Obama a Cuba, le cose da sapere

Barack vola a L'Avana 80 anni dopo l'ultimo presidente Usa. Critiche, tappe e condizioni del disgelo.

18 Febbraio 2016

La stretta di mano tra Raul Castro e Obama.

(© Ansa) La stretta di mano tra Raul Castro e Obama.

Il mondo capovolto in nemmeno un anno e mezzo.
Tanto è passato dall'avvio dei negoziati per normalizzare i rapporti tra Stati Uniti e Cuba all'annuncio del viaggio di Barack Obama a L'Avana.
INCONTRO IL 21-22 MARZO. Lo storico incontro tra il presidente Usa e Raúl Castro avrà luogo il 21-22 marzo, ha fatto sapere la Casa Bianca.
Lo stesso Obama ha annunciato con un tweet che a marzo visiterà Cuba «per far avanzare i nostri progressi e i nostri sforzi che possono migliorare la vita del popolo cubano» attraverso la progressiva abolizione dell'embargo e un rapporto stabile e duraturo tra i due Paesi.
«SOLLEVERÒ LE DIFFERENZE». Obama ha anche risposto alle critiche dei Repubblicani che gli hanno rimproverato di voler visitare un'isola ancora in mano alla dittatura. Gli Usa hanno ancora delle differenze con Cuba, ha sottolineato, promettendo di sollevarle «direttamente».

 

1. L'ultima visita di Coolidge nel 1928

Erano più di 80 anni che un inquilino della Casa Bianca non andava in visita a Cuba.
L'ultimo fu Calvin Coolidge, ricevuto assieme alla moglie Grace nel 1928 dall'allora presidente Gerardo Machado.
CARTER A CUBA 20 ANNI DOPO. Erano decisamente altri tempi. Per arrivare nell'isola Coolidge viaggiò prima in treno da Washington a Key West, nel Sud della Florida, poi s'imbarcò di notte sulla corazzata Uss Texas che attraccò il giorno dopo al porto dell'Avana.
Jimmy Carter, invece, fu ricevuto da Fidel Castro nel 2002, soltanto 20 anni dopo aver lasciato la presidenza.

2. La stretta di mano che ha avviato il disgelo

Un disgelo, quello tra Stati Uniti e Cuba, avviato a fine 2013, con l'ormai celebre stretta di mano tra i due leader durante i funerali di Nelson Mandela, a Pretroria.
Fu in quell'occasione che si manifestò concretamente la volontà di entrambi di lavorare per la normalizzazione dei rapporti tra i rispettivi Paesi.
SVOLTA COL RILASCIO DI GROSS. La vera svolta, tuttavia, coincide col rilascio, l'anno seguente, del contractor americano Alan Gross, e la liberazione di tre prigionieri cubani detenuti negli Stati Uniti. Di lì a poco il «Todos somos americanos» di Obama, con Castro pronto sottoscrivere il «deshielo» con Washington e archiviare di fatto l'era Fidel.

3. Le condizioni Usa: un incontro coi dissidenti

La visita era comunque nell’aria. A dicembre lo stesso Obama l’aveva ipotizzata in un’intervista, confessando il desiderio di poter viaggiare a Cuba entro la fine del suo mandato, ma specificando pure che ciò sarebbe stato possibile soltanto se gli fosse stata data l’opportunità di incontrare alcuni dissidenti.
«VOGLIO PARLARE CON TUTTI». «Se vado, l’accordo dovrà permettermi di parlare con tutti. Nelle mie conversazioni dirette con il presidente Raúl Castro ho chiarito che gli Stati Uniti manterranno i contatti con coloro che vogliono ampliare la libertà di espressione a Cuba», aveva dichiarato Obama.

4. I voli commerciali ripristinati tra i due Paesi

Dopo la riapertura delle reciproche ambasciate la scorsa estate, è di pochi giorni fa l'accordo che ripristina i voli commerciali tra i due Paesi per la prima volta in 50 anni.
E tre giorni or sono l'amministrazione Usa ha approvato la costruzione della prima fabbrica a stelle e strisce sul territorio cubano.
PRIMA FABBRICA USA. Il via libera è stato concesso a due ex ingegneri per realizzare un impianto per la costruzione di piccoli trattori, per un totale di circa mille l'anno.
Ora il viaggio che potrebbe costituire un passo fondamentale per arrivare all'ultimo obiettivo: la fine dell'embargo nei confronti dell'isola, in vigore da oltre mezzo secolo.

5. I repubblicani contro la decisione di Obama

Immediata e contraria la reazione di Ted Cruz e Marco Rubio, i due candidati repubblicani alla Casa Bianca di origini cubane. Per il senatore del Texas, ultraconservatore beniamino dei Tea Party e degli evangelici, andare a Cuba «finché Castro  al potere» è un errore: «Sono rattristato, ma non sorpreso. La cosa era nell'aria da tempo».
«CUBA? UNA DITTATURA». Ancor più duro Rubio, giovane senatore della Florida i cui nonni emigrarono ai tempi della dittatura di Batista, dunque prima della rivoluzione castrista. «La visita di Obama è assurda. Se io fossi presidente» - ha dichiarato Rubio - «non prenderei in considerazione un viaggio del genere, se non in circostanze molto particolari. Non andrei mai finché Cuba non è libera. E un anno e due mesi dopo le aperture» - ha concluso - «il governo cubano resta repressivo come sempre. Una dittatura».

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