2016, i sette eventi che hanno (già) sconvolto l'anno

Isis in Turchia. Borse in calo. Vergogna Colonia. Frontiere chiuse. Corea atomica. Crisi Teheran-Riad. Addio Bowie. I fatti che in 10 giorni hanno scosso il mondo.

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13 Gennaio 2016

Il 2015 è stato definito l'annus horribilis, ma il 2016 non promette di essere migliore.
Almeno a vedere i primi eventi che l'hanno caratterizzato, questo inizio anno ha già fatto preoccupare non poco gli analisti.
GUAI NUOVI E IRRISOLTI. Quelli politici, per le conseguenze che potrebbero derivare dalle tensioni tra Iran e Arabia saudita, sino ad arrivare a quelli economici vista la catastrofica apertura delle Borse a inizio anno, contagiate dalla sindrome cinese.
Passando per lo strascico irrisolto di tensioni e problemi legati alla crisi migratoria, che ha già portato sei Stati membri dell'Unione europea a chiudere le frontiere decretando la fine, almeno per ora, di Schengen, uno dei trattati fondativi dell'Ue, basato sulla libera circolazione. 
IL TERRORISMO PREOCCUPA. Una libertà che mal si sposa in questo periodo con il pericolo del terrorismo, che ogni giorno continua a mietere vittime.
Così, dopo gli attacchi di Parigi di novembre, dopo la catastrofe dell'aereo russo precipitato in Sinai il 31 ottobre a causa di una bomba, anche nel 2016 la paura è tornata a colpire.

1. Minaccia Isis: un kamikaze colpisce il cuore di Istanbul

Il 12 gennaio un nuovo attentato ha ferito il cuore della Turchia, che già nel 2015 aveva subito un attentato a Suruc, vicino al confine siriano, e nella capitale Ankara in cui morirono più di 100 persone.
Questa volta almeno 10 persone sono morte (otto di nazionalità tedesca) e oltre 15 sono rimaste ferite in seguito a una esplosione a Istanbul.
ATTENTATORE SIRIANO. La deflagrazione è avvenuta a piazza Sultanahmet, nel centro della città turca, nei pressi dell’obelisco di Teodosio. Secondo fonti dell'intelligence turca la matrice dell'attentato è riconducibile all'Isis. 
Il kamikaze è un siriano di 28 anni, ha detto il vice premier turco.


2. Sindrome cinese: Borse affossate e paura del contagio

A spaventare l'economia globale è stato invece il Paese del Dragone, che ha iniziato il nuovo anno regalando a tutti un lunedì nero.
Quello del 4 gennaio è stato infatti il primo giorno del 2016 nel quale la 'sindrome cinese' è tornata a farsi sentire sui mercati: l'Europa ha bruciato 264 miliardi di euro e Wall Street ha registrato la peggiore apertura dal 1932.
YUAN AI MINIMI. Condizionata anche dalle tensioni in Medio Oriente, l'ondata di vendite che si è abbattuta sui mercati è comunque partita dalla Cina, dove lo yuan ha toccato i minimi da quasi cinque anni sul dollaro, portando il Paese al quinto calo consecutivo della produzione manifatturiera.
Una crisi nota a tutti e che non accenna a fermarsi nonostante gli ottimismi: il 7 gennaio le Borse asiatiche hanno perso il 7%, facendo scattare il blocco automatico delle contrattazioni per la seconda volta in una settimana.
A complicare la situazione ha contribuito anche la decisione della Banca centrale cinese di svalutare ancora lo yuan dello 0,51% nei confronti del dollaro, il livello più basso raggiunto dal 2011.


3. Vergogna Colonia: molestie di gruppo degli immigrati

Anche in Europa quello dopo Capodanno non è stato un buon risveglio.
Una delle notizie che ha scosso il Continente è arrivata dalla Germania.
Nella notte di San Silvestro, nella piazza centrale di Colonia, oltre un centinaio di donne sono state molestate, alcune anche violentate e derubate secondo i primi accertamenti da una banda di uomini ubriachi, per la maggior parte immigrati nordafricani.
BOOMERANG PER MERKEL. La notizia taciuta e sminuita dalla stessa polizia tedesca i primi giorni dell'anno, forse per timore di danneggiare la cancelliera Angela Merkel e la sua politica dell'accoglienza, è ritornata alla ribalta come un boomerang che ha colpito prima di tutto la cancelliera, aprendo però un dibattito ben più ampio sulla reazione della società civile.
Che da una parte ha puntato il dito contro gli immigrati chiedendo la chiusura delle frontiere, dall'altra ha ridimensionato le violenze sulle donne pur di scongiurare un collegamento di natura xenofoba con il problema della  mala gestione dei flussi migratori, soprattutto dai Paesi musulmani.


