L'INCHIESTA

Arafat, giallo in sette punti

La malattia. E l'ipotesi polonio.

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27 Novembre 2012

Come per la Palestina, non c'è pace per la salma di Yasser Arafat.
A otto anni dalla morte improvvisa e misteriosa - nel 2004, ufficialmente per un ictus - del leader di Fatah nell'ospedale militare francese di Clamart, dove si trovava per alcuni esami di controllo, il 27 novembre il corpo del padre della Palestina è stato riesumato da un team di periti francesi, svizzeri e russi. La salma è stata estratta dal mausoleo in pietra di Ramallah che la ospita, nell'ambito delle indagini in corso per avvelenamento.
Iniziate attorno alle 8 (le 7 italiane), le operazioni di prelievo di alcuni campioni di tessuti organici sono durate alcune ore, poi la tomba è stata richiusa, senza cerimonia ufficiale, come inizialmente previsto, per l'impossibilità di raccogliere i resti di Arafat in forma completa, di modo da procedere a un nuovo funerale.
UN'INDAGINE SENZA GARANZIE. Medici, magistrati ed esperti di scienza forense potrebbero impiegare mesi, per risalire alle eventuali tracce di polonio-210 radioattivo che, la scorsa primavera, i periti svizzeri dell'Istituto radiofisico di Losanna avevano rinvenuto in quantità elevate sugli affetti personali del leader, consegnati dalla vedova Souha alla tivù araba al Jazeera.
L'elemento è un isotopo che decade presto: gli stessi addetti ai lavori di Losanna hanno messo le mani avanti, precisando che occorreranno controlli incrociati e test approfonditi senza, forse, arrivare mai a un risultato certo.
Arafat come Alexander Litvinenko è un finale ancora prematuro da scrivere, se mai si arriverà a far luce sulla fine del leader palestinese.
I LATI OSCURI DELLA VICENDA. Dalle buone condizioni di Arafat al momento del ricovero, al basso profilo tenuto dalla clinica luogo del decesso, al ruolo dimesso dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) verso Israele dopo la sua strana morte, sono tanti ancora i lati oscuri della vicenda. «Chi come me era in ospedale con lui, non ha mai avuto dubbi che fosse stato avvelenato. Ci chiedevamo soltanto da chi», ha scritto provocatoriamente l'amico e attivista britannico George Galloway. Ma allora perché tutti, vedova inclusa, hanno taciuto così a lungo?
In sette punti, omissioni, incongruenze e interrogativi sul caso Arafat.

1) Indagini tardive sul polonio in via d'estinzione

Otto anni sono considerati il limite massimo per localizzare tracce residue di un elemento ad alta deperibilità come il polonio 210. L'isotopo ha un tempo di dimezzamento di 138 giorni, ciò fa sì che la metà della sostanza decada ogni quattro mesi e mezzo.
«Anche in caso di avvelenamento, solo tracce dell'ordine di pochi millibecquereles potranno essere trovati nel 2012», ha scritto l'Istituto di Losanna, nella relazione fornita ad Al Jazeera.

2) Alte concentrazioni di polonio negli affetti personali

Considerato tra i migliori centri di patologia forense al mondo (ha indagato per l'Onu, per la Corte penale dell'Aja e sulla morte della principessa Diana), l'Istituto radiofisico di Losanna ha tuttavia evidenziato livelli molto alti di polonio nel dentifricio di Arafat, nelle tracce di urina della biancheria intima e sulla sua kefiah. Da ulteriori test, condotti da marzo a giugno 2012, è emerso che tra il 60 e l'80% di quel polonio era «non supportato», cioè non proveniva da fonti naturali.
Riconsegnati alla moglie dall'ospedale di Parigi, gli oggetti personali di Arafat sono stati forniti ad Al Jazeera, che ha poi incaricato i periti svizzeri.

