solo Regeni: l'Egitto è il Paese di arresti e torture

Il regime di al Sisi non fa luce su Giulio. Nel 2015 676 casi di sevizie, 88 nel 2016. Giudici sospesi, cronisti in cella, rapimenti: i numeri di uno Stato senza diritti.

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29 Marzo 2016

Paola Regeni, madre di Giulio.

Paola Regeni, madre di Giulio.

No, quello di Giulio Regeni non è un «caso isolato», come le autorità egiziane vorrebbero fare credere alla famiglia e all'Italia.
Non è stato ucciso in un incidente stradale, né a causa delle sue inclinazioni sessuali.
Non perché aveva litigato con un connazionale. Non è stato massacrato dai Fratelli musulmani per gettare cattiva luce sul presidente al Sisi, e men che meno seviziato e ammazzato da una banda formata da cinque «rapinatori di stranieri».
«UN CASO DI MORBILLO?». Lo ha ricordato chiaramente la madre del ricercatore friulano nel corso di una conferenza stampa al Senato.
Cosa significa isolato? «È un caso di morbillo, una varicella, una influenza che andava isolata?», ha chiesto sarcasticamente.
«Forse le idee di mio figlio non piacevano?», ha detto. E, quindi, andavano isolate?
O forse è isolato perché riguarda un cittadino italiano?
«È morto sotto tortura», ha aggiunto. «Mi riferisco a quanto hanno detto gli egiziani, la parte amica degli egiziani: lo hanno ucciso come un egiziano».

Solo nel 2015 ci sono stati 676 casi di tortura nel Paese di al Sisi

Giulio Regeni.

(© Ansa) Giulio Regeni.

Già, lo hanno ucciso come un egiziano.
L'Ong Nadeem Center del Cairo ha calcolato che solo nel 2015 ci sono stati 464 casi documentati di rapimenti da parte delle forze di sicurezza, quelli che tecnicamente vengono definite «estradizioni forzate»; 676 casi di tortura e 500 decessi tra i detenuti.
Nei primi due mesi del 2016, i casi di tortura sono già 88, otto dei quali con esiti mortali.
PER IL CAIRO «È NORMALE». Numeri che per il ministro degli Interni Magdi Abdel Ghaffar, lo stesso che sul caso Regeni ha smentito categoricamente il «coinvolgimento delle forze di sicurezza nell'incidente» perché «non è la nostra politica», non rappresentano un problema.
Visto che, come ha lui stesso dichiarato, «la scomparsa di qualche centinaio di cittadini su 90 milioni è normale».
ARRESTI ARBITRARI. Meno normali, forse, sono i 1.840 arresti arbitrari avvenuti dal marzo 2015 al marzo 2016 (fonte Rights and Freedom).
Che hanno coinvolto cittadini comuni a cui, come raccontato da testimoni, non è stato riconosciuto alcun diritto: niente mandato e nientre avvocato, nemmeno durante gli interrogatori.
Dal golpe anti-Morsi del 3 luglio 2013, per Amnesty almeno 41 mila egiziani sono finiti in carcere.
Mentre secondo Human Right Watch al momento sono 22 mila i detenuti senza processo: arrestati e interrogati in mancanza di mandato o avvocato.

Pugno di ferro del regime anche contro la magistratura

Il pugno di ferro del regime si è scagliato anche contro la magistratura.
Il 29 marzo il Consiglio supremo ha imposto il ritiro a 32 giudici che si erano opposti al golpe del 2013.
Lo stesso destino era toccato la settimana precedente ad altre 15 toghe.
PER LA SOSPENSIONE BASTA UN SOSPETTO. Nel 2015, 41 giudici erano stati sospesi dalla Corte d'Appelo del Cairo perché sospettati di aver appoggiato la Fratellanza musulmana.
Di certo avevano firmato un documento in cui criticavano la deposizione di Morsi.

Non mancano i giornalisti in carcere: 12 nel 2014, 23 l'anno dopo

Naturalmente anche la stampa è nel mirino di al Sisi.
Stando al rapporto dell'Ong Commitee to protect journalist, nel 2015 23 giornalisti si trovavano in prigione (contro il 12 del 2014) con l'accusa di aver in qualche modo appoggiato la Fratellanza.
SECONDI SOLO ALLA CINA. L'Egitto era secondo in questa classifica solo alla Cina che in carcere ne aveva 49.

Le richieste dei genitori di Giulio: rivedere le relazioni consolari

Mentre Matteo Renzi sabato 26 marzo nella sua Enews ha assicurato che «l'Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo», la famiglia Regeni con il presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi, in attesa dell'incontro tra procure romana ed egiziana del 5 aprile 2016, ha chiesto di chiamare l'ambasciatore italiano al Cairo per consultazioni, rivedere le relazioni consolari tra i due Paesi, inserire l'Egitto nell'elenco dei Paesi non sicuri dell'unità di crisi della Farnesina.
E IL NYT SI APPELLA A OBAMA. La repressione egiziana, con le detenzioni arbitrarie, l'uso della tortura e di omicidi, tra cui l'assassinio di Giulio, ha invece spinto il New York Times, sulla scorta di una denuncia firmata da alcuni esperti di Medio Oriente preoccupati dell'escalation di repressione, a chiedere all'amministrazione di Barack Obama di rivedere i rapporti con l'Egitto.
«Da quando l'esercito egiziano ha preso il potere nel colpo di Stato dell'estate del 2013, la politica americana verso l'Egitto è stata caratterizzata da una serie di ipotesi errate», ha scritto il quotidiano.
«È giunto il momento di sfidare queste ipotesi e valutare se un'alleanza che è stata a lungo considerata una pietra miliare della politica di sicurezza nazionale degli Usa stia facendo più male che bene».


Twitter @franzic76

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