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Cronaca 

Studi

Dragone da laboratorio

Entro il 2013 la Cina avrà la leadership nella ricerca scientifica.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

È passato poco tempo da quando la Cina superò la Germania in cima alla classifica dei maggiori Paesi esportatori. E tutti gli osservatori sono ormai convinti che non passerà molto tempo prima che Pechino superi tutti gli altri come più grande economia globale. Ancora meno ci vorrà perché la Cina balzi al primo posto anche in una particolare graduatoria, che mantiene uno stretto legame con la capacità di crescita economica: la pubblicazione di articoli scientifici da parte dei suoi ricercatori.
Se ne è occupato lo Spiegel  nell’edizione online del 30 marzo, riprendendo uno studio realizzato dalla prestigiosa Royal Society britannica, intitolato Knowledge, Networks and Nations, secondo il quale ci vorranno ancora solo due anni prima che la Cina scavalchi gli Stati Uniti nel numero di pubblicazioni scientifiche prodotte. «Altro che catena di montaggio del mondo», ha avvertito lo Spiegel, «oggi ci si deve confrontare con un Paese che pare sulla buona strada per diventare anche la fucina intellettuale del globo».
GIGANTE D'ORIENTE. Una previsione che si accompagna a quella fatta lo scorso anno dall’Unesco, secondo la quale la Cina si avvia in tempi brevi ad avere anche il maggior numero di scienziati.
L’inarrestabile marcia verso la leadership nella ricerca procede peraltro a ritmi rapidissimi. «Lo studio britannico rivela statistiche impressionanti sul numero di articoli scientifici pubblicati sulle riviste di settore internazionali», ha proseguito lo Spiegel, «considerati la misura di valutazione dell’attività di ricerca che si svolge nei vari paesi.
Ancora nel 1996, gli scienziati cinesi avevano pubblicato solo 25.474 articoli contro i 292.513 dei loro colleghi statunitensi: una produzione 12 volte inferiore. Ma già nel 2008 il distacco si era abbondantemente ridotto: i cinesi hanno aumentato di 7 volte la loro presenza nelle riviste internazionali raggiungendo il numero di 184.080 articoli, mentre gli americani sono cresciuti assai meno, 316.317 articoli. In termini percentuali, la quota delle pubblicazioni americane rispetto a quella globale è scesa dal 26 al 21%, mentre quella cinese è salita dal 4,4 al 10%».

La leadership intellettuale si sposta verso Oriente

Una prestazione che non sorprende gli esperti britannici, dal momento che negli ultimi anni Pechino ha investito in maniera massiccia in ricerca e sviluppo: «Dal 1999 gli investimenti nel settore sono cresciuti del 20% l’anno, fino a raggiungere la cifra di 85 miliardi di euro, circa 120 miliardi di dollari».
Numeri riscontrabili anche in altri Paesi a rapida crescita economico-sociale come Brasile, India e Corea del Sud. Certo, il balzo in avanti nelle pubblicazioni scientifiche appare impressionante anche perché molto basso era il punto di partenza e, man mano che gli obiettivi si faranno più ambiziosi, il cammino si farà più faticoso e lento.
A fronte dei 120 miliardi di dollari che la Cina destina ogni anno a ricerca e sviluppo, gli Stati Uniti rispondono con 400 miliardi e l’Europa nel suo complesso con 270 miliardi. «Tuttavia», ha assicurato Chris Llewellyn Smith, direttore della Royal Society, «se la rincorsa prosegue ai ritmi attuali, le pubblicazioni di autori cinesi supereranno quelle degli autori americani nel 2013».
USA PRESTO SUPERATI. Due anni ancora. Nel frattempo, la rapida crescita dell’ultimo periodo ha già permesso due altri prestigiosi sorpassi: quello nei confronti dei colleghi tedeschi e di quelli britannici, che oggi si ritrovano rispettivamente al quarto e al terzo posto della classifica.
Si sposta dunque inevitabilmente a Est anche la leadership intellettuale? In realtà non tutto è perduto, perché, ha osservato lo Spiegel «la quantità non si sposa ancora con la qualità». L’unità di misura utilizzata dai ricercatori della Royal Society per verificare questo particolare aspetto è quella del numero di citazioni degli articoli su altre riviste.
«E in questo caso», hanno assicurato i britannici, «gli statunitensi sono ancora molto lontani: sebbene la quota dei loro articoli citati diminuisca di anno in anno, nel 2008 essa era ancora del 30% a fronte del 4% di quella dei cinesi. Gli stessi scienziati del Regno Unito possono vantare una percentuale ancora doppia, dell’8%».
Una debolezza che è stata confermata anche da Cong Cao, sinologo alla Nottingham University con i natali a Shangai: «Ci sono in Cina diversi milioni di laureandi, ma ci vorranno ancora molti anni affinché possano raggiungere gli standard occidentali».
Nel frattempo è probabile che i Paesi occidentali corrano ai ripari per contrastare la sfida che anche in questo campo viene dal lontano Oriente: «La produzione scientifica è in fondo un termometro della capacità competitiva globale degli stati», ha concluso lo Spiegel, «ma proprio il boom economico della Cina può rappresentare il motore di un altrettanto rapido sviluppo scientifico e accelerare l’ascesa del Paese al rango di superpotenza mondiale». Che è in fondo quel che è accaduto finora.

Mercoledì, 30 Marzo 2011


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