Street Fighter, 20 curiosità sulla saga

Un compleanno e un nuovo capitolo in uscita. Tutti i segreti di Ryu e Ken.

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10 Febbraio 2016

Venticinque anni e non sentirli. Il 6 febbraio Street fighter ha festeggiato il primo quarto di secolo del suo secondo capitolo, quello che lanciò definitivamente la saga dopo il flop del primo, ed è pronto a farsi il lifting con un nuovo videogame in uscita il 16 febbraio, due giorni dopo il compleanno europeo di Street Fighter II (che nel Vecchio Continente uscì il giorno di San Valentino del 1991).
UN MUST PER I 30ENNI. Chiunque abbia almeno 30 anni ha passato qualche pomeriggio della sua infanzia in compagnia di Ryu e Ken, Blanka e Honda, Vega e Zangief. E non li dimentica. Capcom, l'azienda giapponese che ha inventato e prodotto il videogioco, ci ha fatto affari miliardari. Il cinema, la tivù, persino i fumetti hanno pescato a piene mani dalla storia. Un successo che prosegue e sopravvive al passare del tempo anche grazie alla capacità di rinnovarsi senza tradire le origini.
Ecco 20 cose da sapere per festeggiare il compleanno di Street Fighter II e prepararsi al meglio all'arrivo di Street Fighter V.

 

  • Street Fighter II giocato e finito con Ryu.

 

1. Il picchiaduro più venduto di sempre

Street Fighter II continua a detenere il record per il videogame picchiaduro più acquistato di sempre, con 6,3 milioni di copie vendute. Tra i titoli della casa giapponese hanno fatto meglio solo i capitoli 5 e 6 della saga horror di Resident Evil.

2. Un videogame da Guinness

Con 127 edizioni in 27 anni, Street Fighter è nel Guinness dei primati come videogame più prolifico di sempre. Il secondo capitolo è il videogioco a monete più venduto di sempre, il IV detiene lo stesso primato per le piattaforme iOS. In totale sono otto i record per cui la saga è iscritta al Guinness.

3. Le combo nate da un bug

Nel primo capitolo di Street Fighter non era previsto che un giocatore potesse infilare una serie di colpi diversi aumentando il suo punteggio. Eppure alcuni riuscirono nell'impresa, superando le aspettative dei programmatori, che da Street Fighter II cominciarono a programmare quelle che sarebbero diventate celebri come combo.
Anche il famoso calcio rotante rovesciato di Guile, in origine, era un bug.

 

  • L'evoluzione di Ryu da Street Fighter I a oggi.

 

4. Idee rubate agli hacker

I più accaniti e nerd tra i fan di Street Fighter non si accontentavano di giocare al videogame, ma facevano di tutto per potenziarlo hackerandolo per aggiungere nuovi colpi ai personaggi. Da molte di queste modifiche Capcom ha preso spunto per sviluppare i nuovi capitoli della saga.

5. Il primo gioco con la parata

Avete presente la parata sull'attacco dell'avversario? Ecco, prima di Street Fighter II non esisteva in nessun picchiaduro.

6. Chun-Li, prima donna in un picchiaduro

Street Fighter II fu il primo picchiaduro a introdurre le quote rosa. Nessun videogame di combattimento, infatti, aveva mai avuto una protagonista femminile prima che arrivasse Chun-Li. Il designer Yoshiki Okamoto avrebbe voluto mitigare la spinta innovativa dandole una barra di energia più corta rispetto ai personaggi maschili. Per fortuna gli hanno fatto cambiare idea.

 

  • Chun-Li, prima donna in un picchiaduro.

 

7. Zangief e il finale con Gorbačëv

Chi giocava in sala giochi e finiva l'avventura con il lottatore russo Zangief, poteva ammirare il presidente sovietico Michail Gorbačëv mentre scendeva da un elicottero per congratularsi col suo campione. Nella versione per Super Nintendo il finale fu modificato.

  • Zangief e il finale con Gorbačëv.

    
8. Un nome ispirato a un wrestler vero    

Altra curiosità su Zangief: il suo nome è ispirato a Victor Zangiev, lottatore russo nato nel 1962 che combatteva in Giappone. In origine il personaggio si sarebbe dovuto chiamare Vodka Gobalsky.

9. Il giro di nomi tra Bison, Balrog e Vega    

La vulgata occidentale vuole che il boss finale sia M. Bison (Master Bison). Ma chi ha giocato alla versione giapponese sa che ad avere quel nome, in origine, era il personaggio del pugile afroamericano. Un boxeur di nome Mike Bison, però, era un richiamo troppo forte a Tyson, ai limiti del plagio. Così, per evitare guai giudiziari con Iron Mike, nella versione Usa ci fu uno scambio di nomi. Vega, che era il boss finale in Giappone, divenne Bison, il pugile prese il nome di Balrog 'rubandolo' al ninja spagnolo mascherato e con gli artigli alle mani, mentre quest'ultimo, per chiudere il cerchio, fu rinominato Vega.