4. Blocco delle frontiere: fine temporanea di Schengen

Così mentre anche il 2016 inizia all'insegna dei naufragi - il 5 gennaio almeno 24 immigrati sono morti non lontano dalle coste turche - in Europa i singoli Stati continuano a chiudere le frontiere proprio per bloccare i profughi che riescono a sfuggire alla morte e a toccare il suolo europeo.
BARRIERE IN SEI PAESI. Sono ormai sei i Paesi ad aver interrotto temporaneamente la libera circolazione tra i confini interni dell'Europa.
Dopo Norvegia, Svezia, Austria, Germania e Francia, l'ultima è la Danimarca, spesso usando anche ragioni di sicurezza pubblica legate agli eventi terroristici di Parigi del 13 novembre 2015.
Risultato: il tratto di Schengen è in pericolo.
L'11 gennaio anche negli aeroporti della capitale europea, Bruxelles, chi arriva da uno stato membro Ue deve entrare nel Paese attraverso il controllo dei documenti.
Anche qui l'allerta è massima a causa dei terroristi di Parigi che avevano base proprio in Belgio.
ALLARME DELLA COMMISSIONE. Intanto le frontiere si chiudono e a dare l'allarme è la Germania e la Commissione europea.
Il 6 gennaio il commissario Ue all'Immigrazione Avrampoluos ha convocato i ministri competenti di Svezia, Danimarca e Germania, ottenendo però pochi risultati: «Le misure messe in atto saranno mantenute per lo stretto necessario», e cioè, «fino a quando ci sarà una riduzione dei flussi», ha riassunto Avrampoluos.
Ed è proprio per discutere la situazione sui flussi migratori e i fatti di Colonia che il 14 gennaio il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha incontrato la cancelliera Merkel in Germania.
«L'immigrazione non ci deve portare a un cambiamento dei nostri valori. L'Europa vuole restare ciò che è», ha detto Juncker.


5. Tensioni Iran-Arabia: peggiora la crisi in Medio Oriente

Ci sono poi altre tensioni a cambiare la percezione degli europei nei confronti della crisi mediorientale.
Che però potrebbe addirittura peggiorare.
I timori maggiori si sono registrati all'indomani della rottura delle relazioni tra Teheran e Riad.
Le due potenze rivali del Golfo sono ai ferri corti ormai da tempo, ma nel 2016 hanno inaugurato una nuova fase che dalla guerra fredda potrebbe portare a un conflitto vero.
MINACCE DI VENDETTA. «La vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi»: è stata la Guida suprema Ali Khamenei a ufficializzare il 3 gennaio la crisi tra Arabia Saudita e Iran condannando l'esecuzione dell'imam sciita Nimr al-Nimr da parte di Riad.
«Dio onnipotente non rimarrà indifferente», è stato il monito di Khamenei sul suo sito ufficiale, «al sangue innocente, e questo sangue sparso in modo ingiusto affliggerà rapidamente» i nuovi governanti di Riad, quelli guidati da re Salman.
Detto fatto: l'ambasciata saudita di Teheran è stata devastata e messa a fuoco.
L'Arabia saudita ha mandato via i diplomatici iraniani dal regno.
TUTTA L'AREA TREMA. Ma è tutta l'area a tremare: il Bahrain ha rotto le relazioni diplomatiche con l'Iran. E il Sudan, che da 2014 ha riallacciato i rapporti con Riad raffreddando invece quelli con Teheran, ha espulso l'ambasciatore iraniano a Khartum.
Dopo l'irrisolta guerra in Afghanistan, Iraq e Siria, si è aperto ora un altro fronte caldo nel cuore del Medio Oriente, che rischia di destabilizzare tutta l'area e non solo.
Il conflitto sciiti-sunniti non è infatti più una guerra circoscritta.
Preoccupate tutte le grandi potenze, che hanno lanciato più messaggi per scongiurare un peggioramento della situazione. Putin si è persino offerto di fare da mediatore tra le due potenze.


6. Provocazione atomica: il mondo ha paura della Corea di Kim

Un ruolo che per ora lo zar russo non è riuscito a esercitare neanche nella difficile gestione dei rapporti tra la Corea del Nord e tutta la comunità internazionale all'indomani dell'annuncio da parte del regime di Kim Jong-un di aver sviluppato la bomba a idrogeno.
Più che un dono quello fatto dalla Corea del Nord il giorno dell'Epifania è infatti una provocazione: il 6 gennaio a sorpresa Pyongyang ha effettuato il quarto test nucleare affermando di aver utilizzato «con successo», e per la prima volta, un ordigno a idrogeno. 
TERREMOTO REGISTRATO. Un annuncio subito verificato attraverso i sismografi: in Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti hanno registrato un terremoto di 5,1 gradi della scala Richter, ma analizzando le onde sismiche si è subito capito che non si trattava di terremoto, bensì di un'esplosione atomica.
Secondo la speaker che ha dato la notizia alla tivù nordcoreana, la bomba fornisce un’arma «per difendersi contro gli Stati Uniti e gli altri nemici».
CONDANNA DEI RUSSI. La notizia ha fatto scattare l'allerta sia da parte della Cina, alleato storico della Corea del Nord, sia da Putin: «Se confermato, sarebbe un nuovo passo di Pyongyang nel percorso dello sviluppo di armi nucleari, che è una flagrante violazione della legge internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu», si legge in una nota del ministero degli Esteri di Mosca.
A temere di più restano comunque i nemici storici di Pyongyang: Usa, Corea del Sud e Giappone, che se potessero manderebbero Kim Jong-un su un altro pianeta.
Ma per ora il test nucleare potrebbe al massimo portare a nuove sanzioni.


7. Addio Bowie: per il marziano del rock arrivano tweet persino dallo spazio

A lasciare questo pianeta è invece il cantante David Bowie, definito il marziano del rock.
Morto l'11 gennaio a 69 anni per colpa di un tumore, ha gettato tutti i suoi fan nello sconforto.
CORDOGLIO DI CAMERON. Oltre al cordoglio del primo ministro britannico David Cameron - «Una perdita enorme, Bowie è stato un genio» - è stato tutto il mondo della musica, dello spettacolo e della cultura a rendergli omaggio, da Madonna a Boy George passando per la scrittrice J.K. Rowling.
E non solo. Un ultimo saluto gli è arrivato anche dallo spazio, grazie a un tweet a lui dedicato dall'astronauta Tim Peake.



Twitter @antodem

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