Reato di immigrazione clandestina, perché la legge è inutile

Il governo depenalizza. La Lega Nord prepara le barricate. Ma la norma è gia disapplicata. Guido Savio dell'Asgi: «Si tratta solo di un costo per lo Stato».

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08 Gennaio 2016

Immigrati su un barcone.

Immigrati su un barcone.

Il reato di immigrazione clandestina non è stato ancora cancellato, ma Matteo Salvini ha già annunciato «le barricate».
Prima «in parlamento» e poi «nelle piazze».
Il segretario provinciale della Lega Nord di Padova, Andrea Ostellari, ha proposto di iniziare subito a raccogliere le firme per un referendum, che nel nostro ordinamento, però, può essere soltanto abrogativo, e cioè con la possibilità di sopprimere una legge.
Nel frattempo il destino della norma, più volte emendata dalla Corte costituzionale, appare segnato.
Entro il 17 gennaio 2016 il governo deve attuare la delega per la depenalizzazione: cosa cambia per lo straniero che entra o che si trattiene senza documenti regolari sul territorio italiano?
L'ASGI: «UN REATO INUTILE». Lettera43.it lo ha chiesto all'avvocato Guido Savio, consigliere dell'Asgi, l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione: «L'espulsione amministrativa resta in vigore. Il reato di immigrazione clandestina, invece, è inutile».
La ragione è semplice: «Condannare un immigrato irregolare, che per legge non può avere un patrimonio aggredibile, al pagamento di un'ammenda, significa sprecare soldi pubblici per celebrare i processi».
PROCESSI ORMAI SPARITI. Processi che, soprattutto nei grandi centri urbani, dove i pubblici ministeri hanno reati ben più gravi da perseguire, già oggi non vengono più celebrati.
«A Torino, dove io lavoro, è da almeno tre anni che non si tiene un processo per il reato di immigrazione clandestina».

 

Il governo Renzalfano si prepara a cancellare definitivamente, per decreto, il reato di immigrazione clandestina, come...

Posted by Matteo Salvini on Thursday, January 7, 2016

 

  • Matteo Salvini annuncia su Facebook le barricate della Lega Nord contro la cancellazione del reato di clandestinità.


REATO INTRODOTTO NEL 2009. La norma fu introdotta nel 2009.
Al governo c'era Silvio Berlusconi, con Roberto Maroni al ministero dell'Interno.
Il reato non prevede il carcere, ma un'ammenda da 5 a 10 mila euro.
Solo in teoria, però, perché le somme sono di fatto inesigibili e intaserebbero i tribunali con migliaia di procedimenti.
Il reato prevede, inoltre, la sanzione alternativa dell'espulsione, che di fatto si sovrappone all’espulsione già prevista in via amministrativa.
PERCHÉ TENERLO? RAGIONI POLITICHE. Perché allora il governo non ha ancora provveduto a recepire la delega parlamentare cancellando il reato?
«L'unico motivo», argomenta Savio, «è di tipo politico, non ci sono ragioni giuridiche. L'esecutivo teme sia impopolare cancellare il reato in questo momento, con l'opinione pubblica dominata dall'emergenza terrorismo e dall'emergenza profughi».
NESSUN «AGGRAVAMENTO» PER LE PREFETTURE. Sostenere però che cancellare il reato produrrebbe «un aggravamento pesante sulle prefetture, su cui si riverserebbe tutto il peso delle sanzioni amministrative», come ha scritto venerdì 8 gennaio il quotidiano la Repubblica dando conto della ritrosia del Nuovo centrodestra, secondo Savio significa «fare disinformazione».
Depenalizzando il reato di immigrazione clandestina, spiega infatti l'avvocato, «non ci sarebbe alcun aumento delle espulsioni amministrative».

L'assurdità del doppio procedimento: solo un costo per lo Stato

Migranti su un gommone intercettati nel canale di Sicilia e tratti in salvo.

(© Ansa) Migranti su un gommone intercettati nel canale di Sicilia e tratti in salvo.

Per capire perché, basta osservare la realtà dei fatti.
Dice l'avvocato: «Oggi, nel momento in cui uno straniero viene fermato per strada senza permesso di soggiorno, partono contemporaneamente due procedimenti. Il prefetto dispone l'espulsione amministrativa, immediatamente esecutiva, e incarica il questore di eseguirla. Il questore, a seconda dei casi, può procedere con l'accompagnamento alla frontiera, trattenere lo straniero in un Cie, imporre misure alternative al trattenimento oppure ordinare allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro sette giorni».
PARTE IL LUNGO ITER. Allo stesso tempo, però, «e qui sta l'assurdità del reato», nei confronti dello straniero «parte una denuncia per il reato di immigrazione clandestina».
Con il relativo e costoso iter a carico dello Stato: «Denuncia, notifica della denuncia a un soggetto che, nel caso in cui gli venga ordinato di lasciare il territorio dello Stato, nel frattempo si è reso irreperibile, nomina di un difensore d'ufficio, spese processuali...».
«NOTIZIA A VOLTE NON COMUNICATA». Ma non è finita qui: «Se l'espulsione amministrativa viene eseguita prima della conclusione del processo, il processo stesso dovrebbe concludersi con sentenza di non luogo a procedere. Affinché ciò avvenga, però, il giudice dovrebbe esserne informato».
Non sempre è così: «Basti pensare al caso di un immigrato clandestino denunciato per esempio a Torino, che magari si rende irreperibile cambiando città e viene poi espulso dalla questura. Non sempre la notizia viene comunicata».
«LE AMMENDE SONO INESIGIBILI». Per finire, quando il processo arriva a comminare l'ammenda, «nella stragrande maggioranza dei casi si scopre che la somma non è esigibile. Uno straniero irregolare, per legge, non può lavorare. Non può aprire un conto in banca, non può possedere beni pignorabili. Il suo patrimonio non è aggredibile, nemmeno qualora fosse frutto di attività illecite».
«UNA COLLEZIONE DI ESPULSIONI». Cosa succede a questo punto?
«Succede che l'ammenda può essere sostituita dall'espulsione amministrativa. Un gioco dell'oca, in cui lo straniero irregolare colleziona espulsioni, la cui esecuzione è sempre effettuata dal questore».
Ecco perché il reato d'immigrazione clandestina, soprattutto nelle grandi città, è sostanzialmente una norma «già disapplicata».
Invocare il carcere come alternativa, oltre agli ovvi problemi di sovraffollamento che ciò comporterebbe, sarebbe doppiamente illegittimo.
Primo perché la Corte costituzionale ha già giudicato inutile e sproporzionato punire con la detenzione il mancato allontanamento del migrante irregolare.
E poi perché, conclude Savio, «la direttiva europea sui rimpatri prevede che la persona irregolare debba essere messa fuori dai confini dell'Unione europea. Le galere italiane, invece, stanno dentro quei confini».
 

Twitter @davidegangale

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