Cronaca
A Palazzo di vetro
Berlino ha il suo seggio
Per Merkel l'entrata nel Consiglio di sicurezza è un toccasana.
Di Pierluigi Mennitti
Dopo sei anni, la Germania rientra nel Consiglio di sicurezza dell’Onu dalla porta secondaria. Eletta già nella prima votazione del 12 ottobre al Palazzo di Vetro di New York, è entrata assieme ad altri quattro Paesi a far parte dei 10 membri non permanenti per il prossimo biennio: Sud Africa, India, Colombia e uno fra Portogallo e Canada che si sono contesi fino all’ultimo il secondo posto disponibile per i cosiddetti Paesi occidentali.
Non si tratta del famoso seggio permanente nell’ipotesi di un consiglio allargato, a lungo oggetto del desiderio di Berlino e altrettanto a lungo osteggiato dalla diplomazia italiana, ma del più modesto seggio che non prevede diritto di veto.
Il ritorno di Berlino al vertice dell’Onu è la notizia principale su tutti i quotidiani tedeschi del 13 ottobre. Con enfasi, la popolare Bild ha rispolverato il titolo a effetto che la rese famosa dopo l’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio: allora era “Wir sind Papst”, siamo Papa, adesso è “Wir sind drin”, siamo dentro. Altri giornali invece hanno sottolineato i limiti del ruolo di membro non permanente, dibattendo sulle ipotesi di riforma del vertice dell’Onu e sulle ripercussioni di politica interna del voto di ieri.
La rivincita di Westerwelle
Il successo tedesco, infatti, offre in realtà una carta più spendibile sul piano degli affari interni tedeschi, per di più in un ambito, quello della politica estera, tradizionalmente condiviso e bipartisan.
Un tocco di prestigio che è una boccata d’ossigeno per il governo di Angela Merkel, in caduta libera nei sondaggi, e per il ministro degli Esteri Guido Westerwelle, la cui condotta sin qui non convincente è costata al suo partito una perdita di consensi da guinnes dei primati.
Si è trattato di un vero e proprio test sulla concretezza e sull’incisività per il titolare dell’Auswärtiges Amt, la Farnesina tedesca, ha sottolineato la Süddeutsche Zeitung che nel lungo articolo cita anche la presa di distanza di una vecchia conoscenza dell’Italia, Martin Schulz, l’europarlamentare apostrofato da Berlusconi con il “kapò” nelle repliche al discorso di investitura del semestre di presidenza europeo dell’Italia nel 2003.
Schulz, che nel frattempo è diventato capogruppo degli eurosocialisti a Strasburgo e nel 2012 sarà presidente del parlamento europeo nel quadro della staffetta di metà mandato con i conservatori, ha rotto il tradizionale unanimismo sulla politica estera «rimpiangendo la scelta del proprio Paese di concorrere contro il Portogallo, evidenziando in tal modo ancora una volta la mancanza di unità europea». Il quotidiano di Monaco, però, ha ricordato che questa scelta venne presa dal governo di Berlino nella passata legislatura, quando agli Esteri sedeva il collega di partito Steinmeier.
Un successo diplomatico
La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha ammesso che cancelliera e vicecancelliere si sono impegnati a fondo nell’inevitabile mercato dei voti per centrare l’obiettivo. Angela Merkel, parlando di fronte all’Assemblea generale alcune ore prima della votazione, ha detto «che la Germania è uno dei principali contribuenti dell’Onu (il terzo per la precisione, ndr) e intende spendere il suo accresciuto peso per portare nel mondo più pace e sicurezza».
Il quotidiano ha ripercorso poi i momenti principali della “campagna elettorale” condotta da Westerwelle, come la cena al consolato tedesco di New York con 150 invitati, tra cui il segretario generale dell’organizzazione Ban Ki-moon. Tra manicaretti e promesse, trattative e alleanze, la Germania ha comunque misurato la bontà della rete diplomatica tessuta da un anno, grazie anche ai buoni uffici dell’ambasciatore alle Nazioni unite, che in questi casi gioca un ruolo quasi decisivo.
«Disarmo nucleare, politiche di sviluppo e lotta ai cambiamenti climatici» sono le linee guida che il Paese intende perseguire nei due anni di presenza nel Consiglio e i punti chiave attorno ai quali Westerwelle ha chiesto il consenso agli altri membri. Strategie in sintonia con quelle dell’amministrazione statunitense di Barak Obama.
Attenzione alle potenze emergenti
Altra questione che la Germania vorrebbe mettere sul tappeto è la riforma del Consiglio di sicurezza: la presenza dei cinque membri permanenti riflette gli equilibri mondiali scaturiti dalla Seconda Guerra mondiale e non considera l’emergere di altre potenze sullo scacchiere globale.
Questione delicata, come ricorda il Tagesspiegel, giacché i Paesi che detengono questo potere non hanno alcuna intenzione di abdicarvi. Di certo, Berlino potrà far pesare la propria influenza per favorire una maggiore stabilità e una più liberale circolazione delle merci, fattori essenziali alle esportazioni, che rappresentano il motore dell’economia tedesca.
E contribuire alle delicate discussioni sulle sanzioni verso l’Iran o sulle strategie in Afghanistan. Un seggio non permanente prevede comunque «onori, piaceri ma anche obblighi», ha concluso il giornale berlinese, «e permette una più efficace difesa degli interessi di una media potenza come la Germania. Che alla fine, al di là della bella diplomazia, è quello che conta di più».
Mercoledì, 13 Ottobre 2010

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