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Cronaca 

Il fatto

La penna di Genscher

Bild: trafugata la stilografica che firmò la riunificazione tedesca.

di Pierluigi Mennitti

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Da Berlino

A molte persone comuni sarà purtroppo capitato di vivere la stessa scena. Una coppia rientra in casa dopo una serata trascorsa da amici e, già al momento di aprire la porta dell’appartamento, capisce che qualcosa non va. È una sensazione poco piacevole. Qualcuno è entrato in casa e ha violato i segreti più intimi, mettendo tutto a soqquadro e portando via valori preziosi e affetti più cari. Topi d’appartamento, li chiamano. L’accostamento ai roditori rende l’idea.
«È quel che è successo in Germania a una coppia famosa», ha rivelato la Bild nell’edizione del 23 marzo, «quella dell’ex ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher e di sua moglie Barbara», 84 anni lui, 75 lei, elegantemente portati. Genscher è uno degli ultimi padri della patria rimasti in circolazione.

Rubare a Genscher, un furto alla storia tedesca

Liberale di lungo corso, fu a capo della diplomazia tedesca anche negli anni della caduta del Muro, svolgendo un ruolo determinante nei frangenti che portarono al crollo della Ddr e nella delicata fase di transizione e trattative che sfociarono nella riunificazione della Germania. Restano ben impresse nella memoria collettiva di tutti i tedeschi le parole pronunciate dal balcone dell’ambasciata tedesco-occidentale di Praga invasa dai profughi della Germania Est, che costituirono il detonatore degli eventi successivi.
SFREGIO ALLA MEMORIA. «È questo il motivo per cui un semplice furto d’appartamento assume una sorta di sfregio alla memoria storica del Paese», ha proseguito il quotidiano popolare, «dal momento che nel bottino dei ladri è finita anche la penna stilografica con cui l’ex ministro firmò nel 1990 l’accordo passato alla storia come Trattato 2 più 4». Fu l’atto conclusivo e solenne di un breve quanto complicato processo, al quale l’ex cancelliere Helmut Kohl e il suo ministro Hans-Dietrich Genscher si dedicarono con impegno e passione dopo il cedimento strutturale della Germania comunista: costruire uno scenario democratico nell’ex Ddr, indire le prime elezioni libere, far nascere un nuovo e legittimo governo e, con esso, lavorare al fianco le diplomazie delle quattro potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, che avevano ancora voce in capitolo sulle sorti della Germania.

Per la polizia i ladri hanno agito su commissione

Non fu un processo facile: tra gli ex alleati occidentali, non tutti vedevano di buon occhio la ricostituzione di un forte e unico Paese nel cuore dell’Europa. Non la Francia di Mitterrand, ancor meno la Gran Bretagna di Margaret Thatcher. Solo George Bush senjor fu, con convinzione, al fianco della coppia tedesca, mentre Michail Gorbaciov tentennava prudente, alle prese con il crollo progressivo di quello che fino a pochi mesi prima era stato l’impero sovietico.
Ma il percorso venne completato, tranquillizzando i leader più scettici (lo scambio riunificazione tedesca-euro venne offerto proprio in quei mesi) e convincendo Gorbaciov (famosa la cena nella dacia estiva del capo dell’Urss) con aiuti economici e rassicurazioni geopolitiche.
LA PENNA DELLA STORIA. Un intenso lavoro diplomatico condensato nell’inchiostro di quella stilografica con cui Genscher, in qualità di ministro degli Esteri della Bundesrepublik, mise la sua firma dopo quella del primo e unico premier democratico della Ddr, Lothar de Mazière, e dei ministri degli Esteri di Stati Uniti, Francia, Unione Sovietica e Gran Bretagna: tra i nomi rimasti nella memoria, quelli di James Baker ed Edward Schewarnadze. Era il 12 settembre 1990, a Mosca.
«Ora quella penna è stata trafugata», ha detto sconsolato Genscher alla Bild che lo ha contattato telefonicamente, «ed è davvero una perdita che mi addolora. Ne sono molto legato, perché rappresenta il cimelio più importante della mia lunga vita politica».
Asieme alla stilografica più famosa, i ladri hanno trafugato altre penne appartenute a Genscher, con le quali erano stati firmati trattati meno importanti. «Per questo la polizia sospetta un furto su commissione», ha concluso la Bild, «un lavoro di professionisti per conto di qualche ricco collezionista privato». Pochi spunti, però, su cui avviare le indagini, dal momento che i ladri sono scappati apparentemente senza lasciare tracce.

Mercoledì, 23 Marzo 2011


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Hans-Dietrich Genscher (foto Getty).

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