Uranio impoverito, il silenzio delle istituzioni

Altri due soldati morti di tumore. Avevano partecipato alle missioni all'estero. Salgono così a 321 le vittime. L'Osservatorio militare: «Esercito e Difesa parlino».

24 Dicembre 2015

Militari impegnati nella guerra del Kosovo.

(© GettyImages) Militari impegnati nella guerra del Kosovo.

È stato un tumore alla mascella, che poi ha aggredito cervello e polmoni, a causare la morte di Leonardo Aufiero, primo maresciallo dell'esercito italiano deceduto il 21 dicembre nella sua abitazione in provincia di Avellino.
Secondo i commilitoni e la moglie dell'uomo, la patologia sarebbe stata contratta a causa delle polveri di uranio impoverito inalate nel corso delle numerose missioni all'estero a cui aveva partecipato il militare.
321 VITTIME IN ITALIA. Aufiero, che aveva 48 anni, era stato congedato nel 2010 quando la malattia lo aveva aggredito. Aveva partecipato per lunghi periodi alle missioni italiane in Bosnia, Kosovo, Afghanistan e Iraq.
Proprio in Iraq il primo maresciallo incursore dell'Aeronautica militare Gianluca Danise aveva ricomposto i corpi dilaniati dei colleghi vittime dell'attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003, lavorando a 40 gradi all'ombra per restituire i resti alle famiglie. Anche lui ora è morto, a 43 anni in un ospedale a Verona, portato via da un cancro.
Secondo le stime dell'Osservatorio militare, si tratta della 321esima vittima dell'uranio impoverito in Italia.
FINORA 3.761 MILITARI CONTAMINATI. L’Anavafaf (Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate) ha calcolato che sono 3.761 i casi totali di militari contaminati. Ma l'esercito continua a smentire la correlazione tra uranio impoverito e tumori.
Nel maggio 2015, con una storica sentenza a carico del ministero della Difesa, la Corte d'Appello di Roma ha decretato «l'inequivocabile certezza» del nesso causale tra esposizione a uranio impoverito e insorgenza di malattie tumorali.
SINDROME DEI BALCANI A FINE ANNI 90. A oggi sono oltre 30 i verdetti che danno ragione a militari italiani ammalatisi o familiari di militari deceduti. Sentenze che segnano anche la storia della cosiddetta 'Sindrome dei Balcani', una lunga serie di malattie che ha colpito militari italiani al rientro dalle missioni in Bosnia-Erzegovina e Kosovo.
Responsabili sarebbero stati i bombardamenti della Nato del 1995 e 1999 su quei territori con proiettili all'uranio impoverito, che viene usato nelle munizioni anticarro e nelle corazzature di alcuni sistemi d'arma.
NANO-PARTICELLE MORTALI. L'impatto tra un proiettile di questo tipo e un carro armato provoca un'esplosione ad altissima temperatura in cui parte dell'uranio impoverito brucia e si frammenta in nano-particelle che possono essere facilmente inalate o ingerite, provocando malattie mortali.

Leggiero (Osservatorio militare): «Mattarella non mi ha voluto incontrare»

Bosnia: l'ex ministro della Difesa, Sergio Mattarella passa in rassegna soldati dell'esercito italiano.

(© Ansa) Bosnia: l'ex ministro della Difesa, Sergio Mattarella passa in rassegna soldati dell'esercito italiano.

Il ministro della Difesa in quegli anni era Sergio Mattarella, attuale presidente della Repubblica, che seguì la delicata partecipazione dell'Italia all'operazione Allied Force della Nato in Kosovo.
«Quando è stato nominato capo dello Stato, ho scritto subito a Mattarella per incontrarlo», racconta a Lettera43.it Domenico Leggiero, responsabile dell'Osservatorio militare. «Ma mi è stato risposto che c'erano cose più importanti di cui si doveva occupare».
«RESPONSABILITÀ DI ESERCITO E DIFESA». Per Leggiero «esercito e Difesa dovrebbero ammettere di aver ricevuto informazioni di pericolosità a tempo debito» sull'uranio impoverito e di «non aver mai usato strumenti di protezione».
Ma ciò non accadrà perché «significherebbe ammettere una responsabilità penale».
«MINISTERO AUTOGESTITO CON CORDATE INTERNE». E la politica? «Resta fuori dalle decisioni militari», spiega Leggiero, perché «il ministero della Difesa è autogestito in virtù di equilibri interni tra cosiddette cordate», frutto di «conoscenze e favoritismi».
Un tema delicatissimo, dunque, che coinvolge le istituzioni ai livelli più alti. Senza che le stesse istituzioni facciano chiarezza distinguendo tra vittime del dovere e vittime dell'uranio impoverito.

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Un giovane indica i proiettili contenenti uranio impoverito.

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