 

  • Bison-Balrog-Vega, il giro dei nomi tra Giappone e Usa.

 

10. Blanka non è Charlie. E forse non è nemmeno brasiliano

Chi ha visto il film Street Fighter del 1994 sa che Blanka è Charlie trasformato in mostro da Bison. Nel videogame, però, Blanka è Jimmy, un bambino sopravvissuto a un incidente aereo e cresciuto nella foresta pluviale brasiliana. La sua casa è in Brasile, ma non c'è alcuna certezza sulla sua origine.

11. Guile e Ken sono cognati

Guile e Ken sono entrambi americani. Ma in comune hanno anche qualcosa di più. Avendo sposato le due sorelle Eliza e Jane sono infatti parenti. Serpenti.

12. Sheng Long, il personaggio fantasma

Quando si prendeva una batosta da Ryu in Street Fighter II, sullo schermo appariva una scritta: «Devi sconfiggere Sheng Long se vuoi avere una chance». Questa frase ha mandato ai matti una generazione di videogiocatori che cercavano di capire chi fosse Sheng Long, e si aspettavano di trovarsi davanti un temibilissimo boss finale.
Si trattava, invece, di un banale errore di traduzione. In cinese Sheng Long vuol dire 'pugno del drago', un espressione che in giapponese diventa 'shoryuken', proprio uno dei colpi forti di Ryu.
Dopo aver annunciato l'arrivo di Sheng Long con un pesce d'aprile, Capcom è stata sul punto di inserire davvero il personaggio in Street Fighter III. Progetto poi abbandonato.

 

  • La schermata di Sheng Long.

 

13. Il primo Dhalsim era un incrocio tra Kali e Ganesha

Un altro personaggio popolarissimo è Dhalsim, fachiro indiano capace di levitare, teletrasportarsi e allungare braccia e gambe a dismisura. Simile nell'aspetto al Mahatma Gandhi, all'inizio avrebbe dovuto avere la testa d'elefante e sei braccia, risultando un bizzarro incrocio tra le divinità indù Kali e Ganesha.

14. Il tributo al programmatore nello sfondo di Balrog

Mentre Balrog combatte a Las Vegas, sullo sfondo si può vedere un locale chiamato Golden Nugget Nin Nin Hall. Si tratta di una citazione del Golden Nugget Gambling Hall, celebre casinò di Las Vegas, unita al soprannome di uno dei creatori del videogioco: Nin Nin.

15. Nell'hadoken ci sono le mani di Ryu e Ken

Ryu e Ken sono tra i personaggi più amati della saga. Entrambi hanno tra i loro colpi l'hadoken, una palla di energia lanciata a distanza. Se la si guarda da vicino si può notare come al suo interno siano presenti le mani di chi la scaglia.

 

  • Le mani di Ryu nell'hadoken.

 

16. Chun-Li e Cammy ospiti di Ralph Spaccatutto

L'importanza di Street Fighter nella storia dei videogame è testimoniata anche dal film Disney Ralph Spaccatutto, un omaggio al mondo del gaming vintage. Tra gli ospiti figurano anche Chun-Li, Cammy, Zangief e Bison.

17. Honda si chiama Edmond, Ken il primo con un cognome

La E. davanti al cognome del lottatore di sumo Honda sta per Edmond. L'americano Ken è stato il primo personaggio della saga ad avere un cognome, Masters, pensato per distinguerlo dal Ken di Barbie.

18. Feilong è ispirato a Bruce Lee

In Super Street Fighter II vengono aggiunti nuovi personaggi. Tra questi c'è Feilong, un esperto di arti marziali di Hong Kong chiaramente ispirato a Bruce Lee.

 

  • Bruce Lee e Feilong. La somiglianza è evidente.

 

19. Vega, all'inizio, era un cavaliere in armatura

Con i suoi artigli metallici, la maschera e la capacità di esprimersi in mosse acrobatiche elegantissime, lo spagnolo Vega è uno dei personaggi più complessi (e difficili da usare) di tutta la saga. E pensare che all'inizio doveva essere un cavaliere inglese in armatura...

20. Il flop dei fumetti

Oltre a diversi film, serie tivù e cartoni animati, al videogame della Capcom si è ispirato anche un fumetto. Il primo albo è uscito negli Usa nel 1993, ma il progetto è fallito dopo appena tre numeri.

 

Twitter @GabrieleLippi1

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