Stepchild adoption, analisi delle possibili soluzioni

Affido rafforzato. Restrizioni alle adozioni. Rimando alla 184/1983. Il ddl Cirinnà sarà depotenziato. L'avvocato Pisano a L43: «Diritto a macchia di leopardo».

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09 Gennaio 2016

Il premier Matteo Renzi con Monica Cirinnà, la senatrice dem che dà il nome al ddl sulle unioni civili.

(© Ansa) Il premier Matteo Renzi con Monica Cirinnà, la senatrice dem che dà il nome al ddl sulle unioni civili.

E pensare che quella parola tanto cara al premier, nel testo di legge firmato da Monica Cirinnà nemmeno c’è. La stepchild adoption è un vero problema per Matteo Renzi, alla disperata ricerca di una mediazione tra le componenti del suo Partito democratico e con gli alleati centristi della maggioranza.
TESTO DEPOTENZIATO. L’idea che l’adozione del figlio naturale del partner (già presente nel diritto italiano e sancita dall’articolo 44 bis della legge 184/1983) venga estesa anche alle coppie omosessuali fa paura. E rischia di far saltare il testo sulle unioni civili.
Così si studiano le alternative, quella che il governo chiama «terza via», una stepchild ristretta che possa mettere d’accordo tutti. Al momento emergono quattro ipotesi. Lettera43.it le ha analizzate con l’avvocato Francesco Pisano, esperto di adozioni e membro dell’Associazione italiana avvocati per la famiglia e i diritti dei minori.

Pene severe per l'utero in affitto

Le cause che rendono la stepchild adoption uno scoglio tanto difficile da superare sono due. «Una è di natura ideologica», ha spiegato Pisano a Lettera43.it, «e riguarda la legittimazione di forme di famiglia che siano alternativa a quella tradizionale», l’altra, invece, «è da valutare con maggiore attenzione, perché c’è chi pensa che l’istituto possa incentivare il ricorso alla maternità surrogata».
CONTRARIE ANCHE LE FEMMINISTE. Il tema divide: i sostenitori della pratica preferiscono chiamarla, «gestazione per altri»;  i suoi detrattori utilizzano invece il termine «utero in affitto». Ideologie a parte, però, l’ipotesi chela certezza del diritto di vedersi riconosciuta la potestà genitoriale possa incentivare il ricorso a una pratica proibita in Italia, ma legale in altri Paesi, è un problema concreto. «E a denunciarlo non sono solo le associazioni conservatrici e cattoliche, ma anche tante femministe. Moralmente si pone il problema dello sfruttamento del corpo femminile», ha commentato Pisano.
«MA NON SI PUÒ PUNIRE IL BAMBINO». Perseguire penalmente, con una pena minima di tre anni, chi vi ricorre, non solo potrebbe non essere utile ma creerebbe un problema ulteriore: «Una volta che un bambino è nato e ha una famiglia, bisogna tutelare per primo l’interesse del minore. Non si possono punire i bambini, non possono pagare loro per le colpe dei genitori».

Adozione solo per i figli nati prima dell’unione civile

La seconda opzione è quella di rendere possibile la stepchild adoption solo per i figli nati prima della registrazione dell’unione civile. L’obiettivo sarebbe dunque quello di tutelare i legami già esistenti (sono circa 100 mila i bambini italiani che hanno due genitori dello stesso sesso) senza conferire alle coppie omosessuali il diritto di avere dei figli.
«FACILMENTE AGGIRABILE». «Comprendo la logica», è il commento di Pisano, «ma sarebbe comunque facilmente aggirabile programmando la nascita prima della registrazione dell’unione civile. Perché i confini nazionali sono stati abbattuti, la gente circola, viaggia in Paesi dove esistono la fecondazione eterologa e la maternità surrogata, poi tornano in Italia. E a quel punto ci si trova davanti a famiglie di fatto che non possono non essere riconosciute».

Rimando all’articolo 44 bis della legge sulle adozioni

Terza possibilità: cancellare il capitolo sulle adozioni dal ddl Cirinnà inserendo semplicemente un rimando all’articolo 44 bis della legge 184/1983, quello che sancisce la possibilità di adozione del «coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge».
TROPPA DISCREZIONALITÀ. Di fatto è a questo articolo che si sono rifatti il Tribunale per i minori e la Corte d’Appello di Roma nel riconoscere la stepchild adoption in una coppia di donne (l’ultima sentenza è del 23 dicembre 2015). Ma si tratta di un’interpretazione soggettiva. «In Italia i Tribunali dei minori si dividono in tre tronconi», ha spiegato Pisano, «ci sono quelli che sostengono che la legge 184 non preveda la stepchild adoption per le coppie omosessuali e quindi respingono i ricorsi; c’è Bologna, che sostiene che la legge non preveda tale possibilità, ma reputandolo incostituzionale rinvia il caso alla Consulta; poi c’è Roma, che sostiene che invece quella legge, se correttamente interpretata, possa adattarsi anche alle coppie omosessuali. A mio avviso questa è una forzatura ideologica. Personalmente trovo la decisione del tribunale di Bologna la più corretta».
«BISOGNA CAMBIARE ANCHE LA 184/1983». In sostanza, un semplice rimando alla legge sulle adozioni, potrebbe essere inadeguato: «Dipende da come lo fanno. Se contestualmente modificano la 184/1983 aggiungendo la possibilità anche per le unioni civili e non limitandosi al coniuge, può avere un senso. Diversamente si resterebbe nella stessa situazione di oggi, in cui le sorti del ricorso dipendono dal luogo in cui una coppia e il bambino hanno la residenza. A Roma si può, nel resto d’Italia no».

Affido rafforzato

Sembra convincere meno il governo (per presunti dubbi di costituzionalità), la proposta lanciata da Fabrizio Cicchitto (Area popolare) di un affido rafforzato. «Non credo sia incostituzionale», è il commento di Pisano, «è sulla carta possibile, per esempio, in Germania, e consisterebbe nel concedere la potestà genitoriale anche in mancanza di adozione».
«AFFIDO SOLUZIONE TEMPORANEA». Possibile, dunque, ma per Pisano si tratta di un «obbrobrio senza senso pratico né giuridico. Per prima cosa perché l’affido è un istituto dal carattere temporaneo, poi perché è un chiaro tentativo di depotenziare le unioni civili negando un diritto che è già concesso alle coppie sposate».
Ed è forse questa la volontà di chi si oppone alla stepchild adoption. «Il testo Cirinnà è un buon testo, riprende il sistema tedesco che funziona», ha concluso Pisano, «la Germania è stata il primo Paese a essere condannato sulle unioni omosessuali dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo che ha adottato la legge attuale non ci sono più state condanne».
«IL DDL SARÀ MERCE DI SCAMBIO PER LE RIFORME». Contro l’Italia, invece, ce ne sono state diverse, «all’ultima non è nemmeno stato presentato appello. Ormai è chiaro che bisogna intervenire, lo ha stabilito anche la Corte Costituzionale nel 2010». Il ddl Cirinnà potrebbe essere l’occasione giusta, «ma ho la sensazione che non andrà avanti, che sarà merce di scambio con il centrodestra per le riforme costituzionali». Eppure ci sarebbero i numeri per approvarlo, senza alcun depotenziamento, con i voti di Sinistra ecologia libertà e Movimento 5 stelle, «ma si creerebbe una maggioranza alternativa che metterebbe in pericolo l’asse delle riforme». E allora si rischia di restare ancora così, «con un diritto a macchia di leopardo, dove ci saranno sentenze diverse a casi identici. Famiglie riconosciute e altre no».

 

Twitter: @GabrieleLippi1

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