Obama a Cuba, la fine dell'embargo al centro del viaggio

Obama a L'Avana. Ma per normalizzare i rapporti serve il via libera dei Castro. Che hanno usato la situazione come scusa. Trump e Clinton per lo sblocco. 

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20 Marzo 2016

Riusciranno due giorni di visita dove hanno fallito 23 votazioni alle Nazioni Unite, la pressione delle lobby e il movimentismo politico internazionale?
Difficile dirlo. La visita di Barack Obama a Cuba, 88 anni dopo l'ultima apparizione di un presidente americano sul malecon dell'Avana – Calvin Coolidge, nel 1928: e pochi saprebbero associare un viso al nome, tanto tempo è passato - segna di certo uno spartiacque nella storia, gonfiando entusiasmi e speranze.
L'EMBARGO? DRAMMA E COPERTURA. Ma non è detto che la due giorni di Obama e famiglia cambi davvero la vita dei cubani: che dia cioè lo scrollone finale al bloqueo, termine locale per indicare l'embargo che, dal 1960 (presidenza Kennedy, rivoluzione castrista appena compiuta) a oggi, ha segnato la vita dell'Isola.
Tra sofferenze, controversie e scudi riparatori: molti, anche a Cuba, pensano che il bloqueo abbia fornito ai fratelli Castro una scusa straordinaria per giustificare l'arretratezza e la povertà che, cinque decenni dopo il trionfo di Fidel, affliggono l'isola.

 

  • Fidel Castro (in primo piano) nel 1960, durante un discorso alla popolazione cubana (Getty)

Il 37,6% dei bambini cubani ha problemi per scarsa alimentazione

Avviato nel 1960, inasprito nel 1963, nel 1996 e poi sottoposto a successive modifiche fino ai giorni nostri, l'embargo proibisce (in linea di massima) alle aziende americane di fare affari con Cuba e alle istituzioni finanziarie Usa di operare in loco, oltre a vietare agli americani di viaggiare verso l'isola.
Secondo la Camera di commercio statunitense, l'embargo costa agli Usa 1,2 miliardi di dollari in mancati affari; il governo cubano stima le proprie perdite in 685 milioni di dollari all'anno.
CONCESSI I PRIMI PERMESSI COMMERCIALI. Anche se le conseguenze peggiori sono quelle umane e sociali: nel 2009 un rapporto delle Nazioni Unite indicava che il 37,5% dei bambini sotto i tre anni cubani ha problemi di salute dovuti a mancanze nutrizionali, mentre i casi di tubercolosi sono aumentati del 50%
Il divieto per i turisti e alcune restrizioni imprenditoriali e finanziarie sono cadute negli ultimi due anni, da quando Obama ha avviato il disgelo diplomatico: viaggiare a Cuba per gli americani non sarà più illegale, e sono stati concessi i primi permessi per attività commerciali.

Nonostante l'embargo gli Usa sono il quarto partner commerciale di Cuba

Tuttavia, è sbagliato credere che tra Cuba e Usa i rubinetti siano stati totalmente chiusi.
Già oggi, con l'embargo ancora vigente, l'America è il quarto partner commerciale dell'isola.
Ad arrivare sono prevalentemente prodotti agricoli e alimentari; nel 2008, anno di picco per i commerci, L'Avana ha comprato dagli Stati Uniti 685 milioni di dollari di soya, mais e carne di pollo. Nel 2014 le importazioni sono scese a 285 milioni di dollari: il governo non aveva abbastanza in cassa, essendo costretto parallelamente a ripagare i debiti contratti con Russia, Giappone e Messico.
LA COCA-COLA IMPORTATA DAL MESSICO. Esistono poi molti modi in cui l'embargo viene aggirato.
Il caso più eclatante è quello della Coca-Cola, azienda simbolo della cultura yankee: bandita ufficialmente negli Anni 60, da 20 anni Cuba la importa dal Messico, comprandola dalla sussidiaria messicana del colosso.
Ovviamente, se la possono permettere solo i turisti: ma questo riguarda sostanzialmente tutto quello che si trova sull'isola.
 

  • Obama in versione Che Guevara sulla copertina di un Lejo, giornale brasiliano (Getty)

Donald Trump è contrario all'embargo e vuole normalizzare i rapporti

Dopo il disgelo, e sotto la pressione di Obama, il clima sembra insomma favorevole a cancellare definitivamente l'embargo. Ma la decisione deve passare attraverso il Congresso, i cui due rami sono saldamente in mano repubblicana: e nel Gop le posizioni in merito non sono allineate.
Marco Rubio, Ted Cruz e Jeb Bush, che hanno forti legami con la comunità di cubani esiliati a Miami, sono contrari a levare l'embargo finché i Castro saranno al potere.
IL 55% DEI CONSERVATORI CONTRO LE RESTRIZIONI. Ma il 55% dell'elettorato conservatore è invece a favore della rimozione del bloqueo e persino Donald Trump – al momento il più vicino alla nomination nel campo repubblicano – pensa che le relazioni con Cuba vadano normalizzate, diplomaticamente ed economicamente (la posizione è condivisa da Hillary, anche se fu suo marito Bill Clinton, nel 1996, a inasprire l'embargo).
LOBBY ANTI-EMBARGO TRIPLICATE. A Washington, poi, è già un fiorire di lobby: secondo i dati raccolti dal quotidiano The Hill, nel 2015 i gruppi che fanno pressione contro l'embargo (ovviamente per fini economici) sono più che triplicati, passando da 31 a 97.
I nomi coinvolti variano dalla compagnia Tlc Verizon alla Lega di baseball alla stessa camera di commercio Usa.

Fidel non ha mai accettato le proposte per terminare l'embargo

Se il panorama della politica americana è frammentario, la posizione dello stesso governo cubano non è trasparente.
Per i fratelli Castro, prima Fidel e poi Raul, il blocco al commercio americano è servito come scusa formidabile per giustificare povertà e arretratezza e per avere un capro espiatorio da servire al popolo arrabbiato.
E molti cubani, specie quelli più esposti col mondo esterno, sembrano averne preso consapevolezza.
I TENTATIVI DI CARTER E KISSINGER. D'altronde, le cronache non ufficiali ma molto documentate raccontano che sia stato Fidel stesso a rifiutare le trattative messe in atto prima da Henry Kissinger e poi dal presidente Jimmy Carter per terminare l'embargo, che prevedevano a vari livelli di ritarare i rapporti tra l'Isola e gli Usa. Secodno la giornalista Anna Louise Bardach, autrice di numerosi libri su Cuba e una dei cronisti a cui Fidel ha concesso un'intervista, è sempre stato il lider maximo a rifiutare, con diverse scuse, gli accordi offerti dagli Usa.
Che la linea dei Castro nei confronti dell'apertura americana sia ondivaga, comunque, lo dimostra anche un lungo articolo pubblicato in questi giorni sulla Granma, il giornale del partito comunista: la visita di Obama è stata oscurata da un dettagliatissimo elenco dei misfatti americani sull'isola. 

 

Twitter @geascanca

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