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Cronaca 

Gli affitti low cost del Pio Albergo Trivulzio

Si attende la pubblicazione della lista dei nomi illustri.

Scandalo

Inquilini illustri in case di lusso a prezzi bassi sono al centro della vicenda che vede protagonista, ancora una volta (dopo Tangentopoli),  il Pat, ovvero il Pio Albergo Trivulzio. Il suo patrimonio immobiliare, frutto di lasciti e donazioni secolari a favore dei bisognosi, dopo diciannove anni, torna a dare scandalo.
Gli inquilini illustri, infatti, pare siano onorevoli, (ex) segretari di partito, uomini legati alle istituzioni con incarichi in comune e alla Regione, parenti del potente di turno.
I loro nomi stanno emergendo a furia di indiscrezioni giornalistiche: ma l'elenco ufficiale finora è stato custodito gelosamente nei cassetti del Pio Albergo Trivulzio, da fine '700 uno dei più importanti ospizi d'Italia, con immobili nei luoghi più prestigiosi e, ovviamente, costosi, di Milano (via Moscova, piazza del Carmine, piazza Mirabello, via Santa Marta e corso Buenos Aires).
LA LISTA DEI MISTERI CONTIENE OLTRE MILLE NOMI. Il 18 febbraio, finalmente, la commisione case e demanio del comune guidata da Barbara Ciabò (Fli) ha promesso di svelare la lista degli inquilini low cost. Sono 1.064 nominativi che da settimane sono diventati bersaglio di sospetti e veleni proprio per la segretezza con cui sono stati tenuti celati.
In ogni caso è sufficiente un'occhiata alle delibere del consiglio di amministrazione del Pat per afferrare come, negli anni, siano stati gestiti gli immobili: assegnati con un bando pubblico a chi tra i candidati, con pari requisiti, dimostrava il redditto più alto. Un controsenso per un ente nato con finialità benefiche e cura dei poveri. E ancora.
UN COMITATO RISTRETTO CHE DECIDE SUGLI AFFITTI. La decisione finale sulla stipula del contratto d'affitto viene lasciata a un comitato ristretto, due persone in tutto: il direttore generale (Fabio Nitti, in quota Pdl), il direttore del dipartimento tecnico (Alessandro Lombardo, vicino all'ex An). La supervisione spetta invece al presidente del Pio Albergo Trivulzio: il chirurgo Emilio Trabucchi (Pdl). Che, insieme agli altri sei membri del consiglio di amministrazione (quattro nominati dal comune e tre dalla Regione) ha resistito il più possibile alla richiesta di presentare la lista con i nomi tra riunioni andate a vuoto (Trabucchi era in ferie) e appelli al garante della Privacy.
LA PROMESSA DI PALMERI. Ieri la novità. Nella tarda serata, la lista viene consegnata al presidente del Consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmeri (Fli). «Consegnerò l'elenco degli inquilini con i dati degli immobili del Pio Albergo Trivulzio alle 16 alla commissione Casa e Demanio», ha assicurato Palmeri. «Lo faccio a garanzia della trasparenza, per correttezza procedurale e per rispetto nei confronti del Consiglio comunale».
Sempre ieri, ma in mattinata, al Pat era stato convocato un consiglio di amministrazione e, dopo ore di dibattito, la prima decisione si rivela, di lì a poco, un passo falso. «Invieremo alla Commissione regionale di Controllo la lista, completa di nominativi, delle nostre unità abitative e commerciali», ha annunciato il consiglio di amministrazione. Ad oggi ci risulta essere l'unico soggetto legittimato a verificare la corretta amministrazione delle Aziende di servizi alla persona. È nostra intenzione, comunque, richiedere il parere a un illustre esperto amministrativista, al fine di individuare quali altri soggetti hanno diritto di controllo». Ma la Regione ribatte immediatamente che gli elenchi sono «irricevibili»: «Le verifiche sulla conoscenza degli inquilini non sono di nostra competenza».
Il misterioso elenco di nomi non può certo restare nascosto per troppo tempo ancora, dato che il Pd ha minacciato di rivolgersi alla procura e con le indiscrezioni sugli abitanti illustri che si moltiplicano.
Ecco perché ieri sera Trabucchi è andato in comune. Dove per oggi si attendono altre novità scottanti.
IL RICORDO DI TANGENTOPOLI. «Il 17 febbraio del '92 si parlava di Trivulzio. Diciannove anni dopo siamo da capo». Lo ha affermato, Barbara Ciabò, presidente della Commissione Demanio del comune di Milano, in un'intervista sul Corriere della Sera riferendosi al giorno in cui il pm Antonio Di Pietro chiese e ottenne dal Gip Italo Ghitti un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del Partito Socialista Italiano di Milano. Il comportamento del Pio Albergo Trivulzio è, per Ciabò «incomprensibile e ingiustificabile. Il presidente (convocato) non si è mai presentato e nessuno ci ha consegnato la documentazione richiesta», ha aggiunto. L'operazione trasparenza è stata avviata due mesi fa, fa sapere il presidente della Commisione, con la richiesta di pubblicazione degli inquilini delle case comunali ma «non bastava». E ha proseguito dicendo che «Il sospetto era che qualcosa non andasse nemmeno nel patrimonio immobiliare degli enti di cura. Il Pat, quindi. Ma chiederemo di avere anche gli elenchi del Policlinico e del Redaelli. L'atteggiamento di totale omertà del consiglio di amministrazione», ha concluso il presidente della Commissione, «ci induce a coltivare più di un sospetto rispetto al fatto che si volesse coprire qualche nome eccellente».

Venerdì, 18 Febbraio 2011


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