Roma, le primarie del centrosinistra in quattro punti

Giachetti è favorito. Ma scoppiano polemiche nei circoli. E c'è l'incognita astensionismo. Perché le primarie del centrosinistra rischiano di essere un flop.

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05 Marzo 2016

I candidati alle primare del centrosinistra a Roma.

I candidati alle primare del centrosinistra a Roma.

C'è l'orso. Ci sono i topi. E c'è pure il fantasma di Verdini.
No, non è una filastrocca e nemmeno una barzelletta. Sono le primarie del centrosinistra romano.
Domenica 6 marzo ai gazebo verrà scelto il candidato al Campidoglio.
IL FAVORITO E GLI SFIDANTI. Il super favorito, benedetto dal premier-segretario Matteo Renzi, è naturalmente Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera ed ex braccio destro di un altro sindaco, Francesco Rutelli.
Lo sfidano: Roberto Morassut, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Veltroni, appoggiato dai bersaniani; Gianfranco Mascia - e il suo inseparabile orso - che nella sua carriera è stato un po' di tutti i colori: dal viola all'arancione e ora verde; Domenico Rossi, generale pensionato e sottosegretario alla Difesa che, sussurrano i soliti maligni, «manco se vota da solo»; Stefano Pedica, ex Idv ora Pd che su Twitter cerca (inutilmente) di risvegliare lo spirito competitivo attaccando il favorito Giachetti, «l'uomo con più endorsement contrastanti e preoccupanti. Renzi, Gentiloni, Verdini. Manca solo Tramp». Già: «Tramp».

 

 

C'è anche Chiara Ferraro, 25enne autistica in corsa per volontà del padre Maurizio. Che, essendo suo portavoce, dice che la figlia «si candida per avere un'amministrazione che semplifichi percorsi di persone disabili».
Una partecipazione, la sua, da molti giudicata «vergognosa e strumentale».
A parlare lo sguardo di Chiara fisso sull'orologio durante il confronto in diretta durante la trasmissione in 1/2 Ora di Lucia Annunziata.
«PRIMARIE FARSA?». C'è chi ha già parlato di «primarie camomilla», visto che è stato negato il confronto aperto tra i sei preferendo una più comodo - e soporifero - streaming. E chi addirittura di «primarie farsa».
Il vincitore, infatti, è annunciato. Senza contare che pur essendo di coalizione è evidente che la partita sia tutta interna al Pd. Con Morassut a insidiare il renzianissimo Giachetti.
Ecco quattro pillole per capire le dinamiche del confronto.

1. Pericolo astensionismo

Virginia Raggi del M5s.

Virginia Raggi del M5s.

Il vero nemico da battere, ai gazebo come ai futuri seggi, resta sempre lui: l'astensionismo.
Difficile riuscire a battere l'affluenza del 2013, quando votarono 100 mila romani e Ignazio Marino la spuntò col 55%.
MARINO REMA CONTRO. E proprio l'ex sindaco detronizzato dai suoi, ha invitato a non recarsi alle urne. «Il Pd rinunci alle #primariefarsa a Roma. Le primarie sono un impegno che il Pd ha tradito», ha twittato il 10 febbraio.
Perché, ha spiegato in un intervento durante la prima assemblea pubblica di Parte civile Marziani in movimento, associazione nata dal gruppo Facebook Io sto col Sindaco Ignazio Marino, «le primarie sono
un impegno con un candidato e quell’impegno va sostenuto. Il Partito democratico ha tradito le primarie che si sono svolte nel 2013. E quindi io credo che un vero democratico non debba andare a votare qui a Roma. Per dare un segnale chiaro, che noi sappiamo bene che cos’è la democrazia e sappiamo bene quando la democrazia viene ferita o si tenta di ucciderla».
LA TENTAZIONE DEL SABATO. Dal canto suo il commissrio Matteo Orfini ha rassicurato tutti dicendo di preoccuparsi solo del meteo. Ostentando, il 3 marzo, un:«Saranno tanti».
Eppure, fino a qualche giorno fa, circolava l'idea di aprire i gazebo pure sabato 5 marzo, evidentemente per evitare il flop.
Era stato proprio Giachetti via Facebook a supplicare Orfini: «Magari il commissario ci annuncia durante questa diretta che sarà possibile votare anche sabato, come è accaduto in altre città come Milano. Sarebbe bello se Roma avesse questa possibilità». E ancora, nel caso non fosse chiaro: «Caro commissario romano del Pd siccome qualcuno ha ipotizzato che sono contrario a che si voti anche sabato, ti prego, ti supplico, io sono favorevole. Facciamo in modo che si voti anche sabato».
L'accordo alla fine non si è trovato. E si voterà solo domenica.
Ma il tam tam partito dal candidato un effetto lo ha avuto: fare imbestialire molti volontari che si sono sentiti presi in giro.

2. Votano anche gli immigrati. Ma senza cinesi

Giachetti a Testaccio.

Giachetti a Testaccio.

