Arabia Saudita e Iran, tutte le guerre per procura

In Siria combattono su Assad. In Yemen e Libano muovono fazioni opposte. In Bahrein si scontrano per il potere. Con gli Usa cercano alleanze. I fronti tra i due colossi. 

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05 Gennaio 2016

(© Ansa)

L'esecuzione dell'imam sciita Nimr Baqr al-Nimr, l'assalto all'ambasciata saudita di Teheran, la rottura delle relazioni diplomatiche.
Nell'arco di 24 ore, tra Iran e Arabia Saudita la tensione è salita fino a sfociare in una guerra aperta che preoccupa il mondo, soprattutto dopo che anche Emirati Arabi, Sudan, Bahrein, e per ultimo anche il Kuwait, tutti alleati dei sauditi, hanno deciso di interrompere i rapporti con la Repubblica islamica.
Tuttavia, tra le due potenze del Medio Oriente - segnate da una diversa appartenenza confessionale: sciita Teheran, sunnita Riad - non si tratta di una novità: da tempo i due Paesi sono impegnati in una lotta indiretta e strisciante, che sta contribuendo non poco alla destabilizzazione della regione. 
Le guerre civili in Siria e Yemen, gli scontri settari in Iraq, le tensioni in Libano: in tutti questi conflitti gioca un ruolo importante la rivalità tra le due nazioni, che secondo alcuni analisti stanno combattendo una serie di “guerre per procura”. Oltre a quella per il petrolio: la ricchezza su cui Riad ha costruito la propria fortuna, e che Teheran spera di poter tornare presto a riversare sui mercati.
Ecco, dunque, i principali terreni di scontro tra i due giganti dell'area.

Le antiche tensioni settarie e la mutata posizione americana 

L'Arabia Saudita è un punto di riferimento per tutto il cosiddetto “blocco sunnita” del Medio Oriente, che include vari governi e fazioni combattenti: la maggior parte dei governi arabi, le milizie sunnite, la Turchia. L'Iran, al contrario, è il leader di fatto del cosiddetto “blocco sciita”: il governo iracheno, Hezbollah, il regime Assad.
In Medio Oriente c'è stata sempre una tensione latente tra sunniti e sciiti, le due principali denominazioni dell'Islam, che si contrappongono per questioni non soltanto religiose ma anche tribali e identitarie. Negli ultimi anni però le cosiddette “tensioni settarie” (così vengono definiti comunemente gli attriti tra sciiti e sunniti) sono esplose per una serie di fattori, inclusi la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq, dove il potere è passato dai sunniti agli sciiti, e la Primavera araba.
PESA L’ACCORDO SUL NUCLEARE. In tutto questo, l'Arabia Saudita, che prima godeva di una quasi egemonia sulla regione, si sente indebolita e attaccata dall'Iran, che negli ultimi anni ha acquisito potere. L'accordo sul nucleare tra Washington e Teheran non ha fatto che acuire questa sensazione: prima dell'accordo gli Usa erano nettamente schierati dalla parte di Riad (un alleato privilegiato per mezzo secolo), col blocco sunnita, mentre adesso sembrano avere una posizione neutrale, se non addirittura dalla parte degli sciiti.

La lotta in Siria pro e contro Bashar al Assad

Dal 2011 si combatte in Siria una guerra civile. Alcuni la ritengono una vera e propria “guerra per procura” tra iraniani e sauditi.
In realtà le rivalità tra le due potenze non è che uno degli elementi in gioco, ma resta pur sempre un elemento determinante. L'Iran è, insieme alla Russia, uno dei sostenitori principali del regime di Bashar al Assad, che appartiene alla minoranza alawita della popolazione siriana (gli alawiti sono una branca degli sciiti).
Formalmente il governo siriano è un governo laico, che in passato ha coinvolto in ruoli di primissimo piano anche cristiani e sunniti (i sunniti sono la religione di maggioranza in Siria).
RIAD AMBIGUA SULL’ISIS. Assad tuttavia è molto legato a Teheran, per ragioni inizialmente politiche che poi hanno assunto connotati settari, tanto che negli ultimi anni l'identità sciita-alawita del suo regime si è molto consolidata. L'Arabia Saudita invece sostiene le milizie sunnite ed è uno dei finanziatori principali dei cosiddetti ribelli moderati. Il suo rapporto con l'Isis non è chiarissimo: il governo saudita è nella coalizione internazionale contro l'Isis, ma i volontari sauditi costituiscono una delle principali presenze straniere tra i soldati stranieri del Califfato.

