Rifugiati a prova di pene

Strano test per i gay in Repubblica Ceca.

10 Dicembre 2010

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Foto Getty Images.

Foto Getty Images.

In penis veritas. Sì, proprio lì, nel pene. La pratica non era nota, salvo che ai malcapitati stranieri che cercavano riparo dalle persecuzioni in patria contro l’omosessualità chiedendo rifugio nella Repubblica Ceca. Paese famoso per la sua gentilezza e tolleranza, da 6 anni membro autorevole dell’Unione Europea.
Ma i funzionari preposti alla verifica dei requisiti per il rilascio dello status di rifugiato sembravano saperla lunga. E avevano inventato un controverso meccanismo per smascherare l’imbroglio. Come riporta lo Spiegel, tutti coloro che dichiaravano di essere perseguitati in patria perché omosessuali, dovevano sottoporsi al cosiddetto test del pene. Seduti in una sala buia, dovevano assistere a un lungo filmato pornografico, in cui attori e attrici consumati si inseguivano su letti e tavolacci avvinghiandosi in ardite e fantasiose copulazioni.
Sesso etero, fra uomini e donne, amor profano messo al servizio della ragion di Stato. Il vero gay non avrebbe dovuto mostrare alcuna attrazione per quelle scene. Così, per esserne certi, i funzionari passavano alla seconda parte del test, quella decisiva, misurando la pressione sanguigna del pene. Pressione bassa, diritto d’asilo acquisito. Pressione alta, asilo negato e ritorno a casa. Una sorta di macchina della verità adattata all’organo genitale maschile.
L’agenzia europea per i diritti fondamentali ha ora deciso di alzare la voce e in un rapporto appena pubblicato ha criticato il test del pene, dichiarandolo contrario alla dignità delle persone che richiedono il diritto d’asilo e alla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: «Questo procedimento» riporta lo Spiegel, citando un passo del rapporto «non rispetta le linee direttive della politica anti-discriminazione in vigore nell’Unione».

Il governo di Praga: test sospeso da tempo

Il governo di Praga ha reagito subito annunciando, attraverso un proprio portavoce, «che il test fallometrico è stato di fatto già sospeso dall’inizio dell’anno». Tuttavia, tra le alte sfere non è difficile trovare chi ancora lo difende. Il ministro degli Interni Radek John, ad esempio, intervenendo in una trasmissione della radio nazionale ha sostenuto che i funzionari devono pur utilizzare un sistema che permetta di scoprire se le motivazioni della richiesta siano reali o inventate: «Chi se ne lamenta – ha aggiunto – può benissimo chiedere asilo in uno degli altri paesi europei dove il test non è previsto».
Finora, sostengono fonti del Ministero, non si era lamentato nessuno e anzi, gli stessi richiedenti avrebbero chiesto di sottoporvisi per accertare la loro omosessualità. Un’affermazione che, in tutta franchezza, appare quantomeno esagerata. Sempre secondo fonti governative praghesi, i casi di test fallometrico sarebbero stati soltanto 10 dal 2006 al 2009.
La bizzarra pratica ceca era venuta alla luce perché, nel settembre 2009, il tribunale amministrativo dello Schleswig-Holstein, il Land della Germania settentrionale al confine con la Danimarca, aveva rifiutato di rispedire in Repubblica Ceca un iraniano che chiedeva asilo politico, motivando la decisione con il pericolo che in quel Paese sarebbe stato sottoposto al test del pene.
Il giudice aveva accolto la richiesta del cittadino iraniano sulla base di un documento scritto che questi aveva presentato, nel quale le autorità ceche legavano il completamento della pratica di asilo all’obbligo dell’esame fallometrico: «Si tratta di un ostacolo ai procedimenti di concessione dell’asilo politico, la cui conformità ai diritti dell’uomo, allo stato attuale delle cose, appare quantomeno assai dubbiosa», aveva concluso il magistrato. Ora, della stessa opinione, è anche l’Unione Europea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi oppure accedere con Twitter o Facebook: Loggati - Registrati

Dalla nostra HomePage
prev
next