Cronaca
Terrorismo
Gaza, rapito un italiano
In un video i salafiti minacciano di uccidere Arrigoni.
Di rischiare lo ha sempre saputo, tanto che a chi gli proponeva di tornare i Italia diceva convinto: «Resto all'inferno, qui a Gaza». E in quella terra senza pace il 14 aprile, Vittrorio Arrigoni, l'attivista italiano filopalestinese, è stato rapito da un gruppo ultraestremista salafita che minaccia d'ucciderlo entro 30 ore se non otterrà dal governo di fatto di Hamas, al potere nell'enclave, il rilascio di un drappello di propri uomini.
I FATTI. Il sequestro è avvenuto in mattinata a Gaza City, dove Arrigoni volontario dell'International solidarity movement (Ism), di casa da anni nella Striscia e votato con passione radicale alla causa palestinese, sembra sia stato catturato da tre miliziani armati. Ma la notizia si è diffusa solo qualche ora più tardi, quando i sequestratori hanno fatto circolare un video , poi finito su Youtube, nel quale mostrano il rapito preso per i capelli, con gli occhi bendati, tracce di sangue sul volto ed evidenti segni di maltrattamenti.
LE MINACCE. I rapitori dicono di appartenere a un gruppuscolo della galassia jihadista filo-Al Qaida, la 'Brigata Mohammed Bin Moslama', coinvolto in tentativi di sollevazione anti Hamas come quello represso nel sangue nel 2009 nella moschea bunker di Rafah. E il loro ultimatum, espresso per iscritto in arabo, è chiaro nella sua crudezza: Arrigoni sarà assassinato nel giro di 30 ore (ovvero entro il pomeriggio del 15 aprile) se Hamas, che i salafiti, ispirati ai dogmi di Al Qaida, avversano da posizioni ancor più oltranziste, non libererà i 'confratelli arrestati' negli ultimi mesi nella Striscia.
IL LEADER SALAFITA. La missiva del gruppo ultraestremista salafita, si rivolge soprattutto al governo di fatto di Hamas che fa capo al premier Ismail Haniyeh, salito al potere nella Striscia nel 2007 in nome dell'Islam, dopo la violenta estromissione dell'autorità nazionale palestinese del presidente moderato Abu Mazen, ma ritenuto dai salafiti estraneo all'idea del Califfato mondiale e troppo debole nell'applicazione della Sharia (la legge coranica): l'intimazione è quella di scarcerare entro il 15 aprile 'tutti i detenuti' legati alla Brigata Bin Moslama. A cominciare dal capo fazione Hisham Al-Saidni, noto anche come Abu Walid Al-Maqdisi, un egiziano trapiantato nei Territori palestinesi che risulta già sulla lista nera dei ricercati per terrorismo di Egitto e Stati Uniti e che la polizia di Hamas pare abbia arrestato all'inizio di marzo.
ACCUSE ALL'ITALIA. Al termine del filmato scorrono scritte in arabo con la data del 14 aprile in cui vi sono accuse contro l'Italia e contro Hamas. Qui i rapitori accusano Arrigoni di diffondere «i vizi occidentali», il governo italiano di combattere contro i Paesi musulmani e il governo del premier di Hamas Ismail Haniyeh di lottare contro la sharia (la legge religiosa musulmana). Nel messaggio sul video inoltre le scritte in arabo esortano i giovani di Gaza a sollevarsi contro il governo Haniyeh, reo ai loro occhi di gravi ingiustizie.
Una vita da attivista
Arrigoni da tempo risiede a Gaza, dove arrivò nel 2008 come inviato del quotidiano Il Manifesto e scelse di rimanere per portare aiuto umanitario alla popolazione.
Nato 36 anni fa a Besana Brianza, in Lombardia, l'attivista con lo pseudonimo di 'Vik Utopia', sul suo profilo Facebook, affermava che il suo «non è un lavoro (non essendo retribuito) ma una vocazione». Arrigoni è anche curatore del blog Guerrilla radio, due anni fa ha pubblicato il libro Restiamo umani. Un titolo simbolico visto che «Restiamo umani» era il saluto e l'invito con cui chiudeva i suoi articoli e reportage da Gaza durante l'assedio israeliano scattato con l'operazione Piombo fuso, dal 27 dicembre al 18 gennaio 2009.
