Oscar 2016, 10 motivi per cui saranno ricordati

I record di Stallone e Spielberg. L'attesa per DiCaprio. La questione razziale. L'edizione di quest'anno degli Academy Awards lascerà il segno. Ecco perché.

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28 Febbraio 2016

La notte più attesa dalle star del cinema. E in particolare da una di loro.
Gli Oscar 2016 sono soprattutto quelli in cui dovrebbe finire la maledizione di Leonardo DiCaprio, a un passo dalla statuetta agognata per 23 anni. Ma non è tutto qui.

 

 

Gli occhi saranno puntati anche sul presentatore Chris Rock, comico afroamericano che difficilmente si lascerà scappare l'occasione per parlare della questione razziale e della totale assenza di candidati neri.
E poi su Ennio Morricone, deciso a prendersi un premio vero dopo quello alla carriera vinto nel 2007.
Non vi basta? Ecco 10 motivi per cui vale la pena di seguire la notte degli Oscar.

 

 

1. La questione razziale: Chris Rock osservato speciale

Per il secondo anno consecutivo nessun candidato agli Oscar è nero. E l'hashtag #OscarsSoWhite, inventato dalla scrittrice April Reign, è tornato trending topic.
In tanti, da Spike Lee a Will Smith e la moglie Jada Pinckett, hanno annunciato l'intenzione di boicottare la serata, ma il produttore Harvey Weinstein ha avvisato tutti: «Non fatelo, perché Chris Rock ci annichilirà tutti nei primi 20 minuti dello show».
Il comico afroamericano, presentatore della serata, sarà un osservato speciale.
LA BATTUTA DEL 2005. Il produttore dello spettacolo, Reginald Hudlin, aveva paventato la possibilità che Chris Rock stesse riscrivendo il suo discorso proprio a seguito della campagna di boicottaggio. Ipotesi smentita dal diretto interessato. Anche perché, forse, non c'era niente da riscrivere.
Nel 2005, alla sua prima conduzione degli Oscar, Chris Rock non risparmiò battute sulla questione razziale: «Abbiamo quattro candidati neri. Sembra un po' la Def Oscar Jam stanotte (il gioco di parole è con Def Jam, la più importante etichetta discografica di musica hip hop, ndr)». E quest'anno, di candidati, ce ne sono zero. Difficile che Chris ignori la tematica.
E se pensate che i neri siano gli unici a essere discriminati vi sbagliate. Guardate un po' quanto è ridotta la rappresentazione ispanica agli Oscar nell'infografica realizzata da Venngage.

 

[INFOGRAPHIC] Oscar Winners by Race

 

2. La lunga attesa di DiCaprio: la maledizione è finita?

Aveva 19 anni quando fu candidato per la prima volta agli Oscar. Era il 1993, e la sua commovente interpretazione nel ruolo di un ragazzo disabile in Buon compleanno Mr. Grape aveva colpito tutti.
Ma quello che sembrava il principio di una lunga e piacevole relazione con gli Oscar si sarebbe rivelato l'inizio di una maledizione.
Da allora il nome di Leonardo DiCaprio è tornato altre quattro volte, sempre nella categoria di miglior attore protagonista. Nessuna statuetta però.
I BOOKIES PUNTANO SU DI LUI. Quest'anno sembra essere l'anno giusto per lui: con The Revenant ha conquistato lo Screen actors guild awards, il Bafta e il Golden Globe. Quest'ultimo, però, non gli bastò né nel 2005 (The Aviator) né nel 2014 (The Wolf of Wall Street).
Tutti fanno il tifo per lui, i bookmaker lo quotano poco sopra la parità, ma dentro l'Academy c'è chi fa il tifo contro: «La sua performance è ridicola», ha rivelato un giurato anonimo a Hollywood Reporter, «la motivazione di chi lo sostiene si fonda sulle difficoltà che ha dovuto affrontare per quel film. Sono stanco di sentirlo, è per questo che viene pagato».
E poi vi immaginate che peccato sarebbe buttare via meme come questo?

 

 

 

3. La speranza italiana: Morricone in pole per una statuetta

Di sei nomination non è riuscito a fare un premio.
Se si esclude quello alla carriera consegnatogli nel 2007.
IL CANDIDATO PIÙ ANZIANO. Ennio Morricone ci riprova, 16 anni dopo Maléna, partendo con i favori del pronostico (venerdì 26 è entrato nella Walk of Fame).
Intanto, a 87 anni, il compositore italiano è già il più anziano mai candidato agli Oscar.
E pensare che lui, le musiche di The Hateful Eight, non voleva neanche scriverle.
L'ha convinto la moglie. Sia benedetta.

  • La colonna sonora di The Hateful Eight.

 

4. Il ritorno di Sylvester Stallone: ancora Rocky, 39 anni dopo

A proposito di lunghe attese, prendete Sylvester Stallone.
Per gli esperti del settore e i bookies è il favorito numero 1 per la statuetta da miglior attore non protagonista.
Merito di Creed, certo, ma soprattutto di Rocky, l'unico personaggio che sia mai riuscito a dargli spessore come attore e autore.
È al pugile italo-americano che Sly deve le sue tre nomination agli Oscar.
TRE NOMITATION. Le prime due, da attore protagonista e sceneggiatore, arrivarono nel 1977, grazie al primo capitolo della saga. La terza è giunta 39 anni dopo.
Nessuno aveva mai dovuto aspettare tanto per il suo secondo red carpet da candidato agli Award, e solo altri cinque attori hanno ottenuto due candidature con lo stesso personaggio: Bing Crosby con Padre O'Malley in La mia via (1944) e Le campane di Santa Maria (1945); Peter O'Toole con Enrico II in Becket e il suo re (1964) e Il leone d'inverno (1968); Paul Newman con Fast Eddie Felson in Lo spaccone (1961) e Il colore dei soldi (1986); Al Pacino con Michael Corleone in Il padrino (1972) e Il padrino parte II (1974); Cate Blanchett in Elizabeth (1998) ed Elizabeth: The golden age (2007).

