Cronaca
Sport e politica
Irruzione di spogliatoio
Spiegel: la Merkel stringe la mano a Özil. Ed è polemica.
Da Berlino
Pierluigi Mennitti
All’inizio di ottobre la foto aveva fatto il giro del mondo. Angela Merkel, la cancelliera che dai mondiali in casa nel 2006 ha scoperto l’importanza mediatica di frequentare le partite di calcio della nazionale, dopo la partita contro la Turchia si era infilata negli spogliatoi dell’Olympiastadion di Berlino per stringere la mano ai tedeschi vittoriosi per 3 a 0, l'8 ottobre scorso.
Con addosso il solito blazer colorato, questa volta verde, si era attardata con i calciatori ancora sudati per i 90 minuti di gioco. E nudi, almeno dalla cintola in su. Che l’immagine diffusa poi dal Bundeskanzleramt, il cancellierato, a tutti i media del globo la ritraesse con Mesut Özil, il centrocampista di origini turche che ha scelto la Germania come squadra nazionale, pareva solo un innocente messaggio, neppure troppo subliminale, da lanciare nell’acceso dibattito sull’integrazione che da un mese arroventa il Paese.
La cancelliera di tutti i tedeschi, anche quelli con background migratorio e il simbolo dell’integrazione riuscita, il turco-tedesco più famoso di Germania: una calorosa stretta di mano a suggello di un’ottima prova, calcistica e sociale.
Uno spazio tabù
Senonché quella scelta un po’ sopra le righe rischia di diventare un piccolo caso di Stato, come ha raccontato il 21 ottobre lo Spiegel.
Gli spogliatoi della nazionale di calcio sono una sorta di spazio proibito, chiuso, riservato alla concentrazione di allenatore e giocatori prima degli incontri, allo sfogo e al rilassamento immediatamente dopo.
Le eccezioni si contano sulle dita di una mano. Nelle notti mondiali del 2006, venne consentito al regista Sönke Wortmann di violare questo luogo sacro, ma solo perché stava realizzando un film-documentario approvato dalla federazione calcio (la Dfb) che raccontava l’avventura casalinga dei ragazzi allora allenati da Jürgen Klinsmann. Altrimenti, quegli spazi così intimi sono tabù. I giornalisti accreditati hanno a disposizione le aree delle conferenze stampa o delle interviste, a nessuno è concesso oltrepassare i limiti.
Obblighi e divieti che valgono anche per una cancelliera? Lo Spiegel ha ricordato che la Merkel ha già rotto il protocollo in altre occasioni: proprio nell’estate 2006, (e infatti nel documentario di Wortmann, passato alla storia cinematografica tedesca con il titolo Ein Sommermärchen, una favola estiva rovinata poi dagli Azzurri di Lippi, la sua faccia bonaria fa capolino di tanto in tanto) e ancora tre mesi fa, ai mondiali sudafricani, dopo la vittoria travolgente contro l’Argentina.
Ma aveva sempre chiesto il permesso al potente capo della Dfb, Theo Zwanziger. A ognuno il suo regno: padrona la Merkel nel perimetro della sua cancelleria, sovrano Zwanziger negli spogliatoi dei suoi ragazzi.
Özil e la cancelliera
Questa volta è andata diversamente. La cronaca l'ha ripresa anche Sport Bild, il magazine settimanale sportivo da mezzo milione di copie della Axel Springer Verlag, la stessa catena che edita Bild, Die Welt e Berliner Morgenpost, che ha portato alla luce la diatriba.
La cancelliera, che pure durante tutta la partita era stata seduta accanto a Zwanziger, avrebbe chiesto il permesso di visitare gli spogliatoi a Oliver Bierhoff, l’ex calciatore di Udinese e Milan oggi manager della nazionale.
E così, quando Zwanziger è sceso nei cunicoli dell’Olympiastadion, si è trovato di fronte un quadretto che non ha mandato giù: l’imbarazzato e mezzo nudo Özil che stringeva la mano alla Merkel, accompagnata a sua volta dal presidente della Repubblica Christian Wulff e sua figlia. Immagine ripresa da un fotografo ufficiale del Bundespresseamt, l’ufficio stampa del governo e mandata in pasto ai media con il beneplacito di Bierhoff e dell’allenatore Joachim Löw.
Zwanziger: «Mossa strumentale»
«Una strumentalizzazione politica», ha tuonato Zwanziger nel presidium della Dfb, «e la nostra federazione deve tenersi alla larga da queste cose». Al cronista di Sport Bild, il presidente ha poi rivelato: «Non ero per nulla d’accordo con quello che è avvenuto e solo una telefonata della cancelliera il giorno successivo ha placato la mia irritazione».
Bierhoff si è giustificato: «Proprio il valore simbolico di quella foto, che legava l’immagine della nazionale ai valori dell’integrazione, mi è sembrata una nota positiva. E poi immaginavo che la cancelliera avesse già avvertito il presidente».
Le diplomazie al lavoro derubricheranno tutto sotto la voce “difetto di comunicazione”.
E già oggi, i protagonisti della vicenda potranno dare dimostrazione della ritrovata armonia, come sostiene il Financial Times Deutschland: nella filarmonica di Essen si celebrerà una festa di apertura dei lavori del parlamentino della Dfb, 256 delegati delle federazioni regionali, delle varie leghe calcistiche, dei comitati direttivi. Padrone di casa: Theo Zwanziger. Invitata d’onore: Angela Merkel. C’è da scommettere che torneranno le foto coi sorrisi.
Giovedì, 21 Ottobre 2010

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