Sanità lombarda: 20 anni di scandali giudiziari

L'arresto di Rizzi è soltanto l'ultimo capitolo. Da Poggiolini a Poggi Longostrevi fino a Mantovani: i casi di appalti pilotati, corruzione e malaffare in Regione.

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16 Febbraio 2016

Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità in Lombardia.

Fabio Rizzi, presidente della commissione Sanità in Lombardia.

Appena il tempo di spiegare la portata della riforma - o, meglio, «evoluzione» come la preferisce definire Roberto Maroni - del Sistema socio-sanitario lombardo, «perché 'riforma'», spiegava il governatore il 18 gennaio 2016, «evoca qualcosa che non funziona, mentre il Sistema socio-sanitario in Lombardia è una eccellenza» - che ecco piombare sul Pirellone un nuovo scandalo.
IN MANETTE IL CONSIGLIERE LEGHISTA. Tra i 21 arresti spiccati il 16 febbraio nell'ambito dell'operazione Smile su presunte irregolarità in appalti odontoiatrici presso aziende ospedaliere lombarde c'è pure Fabio Rizzi, presidente della Commissione Sanità e Politiche sociali del Consiglio regionale nonché braccio destro di Bobo e padre di quell'«evoluzione» della Sanità più volte decantata dal governatore.
L'accusa nei confronti del leghista è pesante: associazione per delinquere.
IL LIBRO NERO DELLA SANITÀ. L'indagine della procura di Monza è però solo l'ultimo capitolo del libro nero della Sanità lombarda.
Che va dall'arresto di Duilio Poggiolini, il Re Mida della Sanità o il boss della malasanità, e arriva fino alle manette scattate ai polsi di Mario Mantovani, console berlusconiano, ras della sanità regionale ed ex vice presidente lombardo.
In mezzo ci sono mazzette, truffe, vacanze e viaggi sospetti, turbative d'asta. Ma anche emoderivati infetti e cliniche degli orrori.

1993: Tangentopoli scoperchia gli affari di Poggiolini

Duilio Poggiolini, in una foto degli Anni 90.

Duilio Poggiolini, in una foto degli Anni 90.

Nella bufera milanese di Tangentopoli finì nel 1993 Duilio Poggiolini, presidente della Commissione per i farmaci dell'allora Comunità economica europea e iscritto alla P2.
Secondo il pool di Di Pietro, Poggiolini era a libro paga delle case farmaceutiche per fare inserire i farmaci nei prontuari manipolandone i prezzi.
A riscuotere le mazzette delle multinazionali era la moglie Pierr di Maria, anch'essa arrestata e morta nel 2007.
IL TESORO NEL MATERASSO. Quando venne catturato latitante sotto falso nome in una clinica di Losanna, gli inquirenti trovarono su un conto svizzero intestato alla consorte 15 miliardi di vecchie lire.
Nulla in confronto al cosiddetto 'tesoro Poggiolini': lingotti d'oro, gioielli, quadri, monete antiche, rubli e banconote nascoste perfino nei puff e nei materassi della sua abitazione all'Eur. 
CASO DEL PLASMA INFETTO. Il boss della malasanità è poi tuttora sotto processo nell'ambito dell'inchiesta napoletana sul plasma infetto fornito dal Gruppo Marcucci.
Secondo l'associazione politrasfusi, tra il 1985 e il 2008 le vittime di trasfusioni sono state 2.605.
Ironia della sorte, l'ottobre 2015 l'87enne Poggiolini è stato trovato in una casa di riposo abusiva alle porte di Roma, tra anziani maltrattati, ammassati e confezioni di sedativi.

1997: Poggi Longostrevi e lo scandalo delle prescrizioni d'oro

Giuseppe Poggi Longostrevi.

Giuseppe Poggi Longostrevi.