La polemica milanese sulle file di cittadini cinesi al voto per Giuseppe Sala non spaventa né intimidisce Orfini.
«Domenica a Roma voteranno anche i cittadini stranieri regolarmente residenti», ha scritto il dem su Facebook. «Non ci ha spaventato il dibattito che ha accompagnato l'esito delle primarie di Milano. Anzi, è stata un'occasione per approfondire il senso di una scelta come questa. Quella di restituire a tanti immigrati la fiducia che hanno riposto nella nostra città, alla quale hanno affidato il loro futuro. Quella di utilizzare le primarie come un'occasione, non solo di selezione del candidato sindaco del centrosinistra, ma anche di crescita culturale e civile di tutta la comunità romana».
COMUNITÀ INDECISA. Orfini non ha tutti i torti, visto che almeno i cinesi a Roma non saranno determinanti. «Non sanno per chi votare», ha dichiarato Marco Wong, presidente di Associna. «La nostra analisi dei candidati ha prodotto conclusioni monche. Non siamo riusciti a incontrarli direttamente tutti e abbiamo ottenuto risposte incomplete alla lista delle 10 domande e 10 proposte che abbiamo sottoposto loro», ha detto all'Agi. «Gli elettori cinesi non potranno esprimere, quindi, un appoggio pieno e pubblico a nessuno dei candidati. Abbiamo tradotto in mandarino il materiale elettorale, stiamo cercando di portare un po' di gente al voto».
Eppure qualche dubbio sulla possibile compravendita di voti resta.
I PRECEDENTI DEL 2013. C'è per esempio qualche militante che ricorda file di eritrei che nel 2013 in qualche seggio votarono in massa per Paolo Gentiloni. E il comitato che allora sostenne Gentiloni ora lavora per Giachetti.
E come dimenticare la denuncia di Cristina Alicata, dirigente piddina regionale, che su Facebook sempre nel 2013 aveva richiamato l'attenzione sulle «file di rom pagati ai seggi».
L'OMBRA DI MAFIA CAPITALE. Particolare che ha assunto tutta un'altra luce con le indagini sulla cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi - vicino al Pd e finanziatore delle cene renziane - che sui nomadi aveva costruito parte del suo business.
«Ma tutti i soldi li abbiamo fatti su zingari, emergenza alloggiativa, immigrati. Gli altri settori finiscono a zero», spiegava Buzzi al socio Massimo 'Er cecato' Carminati. «Tu c'hai idea quanto ce guadagno con gli immigrati? La droga rende meno».

3. La ribellione dei circoli

(© Ansa)

Più che primarie, ad alcuni osservatori queste paiono piuttosto una resa dei conti all'interno del Pd.
A dimostrarlo le polemiche avvelenate che si sono alzate da alcuni circoli.
IL FATTACCIO DI TOR BELLA MONACA. Prima quello di Tor Bella Monaca, dove si sta consumando una guerra tra Marco Scipioni, presidente uscente del VI Municipio, e Orfini per l'elezione dei nuovi rappresentanti. 
Il Pd, scosso dagli scandali di infiltrazioni di camorra e 'ndrangheta, vorrebbe fare tabula rasa. Prima ha tentato invano di sfiduciare il minisindaco, poi lo ha escluso dalle primarie.
Gli stessi consiglieri Pd del Municipio schierati con Scipioni hanno addirittura parlato di «intimidazioni ricevuta da Orfini e Migliore».
IL CASO DEL DONNA OLIMPIA. Un'altra 'vendetta' si sarebbe consumata a Monteverde. Casus belli l'esclusione del circolo Donna Olimpia dai seggi.
La motiovazione? «Il circolo di Donna Olimpia non lo ha chiuso la federazione, ma una di quelle correnti che hanno rovinato il Pd e che ha deciso di trasformarlo da luogo aperto a sede inagibile per i militanti del Pd», ha spiegato Orfini, «arrivando addirittura a impedire a centinaia di militanti di riunirsi».
Eppure il circolo era stato 'salvato' dalle indagini di Fabrizio Barca.
Alla base della chiusura di Orfini ci sarebbero, in realtà, battaglie tra correnti.

4. L'incognita verdiniana: l'edorsement a Giachetti

Il circolo Donna Olimpia a Monteverde.

Il circolo Donna Olimpia a Monteverde.

Dopo le polemiche seguite al voto di fiducia di Ala al ddl Cirinnà, a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato sempre lui: Denis Verdini.
«A Roma abbiamo il dovere di andare a votare alle primarie per Giachetti», avrebbe detto l'ex braccio destro del Cav. «È importante che vinca lui». Un bacio mortale per una buona fetta degli elettori. E anche di parlamentari, come Roberto Speranza che per aver chiesto lumi al governo si è beccato una lezionicina da Maria Elena Boschi.
A poco è servita la smentita a stretto giro dei verdiniani. Ormai il danno era fatto.
PRIMARIE OFF LIMITS PER ALA. «Se davvero Verdini ha voglia di primarie, convinca la destra a organizzarle. Le nostre sono off limits per chi non è di centrosinistra», ha tuonato dai social Orfini.
Mentre Giachetti ha cercato di volgere il tutto a suo favore. «Quello che mi divide da Morassut», ha twittato in risposta allo sfidante che aveva preso le distanza da endorsement ingombranti, «è che mentre lui parla in radio di Verdini io vado dove i romani denunciano caos».
«I romani hanno altri problemi: è caduto un albero sulla Laurentina e sono morte due persone, parlavamo di topi morti», aveva rincarato la dose. «Ma davvero possiamo pensare che il problema della gente è quello che farà Verdini? Che peraltro è di Firenze e non voterebbe a Roma».
Argomentazioni debolucce.
In linea con queste primarie.

 

Twitter: @franzic76

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 06/mar/2016 | 15 :09

Che sia Remo, che sia Romolo, per me pari son: escono dallo stesso lupanare.

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