Il sostegno a fazioni opposte nella guerra civile in Yemen 

Anche in Yemen si sta combattendo una guerra civile, cominciata all'inizio dello scorso anno, anche se di fatto il Paese, uno dei più poveri e divisi dell'area, è di fatto “ingovernabile” dal 2011.
L'attuale guerra civile è iniziata quando un gruppo di ribelli Houthi, una minoranza etnica sciita, hanno preso le armi contro il presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, esponente della maggioranza sunnita (circa il 35 per cento della popolazione yemenita è sciita).
LE FAZIONI MOSSE A DISTANZA. Le ragioni del conflitto in Yemen sono molteplici, ma la rivalità tra sauditi e Iran svolge un ruolo: Teheran sostiene i ribelli Houthi mentre Riad sostiene le forze armate vicine a Hadi e altre milizie tribali che lo sostengono. Anche qui, come in Siria, c'è l'Isis a complicare le cose: lo Stato islamico è sunnita e nemico giurato di Teheran, ma i sauditi lo combattono perché lo ritengono un elemento di destabilizzazione per il regime. I caccia di Riad sono impegnati in una campagna aerea in Yemen, sia contro i ribelli sciiti che contro l'Isis.

L'attività di disturbo di Teheran in Bahrein (contro Riad)

Il Bahrein è un piccolo Paese del Golfo sotto l'influenza di Riad, dove il governo, una monarchia, è sunnita ma la maggioranza della popolazione è sciita.
Teheran sta cercando di destabilizzare l'esecutivo del Bahrein sobillando la popolazione sciita, che peraltro ha ottime ragioni per sentirsi discriminata dalla monarchia sunnita. Similmente, l'Iran sta anche sostenendo e fomentando la popolazione sciita nella regione orientale dell'Arabia Saudita, che da sempre ha un rapporto molto teso con il governo di Riad.
Dal canto loro le autorità saudite hanno sempre trattato col pugno di ferro i rappresentanti della minoranza sciita che manifestavano qualche malcontento e l'esecuzione del predicatore sciita Nimr Baqr al-Nimr va letta in questo contesto.

In Libano il fronte di Hezbollah contro i sunniti

Nonostante la situazione politica precaria, le profonde divisioni etnico-religiose e la vicinanza con la Siria, in Libano non c'è una guerra civile. Però la tensione tra sunniti e sciiti è altissima (il Libano è nato come unico Paese arabo a maggioranza cristiana, oggi la demografia è molto cambiata ma non esistono dati certi: è probabile però che gli sciiti siano il gruppo più numeroso) e il Paese è stato spesso descritto come sull'orlo del caos.  
L’IRAN ARMA HEZBOLLAH. Teheran sostiene, e in modo piuttosto palese, la principale forza sciita del Libano: Hezbollah, il “partito di Dio” che gestisce sia un'ala politica che una milizia bene addestrata. L'ala militare di Hezbollah è anche impegnata nella guerra siriana, a fianco di Assad.
Riad invece sostiene le forze politiche sunnite, e in particolare la famiglia Hariri, il potentissimo clan che ha sfornato due recenti primi ministri, Rafiq Hariri (in carica dal 1992 al 1998 e dal 2000 al 2004, ucciso in un attentato nel 2005) e Saad Hariri (in carica tra il 2009 e il 2011).


Twitter @annamomi

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