Cronaca
CRONACA
Auto, truffa con leasing
Traffico di veicoli tra l'Italia e la Lituania: 12 persone in manette.
di Dino Garzoni
Un'auto di lusso da pagare ogni mese. La difficoltà di trovare denaro per tutte le rate. E il leasing che si trasforma in un incubo. È questo lo scenario sfruttato per 14 mesi da un'organizzazione criminale che acquistava le auto pagate neanche per metà da cittadini o aziende sull'orlo della crisi, a un prezzo tra i 5 e i 20 mila euro, per farle arrivare in Lituania, dove con falsi documenti e una nuova immatricolazione, finivano sul mercato dell'usato locale. Mentre in Italia le assicurazioni risarcivano le agenzie di leasing dopo la denuncia di furto da parte dei locatari dei mezzi.
ARRESTATE 12 PERSONE. A scoprire il traffico di auto è stata la polizia stradale di Palmanova e la squadra di polizia giudiziaria della polstrada del Friuli Venezia Giulia che a gennaio hanno arrestato 12 persone tra Roma, Foggia, Teramo, Trapani e Modena, iscrivendo sul registro degli indagati anche i 33 locatari dei veicoli in leasing.
TRAFFICO DA QUASI 3 MLN. L'operazione, ribattezzata «Swindle», ha permesso di recuperare 11 veicoli - tre dei quali a Vilnius - per un valore di 440 mila euro. Ma secondo gli inquirenti, le auto di lusso portate all'estero sono in tutto 53, che hanno permesso all'organizzazione di ricavare 2,65 milioni euro. I mezzi portati in Lituania erano infatti per lo più suv, ma anche auto sportive dei marchi più prestigiosi: Bmw, Mercedes, Porsche, Audi e Ferrari.
Indagini iniziate nel 2010 grazie a un controllo di routine in autostrada
Le indagini erano iniziate nel 2010, quando grazie a un controllo di routine sull'autostrada A4 nei pressi di Gonars il 19 novembre era stato fermato Elvezio Rea. L'uomo, un ispettore di polizia penitenziaria in pensione, era alla guida di un'Audi Q7 ed era diretto verso la Slovenia. L'auto risultava essere di proprietà di un'agenzia di leasing e locata a una società di servizi, ma Rea non era in possesso della delega che lo autorizzasse a guidare il suv.
Il 54enne romano, finito in manette a gennaio, si è poi scoperto aver già portato all’estero un’altra vettura di alto valore, di cui poi era stato denunciato il furto.
VENDITE DENUNCIATE COME FURTI. Da quell'episodio erano iniziate le indagini della polizia che, grazie a intercettazioni telefoniche e pedinamenti aveva scoperto il modus operandi dell'organizzazione: i locatari dei mezzi, cittadini e società private in ritardo con il pagamento delle rate, accettavano di cedere il veicolo a fronte di una proposta economica. Quindi l'auto era trasportata in Lituania dove la chiave era duplicata e riportata in Italia per permettere al locatario di denunciare il finto furto e alle società di leasing - vittime dell'organizzazione - di essere risarcite dalle assicurazioni.
Dietro le operazioni un biellorusso e un italiano
Il primo contatto con i locatari delle auto in difficoltà con le rate del leasing avveniva attraverso le figure denominate «procacciatori». Si tratta di sette pregiudicati - Salvatore Pagano, Carmelo Aldo e David Passalia, Nicola Di Maggio, Alessandro Nebuloso e Sandro Flavio Galassi - che con il passaparola raggiungevano i soggetti interessati all'affare.
Intanto all'estero il bielorusso Pavel Chyzhonak raccoglieva gli ordini che poi erano comunicati - via email o Skype con la trasmissione anche delle foto delle macchine - al socio in Italia Luigi Ricci.
A questo punto c'era il viaggio. A condurre le auto fino in Lituania erano Rea ed Emilio Anselmi, ma anche Ricci oltre a Pagano e David Passalia ricompensati con 2 mila euro. Tra i trasportatori, anche Massimiliano D’Onofrio che si è costituito presentandosi in procura a Udine insieme con il suo avvocato.
MODULI AUTO RUBATI A ROMA. Gli affiliati del sodalizio potevano circolare tranquillamente in Europa grazie a una semplice delega all’uso dei mezzi. Inoltre portavano anche gli atti di vendita e i certificati di proprietà del veicolo, documenti necessari per l’importazione in Bielorussia. Questa parte del piano era resa possibile dall'ultimo componente dell'organizzazione, un falsario esperto: Roberto Conte già agli arresti domiciliari che da casa produceva tutte le carte necessarie, grazie ai moduli sottratti a un’agenzia di pratiche auto della Capitale.
Una volta passato il controllo della polizia di frontiera lituana, il conducente si fermava dopo un centinaio di metri, in quella che viene definita «terra di nessuno». Qui attendeva l'arrivo di Chyzhonak per il ritiro dei veicolo. Quindi il complice italiano rientrava in Lituania da cui saliva sull'aereo per far ritorno in Italia.
Giovedì, 02 Febbraio 2012
(1)
Il paese dei.... "FURBI".....!!
Si capisce perchè il paese non và avanti......!!
Chi nella vita, non ha avuto capacità di crearsi un futuro onestamente e moralmente, l'unico modo per campare ( disonestamente ) è tutti i giorni, sulle pagine dei media nazionali e non.
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