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Cronaca 

Locride, sequestrato il "Parco dei principi"

L'hotel del valore di 11 milioni di euro: sette gli indagati per truffa.

'ndrangheta

Articolo completo

L' albergo 'Parco dei principi' di Roccella Ionica era gestito occultamente da affiliati della 'ndrangheta. Questa la tesi degli investigatori, i carabinieri del comando provinciale e il  nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, che coordinati dalla direzione distrettuale antimafia (dda) di Reggio Calabria, la mattina del 2 febbraio hanno messo i sigilli al mega hotel della Locride, del valore di 11 milioni di euro.
L'indagine, partita da uno stralcio del procedimento sull'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre 2005, è stata integrata con elementi acquisiti in altre operazioni, che hanno portato gli investigatori a ipotizzare finanziamenti indebiti, erogati dalla pubblica amministrazione a persone ritenute contigue alla cosca della 'ndrangheta Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa.
TRE LE SOCIETÀ SEQUESTRATE. Sospettati, tra i quali anche alcuni imprenditori, verso cui magistrati hanno disposto sette avvisi di garanzia, sei verso persone fisiche, uno diretto alla società Coninvest, con sede nella brianzola Vimercate (Milano), con l'accusa di truffa aggravata e riciclaggio, aggravati dall'aver commesso i reati con modalità mafiose.
Oltre alla struttura alberghiera, nella giornata le forze dell'ordine hanno sequestrato l'intero patrimonio aziendale della società e perquisito delle loro abitazioni.

Nella società Ferrari e maxi cassaforte

Secondo quanto emerso dalle indagini, la società aveva ottenuto un contributo pubblico di oltre 3,8 milioni di euro, attingendo al progetto 'Patto per la Locride', per costruire un hotel a cinque stelle, attestando un falso aumento di capitale. Verifiche successive, secondo quanto riferito dagli investigatori, hanno portato alla luce un'organizzazione specializzata nell'investire e riciclare i capitali di illecita provenienza accumulati dalla cosca. Durante le perquisizioni i carabinieri e finanzieri hanno anche sequestrato una Ferrari 599 Fiorano F1 di colore giallo, intestata alla società e una cassaforte di oltre un metro di altezza trovata nello studio dell'amminstratore della società Bruno Verdiglione, che figura tra gli indagati.
UN FIUME DI CONTRIBUTI PUBBLICI. «Attraverso i rapporti di parentela con un indagato, le cosche Aquino-Agostino-Coluccio erano riuscite ad inserirsi nell'appalto», ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.
Gli indagati, tutti della Locride, sono nell'ordine i fratelli Francesco, Vincenzo, Antonio e Domenico Condino, e Bruno Verdiglione. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto, Nicola Gratteri, e dai sostituti Sara Ombra e Antonio De Bernardo. «Le indagini hanno permesso di accertare che la parte privata non ha messo una lira nell'operazione, tutto è stato realizzato con i soli soldi pubblici», ha spiegato Gratteri.

Mercoledì, 02 Febbraio 2011 © RIPRODUZIONE RISERVATA


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