I proventi delle vendite del volume sono stati devoluti interamente al Center for Democracy and Conflict Resolution, per finanziare progetti di assistenza ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati.
ULTIMO MESSAGGIO SUL BLOG. Arrigoni è il secondo italiano rapito nel Nord Africa e Medio Oriente, la prima è stata Sandra Mariani, volontaria toscana rapita nel Maghreb, che dal 18 febbraio non dà più notizie di sé. Nell'ultimo messaggio diceva di essere nelle mani di Al Qaeda. Poi il nulla. Vittorio Arrigoni, sul suo blog racconta la situazione a Gaza. Nel suo ultimo post , che risale al 13 aprile, dice: «Quattro lavoratori sono morti ieri notte per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah. Tramite i tunnel passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da quatro anni dal criminale assedio israeliano. Dai tunnel riescono a entrare nella striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame».
Dal rapimento dell'italiano su altri blog di attivisti e amici sono già stati pubblicati diversi appelli per la sua liberazione, come quello di Omar Ghraieb: «Tutti gli amici di Vittorio, qui e ovunque, chiedono ad Hamas di intervenire immediatamente per far liberare Vittorio che lavora duro per aiutare Gaza da tanto tempo. Per favore, preghiamo tutti perché torni a casa sano e salvo».
LA FAMIGLIA. «Ho sentito Vittorio lunedì o martedì sera ed era tranquillissimo» racconta Egidia Beretta, madre di Arrigoni dalla sua casa di Bulciago, piccolo comune del lecchese di cui la signora è sindaco. «Ci ha raccontato le sue cose come sempre, non nutriva alcuna preoccupazione anche perchè quello che faceva lui insieme ai suoi compagni era a favore della gente palestinese e non aveva motivo di essere allarmato». La famiglia - la madre Egidia, il padre Enrico e la sorella Alessandra, assistente sociale - ha saputo del rapimento di Vittorio in serata da alcuni conoscenti, che avevano a loro volta appreso la notizia dalla stampa.
IN PRIMA LINEA. Donna forte la madre di Vittorio: indicata come sindaco modello dalla trasmissione Report per la sua scelta di rinunciare a qualsiasi compenso a favore di situazioni di difficoltà, ammette che questo figlio sempre in prima linea forse ha preso un po' da lei nel lato battagliero e nell'inestinguibile sete di giustizia. Vittorio manca dall'Italia dal gennaio 2009, perché entrare e uscire da Gaza non è facile, e sarebbe dovuto tornare a breve. Anche di questo aveva parlato nell'ultima telefonata con i genitori. La madre non ha contatti diretti con i compagni dell'International Solidarity Movement di stanza a Gaza: «Sappiamo solo che Vittorio ha due locali vicino a gaza City. Ma ninente di più, anche perchè Vittorio è molto riservato per quanto riguarda la sua vita privata. Non sappiamo nemmeno se abbia una compagna o meno», dice la madre che è in stretto contatto con la Farnesina.
La voce della Farnesina
«Al momento non risultano rivendicazioni nei confronti dell'Italia da parte dei supposti sequestratori» sottolinea, in una nota, la Farnesina, spiegando di aver «già effettuato gli opportuni passi per ogni intervento a tutela», di Vittorio Arrigoni, rapito a Gaza. Il Ministro Frattini, in contatto «con i nostri rappresentati diplomatici, sta seguendo con la massima attenzione l'evolversi della situazione», prosegue la nota sottolineando che l'unità di crisi è già in contatto con la famiglia. Considerata la particolare delicatezza della vicenda il Ministero degli Esteri - conclude la nota- manterrà il consueto necessario riserbo».
Prudenza rimbalza anche dai responsabili politici di Hamas a Gaza, che si sono limitati a dire d'essere impegnati al momento a «verificare i fatti». Ma hanno intanto provveduto a sovrapporre sul video di Arrigoni un messaggio in inglese in cui si esprime «il dispiacere del popolo palestinese» per quello che i sequestratori - bollati come «bigotti» - «hanno fatto a Vittorio». E si promette ogni sforzo per far sì che «l'amico italiano torni presto a casa salvo e libero».
Giovedì, 14 Aprile 2011

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