Per un Re Mida della Sanità nazionale, ce n'era uno di quella lombarda: Giuseppe Poggi Longostrevi, medico e proprietario di una rete di cliniche private nel Milanese.
Nel 1997 un'inchiesta mise con le spalle al muro centinaia di medici di famiglia che prescrivevano scintigrafie presso le strutture convenzionate di proprietà di Longostrevi dietro compenso (dalle 50 alle 100 mila lire) più il 15% del valore degli esami di laboratorio e regali da parte del manager.
UN DANNO DA 60 MILIARDI. Secondo l'accusa, molti esami non vennero nemmeno effettuati.
In compenso fioccavano i rimborsi da parte della Regione.
La Corte dei conti stimò i danni causati all'erario in 60 miliardi.
Ma c'è di più: Poggi Longostrevi tra il '96 e il '97 aveva pagato una mazzetta da 72 milioni di lire a Giancarlo Abelli, allora presidente della Commissione Sanità in Regione Lombardia.
«Una consulenza», spiegò Abelli, già braccio sanitario di Roberto Formigoni.
ABELLI FECE CARRIERA. «Per me pagare Abelli era come stipulare un’assicurazione», confessò invece Longostrevi, che dopo nove mesi agli arresti si tolse la vita con una overdose di barbiturci.
«Dovevo tenermi buono un personaggio politico che nel settore contava molto... Alcuni sono stati costretti alle dimissioni solo per un sospetto, altri sono stati premiati con la nomina ad assessore».
Ciò che accadde ad Abelli che dopo lo scandalo delle ricette ottenne la poltrona alla Sanità.
Alla fine se la cavò con un processo per false fatture. Ma visto che non si dimostrò la volontà di evadere le tasse, fu assolto dall'accusa di frode fiscale, continuando la sua carriera al Pirellone al fianco del Celeste e poi come fedelissimo di Silvio Berlusconi a Roma.
È scomparso il 26 gennaio 2016.

2011: Daccò e l'impero del Celeste

Pierangelo Daccò.

(© Ansa) Pierangelo Daccò.

In piena era formigoniana la sanità regionale è stata sconvolta da un altro scandalo: il crac della Fondazione San Raffaele, centro d'eccellenza di Don Verzé.
Nel mirino nel novembre 2011 è finito Pierangelo Daccò, uomo vicino a Comunione e liberazione, accusato di distrarre milioni dall'ospedale: avrebbe ricevuto denaro in contante dal vice di Verzé, Mario Cal, poi finito suicida.
Tra l'altro fu lui a gestire l'acquisto del nuovo aereo privato del prete-manager, intascandosi una consulenza da un milione di euro.
Affare che provocò 10 milioni di buco nel bilancio dell'ente.
FONDI NERI ALLA MAUGERI. Il nome di Daccò però è legato anche all'inchiesta sui fondi neri del Pirellone alla clinica Maugeri in cui è accusato di aver distratto circa 70 milioni di euro sotto forma di consulenze e finti appalti.
Vicenda che vede imputato anche l'amico ed ex governatore lombardo Formigoni con cui il faccendiere condivideva feste, cene, vacanze e viaggi.
Che, secondo l'accusa, in realtà erano benefit per ottenere favori dalla Regione.
Il Celeste è stato così rinviato a processo per associazione a delinquere e corruzione assieme, tra gli altri, all'ex assessore regionale alla Sanità Antonio Simone e allo stesso Daccò.
«SOLO VIAGGI DI GRUPPO». Nel 2012 Formigoni si difese parlando di quelle vacanze in Sardegna come «scambi tra persone amiche» e «viaggi di gruppo in cui alla fine si conguagliano le spese», negando di aver mai ricevuto «regalie».
Ferie a tre che la moglie di Simone Carla Vites - accusata di riciclaggio - aveva invece definito «weekend “romantici” a cui mio marito non mi portava. Daccò trascinava in vacanza gente che aveva fatto voto di castità, povertà e obbedienza, facendoli ballare come bambini deficienti».

2015: bufera sul ras della Sanità lombarda Mantovani

Mario Mantovani.

(© Imagoeconomica) Mario Mantovani.