 

  • Stallone intervistato su Creed.

 

5. Il baluardo della multi-etnicità: Iñarritu in odore di doppietta

Contro ogni tabù e ogni tendenza combatte Alejandro Gonzalez Iñárritu.
Negli Oscar della polemica razziale, il regista messicano candidato con The Revenant è l'ultimo baluardo della multi-etnicità.
E punta con decisione alla seconda doppietta di fila dopo il trionfo con Birdman per film e regia nel 2015.
FAVORITO IN DUE CATEGORIE. In entrambe le categorie parte tra i favoriti, e se dovesse farcela sarebbe il primo di sempre.
Se tra i registi, infatti, c'è chi ha conquistato l'Oscar per due anni consecutivi (John Ford nel 1941 e 1942, Joseph L. Mankiewicz nel 1950 e 1951), non è mai successo che due film diritti dalla stessa persona conquistassero la statuetta più ambita in due edizioni di fila.

  • Leonardo DiCaprio con Alejandro Gonzalez Iñárritu (Getty).

 

6. Spielberg, Lawrence, Williams: nomination da record

Se quello di Iñarritu è un record in fieri, altri sono già stati battuti. Steven Spielberg, per esempio, è candidato per la nona volta con un film prodotto da lui: Il ponte delle spie. In altre sette occasioni era contemporaneamente regista e produttore delle pellicole nominate, l'unica eccezione alla regola è Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood.
Joy ha invece portato la quarta nomination in carriera a Jennifer Lawrence, appena 25enne. Nessuno prima di lei aveva centrato il poker di candidature così giovane.
Il compositore John Williams fa 50 (sì, 50) con la colonna sonora di Star Wars: Il risveglio della Forza. Il suo è il record di nomination per una persona in vita, mentre il primato assoluto spetta a Walt Disney, a quota 59.
UNA DINASTIA SENZA RIVALI. Se si allarga il discorso alle famiglie, la dinastia Newman non ha rivali. Con la nomination ricevuta da Thomas per la colonna sonora de Il ponte delle spie (la 13esima personale), fanno 89 nomination divise tra sei persone.
La categoria della fotografia è ormai terreno di caccia riservato a Emmanuel Lubezki, premiato nel 2014 con Gravity e nel 2015 con Birdman. Nel 2016 è candidato per The Revenant, ed è favoritissimo. Sarebbe il primo a fare tripletta in tre anni di fila.
È invece solo la seconda nomination in carriera per George Miller, regista di Mad Max: Fury road. La prima arrivò nel 1995 per... Babe, maialino coraggioso.

 

  • Il trailer de Il ponte delle spie.

 

7. Da Cranston a Larson: il club delle prime volte

C'è poi un foltissimo club delle prime volte.
Otto dei 20 candidati come miglior attore/attrice protagonista/non protagonista non sono mai stati al Dolby Theatre con una nomination.
C'È ANCHE TOM HARDY. Sono Bryan Cranston (Trumbo), Brie Larson (che sembra destinata a fare centro al primo tentativo con Room), Charlotte Rampling (45 anni), Tom Hardy (The Revenant), Mark Rylance (Il ponte delle spie), Jennifer Jason Leigh (The hateful eight), Alicia Vikander (The Danish girl), Rachel McAdams (Il caso Spotlight).

 

  • Bryan Cranston in Trumbo

 

8. Attesa per Lady Gaga: un numero a sorpresa

Uno dei momenti più attesi e avvolti dal mistero dell'intera cerimonia è quello della performance di Lady Gaga.
CANDIDATA CON TIL IT HAPPENS TO YOULa pop star, che ha cantato l'inno americano prima del Super Bowl, è candidata agli Oscar con la canzone Til it happens to you, inserita nella colonna sonora del documentario The hunting grounds.
L'unica cosa che si sa è che a introdurla è stato chiamato nientemeno che il vicepresidente americano Joe Biden. Per il resto, conoscendola si può essere certi di un fatto: sarà un'esibizione spettacolare. E magari un'occasione per regolare i conti con DiCaprio dopo le risatine dei Golden Globe.

 

  • La gag DiCaprio-Lady Gaga.

 

9. Il record di Ex Machina: effetti special low-cost

Nell'immaginario collettivo non possono esistere effetti speciali a prezzi contenuti.
MAD MAX PARTE FAVORITO. Ex Machina fa eccezione: in lizza per la statuetta dei visual effects, è costato 15 milioni di dollari.
Un record per la categoria. Ma potrebbe non bastare per battere Mad Max (150 milioni di budget).

 

  • Il trailer di Ex Machina.

 

10. L'anno dell'equilibrio: in tre per il premio di Miglior Film

Quella 2016 è l'edizione dell'equilibrio.
Almeno per quanto riguarda la categoria Miglior film.
SPIELBERG CON POCHE CHANCE. Se The Revenant è il favorito dei quotisti Snai (1,65) quelli di William Hill preferiscono Il caso Spotlight (1,80).
Ma molti, nella stampa specializzata americana, puntano forte su La grande scommessa.
Sono questi i tre film in lizza per la statuetta, con Mad MaxRoom, BrooklynThe Martian e Il ponte delle spie che sembrano partire già battuti.

 

  • Gli otto candidati a miglior film concentrati in quattro minuti.

 

Twitter @GabrieleLippi1    

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