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Cronaca 

IL PROCESSO

Ruby: la consulta rifiuta il ricorso della Camera

Respinto anche il procedimento del Senato sul caso Mastella.

La consulta di Roberto Nania ha rifiutato il ricorso della Camera per il processo Ruby.
Il Parlamento aveva sostenuto infatti il  conflitto di attribuzioni nei confronti dei pm e del gip di Milano impegnati nel processo Ruby, che vede l'ex premier Silvio Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. Per la Camera magistrati avrebbero dovuto trasmettere immediatamente gli atti del procedimento al tribunale dei ministri e hanno leso il diritto dell'Aula di valutare la natura ministeriale del reato di concussione ed, eventualmente, di negare l'autorizzazione a procedere. È necessario aspettare una ventina di giorni per avere le motivazioni della sentenza.
RIFIUTATO ANCHE IL RICORSO DEL SENATO. Dopo la conclusione dell'udienza pubblica del 14 febbraio, si stavano attendendo le risposte della Corte costituzionale sul ricorso della Camera e anche su un analogo procedimento che ha presentato il Senato, anch'esso respinto.
Il ricorso del Senato era stato presentato nei confronti della procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, della procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli e del giudice per l'udienza preliminare dello stesso Tribunale, in relazione a un procedimento a carico dell'ex ministro Clemente Mastella.
LA SODDISFAZIONE DEGLI AVVOCATI DELLA PROCURA. Il doppio rifiuto della Consulta, e quindi il proseguimento del processo, ha rallegrato l'avvocato della procura di Milano, Federico Sorrentino, il quale ha commentato: «Finalmente ha prevalso la forza del diritto su quella del denaro».
Anche dall'interno della giunta per le autorizzazioni a provedere è stata espressa soddisfazione, in particolare per il rifiuto del ricorso della Camera, come ha dichiarato il capogruppo Marilena Samperi: «La bocciatura del ricorso conferma quanto abbiamo sostenuto e cioé che Berlusconi ha usato il Parlamento e piegato le istituzioni per i propri interessi privati trattandoli come appendici del suo collegio difensivo». La capogruppo ha poi aggiunto: «La decisione della Consulta era attesa, del resto come si poteva anche solo pensare che la più alta istituzione repubblicana potesse accettare la falsa verità di Ruby nipote di Mubarak?».
BONDI: «SIAMO IN UNA DEMOCRAZIA DIMEZZATA». Parole di rammarico invece da parte del coordinatore del Popolo della Libertà Sandro Bondi, il quale ha affermato che la sentenza della Corte costituzionale ha voluto sottolineare che il nostro Stato si trova in una «Democrazia dimezzata» e ha poi aggiunto: «Il rapporto fra potere legislativo e ordine giudiziario costituisce in Italia un problema che, se non affrontato alla radice, svuota di fatto la democrazia di ogni reale potere derivante dalla volontà popolare».
«In queste condizioni» ha concluso Bondi, «è impossibile per chiunque esercitare il mandato di governo, a meno che non si riconosca il potere di un organo non legittimato democraticamente di annullare le decisioni e le prerogative sovrane del potere democratico».

Martedì, 14 Febbraio 2012


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