I guai della Sanità lombarda dall'impero del Celeste passano alla gestione di Roberto Maroni, colui che brandendo una ramazza aveva promesso di disinfestare la Lega dagli scandali bossiani.
Eppure il Barbaro sognante si è dovuto arrendere alla realtà dei fatti.
APPALTI SOSPETTI. A ottobre del 2015 è infatti finito in manette il suo vice ed ex assessore alla Sanità, il forzista Mario Mantovani con l'accusa di corruzione e concussione per appalti nella sanità, compresa una gara sul trasporto dei dializzati. 
In carcere sono finiti pure il collaboratore del berlusconiano, Giacomo di Capua, capo di gabinetto dell'assessorato e mente dei manifesti «Via le Br dalla procura», e Angelo Bianchi, ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, già rinviato a giudizio per presunti appalti truccati in Valtellina.
GUAI PURE PER GARAVAGLIA. Tra i 12 indagati compare anche il leghisita Massimo Garavaglia, assessore all'Economia e vicinissimo a Maroni.
Avrebbe agito per turbare la gara «per l'affidamento del servizio di soggetti nefropatici sottoposti al trattamento dialitico».
Mantovani - signore di Arconate di cui è stato sindaco per quasi 15 anni, badante di Mamma Rosa, la madre di Berlusconi, che ha assistito fino all'ultimo e organizzatore dei pullman di anziani in occasione delle manifestazioni di Silvio - è un altro dei ras della Sanità lombarda: alla sua famiglia fanno capo la società Immobiliare Vigevanese che realizza residenze socio assistenziali e la Fondazione Mantovani che gestisce alcune di queste strutture.
Come slogan ha: «Il valore della vita, il calore della famiglia, la forza della solidarietà».

2016: Rizzi, Longo e il legame tra imprenditoria e politica

(© Ansa)

E ora con l'arresto di Rizzi, medico anestesista e rianimatore, segretario provinciale del Carroccio di Varese dal 2006 al 2008, e dal 2008 al 2013 senatore, Bobo deve fare fronte a un nuovo terremoto.
L'indagine, coordinata dalla procura di Monza, ha ricostruito l'operato di un gruppo imprenditoriale accusato di aver corrotto funzionari delle gare di appalto pubbliche lombarde, bandite da diverse aziende ospedaliere per la gestione esterna di servizi odontoiatrici, riuscendo ad aggiudicarsele.
Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla corruzione e alla turbativa d'asta per i servizi odontoiatrici esternalizzati in Lombardia.
LONGO, IMPRENDITORE DELLO STAFF. Con Rizzi è finito in carcere l'imprenditore Mariuo Valentino Longo, componente dello staff del consigliere.
I due sarebbero stati pagati dal gruppo imprenditoriale al centro dell'inchiesta con il finanziamento della campagna elettorale di Rizzi per le elezioni regionali del 2013.
E successivamente con versamenti tra cui una tangente di 50 mila euro e una serie di finte consulenze, per 5 mila euro al mese, fatturate dalla moglie di Longo.
Al centro dell'inchiesta c'è l'mprenditrice Maria Paola Canegrati, considerata il «vertice» del sistema corruttivo.
GARE MILIONARIE SOLO FORMALI. Secondo gli inquirenti, le società a lei riferibili tra cui la Elledent e la Service Dent (del gruppo Odontoquality con sede ad Arcore-Monza), in 10 anni avrebbero preso il monopolio dei servizi odontoiatrici appaltati in esterno dagli ospedali lombardi.
Rizzi e Longo avrebbero favorito l'imprendice in gare di appalto bandite dalle Aziende Ospedaliere Istituti Clinici di Perfezionamento (del 2015, da 45 milioni di euro) e Ospedale di Circolo di Busto Arsizio (del 2014, da 10 milioni di euro). Gare che secondo l'accusa erano puramente formali.
Canegrati stessa, dal 2013, avrebbe tessuto una rete di azione a livello amministrativo con funzionari pubblici corrotti, i quali erano a libro paga del suo gruppo imprenditoriale.
Si parla di un giro di affari di 400 milioni di euro.

2007: non solo tangenti, anche i morti della clinica Santa Rita

(© Ansa)

Ma la malasanità lombarda non è solo fatta di mazzette, benefit e appalti truccati.
È fatta anche di morti.
Nel 2007 un'operazione della Guardia di finanza e della procura di Milano hanno portato alla luce gli orrori della clinica Santa Rita di Milano dove venivano effettuate operazioni chirurgiche senza che fossero necessarie solo per incassare i rimborsi della Regione.
Il primario di chiurugia toracica Pier Paolo Brega Massone è stato condannato all'ergastolo anche in Appello con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà per la morte di quattro pazienti e 45 casi di lesioni.


Twitter @franzic76

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