3) Le indagini francesi e il team internazionale palestinese

Dopo il risultato degli esami, la vedova Souha ha sporto denuncia alle autorità d'Oltralpe, per competenza territoriale sul decesso. Tuttavia, al momento della morte, i famigliari e la cerchia più intima, rifiutarono di autorizzare l'autopsia del corpo.
A indagare ci sono un team di inquirenti francese e un team internazionale, convocato dall'Anp di Abu Mazen, che conta tre medici e tre scienziati forensi di nazionalità francese, russa e svizzera, coordinati dal ministero della Salute e della Giustizia palestinesi, e supervisionati dai rappresentati delle categorie di medici e avvocati. «I due team non collaboreranno in alcun modo ed eviteranno di scambiarsi informazioni», ha spiegato un funzionario dell'Anp, anche se, ufficialmente le stesse autorità palestinesi hanno parlato di indagini congiunte.
Al momento della riesumazione, coperta da teloni scuri, la vedova non era presente in Cisgiordania.

4) Spariti i campioni di sangue e i risultati dei test del 2004

Sul luogo erano invece presenti gli investigatori francesi che, in vista del processo, hanno iniziato ad accumulare elementi indiziari, interrogando i membri dell'Anp e della cerchia più stretta di Arafat, con una lista di una sessantina di domande ciascuno. Secondo indiscrezioni, una persona è stata richiamata, per essere ascoltata per almeno cinque ore.
Dalla Palestina, la ricerca di complicità con gli autori del presunto complotto si è presto allargata anche alla sanità d'Oltralpe: dall'indagine di al Jazeera, durata nove mesi, è emerso che, dopo la morte di Arafat, l'ospedale francese ha dato mandato di distruggere i campioni di sangue, urina e sudore, nonché tutti i risultati dei test fatti al paziente, durante il ricovero. Per prassi, generalmente i medici li conservano per 10 anni.

5) Aids, cirrosi, cancro: la presunta malattia di Arafat

Dall'Istituto radiofisico di Losanna è stata esaminata anche la cartella clinica del leader palestinese e, nei nove mesi d'indagine, i reporter di Al Jazeera hanno raccolto testimonianze dei medici che, nei mesi e nelle settimane precedenti alla sua morte, avevano visitato Arafat e dei collaboratori che, fino agli ultimi giorni, gli erano stati gomito a gomito.
Si è molto speculato che soffrisse da tempo di cirrosi epatica, cancro o leucemia, addirittura di Aids.
Parenti e amici, al contrario, lo hanno descritto in stato di buona salute, prima di entrare nella clinica francese. E, anche i medici interpellati, hanno confermato che, fino a ottobre 2004, le sue condizioni erano buone. Ma perché, allora, recarsi per esami approfonditi nell'ospedale francese?

6) Il giallo sui sintomi dell'avvelenamento in ospedale

Al momento del decesso, i test svolti in Francia non evidenziarono tracce di veleno, nel sistema di Arafat, né sintomi evidenti di avvelenamento. Come trasparì, nel 2006, dalle immagini del suo deperimento, a Litvinenko il polonio radioattivo nel corpo provocò invece diarrea, perdita di peso e vomito, sempre più forti nelle settimane successive alla malattia. Certo, i casi registrati sono talmente pochi, che, per i medici, è un azzardo fare ipotesi sui sintomi. Per gli intimi che hanno visitato Arafat in ospedale, la «degenerazione è stata improvvisa e spettacolare».

7) Il polonio nucleare 210 reperibile per Israele

C'è infine il giallo su come il polonio 210 abbia fatto a entrare nel corpo di Arafat. L'isotopo è una merce rara e costosissima: per ottenerlo serve necessariamente un reattore nucleare. Nel caso del dissidente russo, avvelenato a Londra, il polonio fu trasmesso, con tutta probabilità, durante uno dei pasti di Litvinenko, in uno dei locali frequentati dall'ex 007. Verosimilmente, durante un tè con un ex collega del Kgb.
Nel caso di Arafat, solo uno Stato, mobilitando i suoi servizi segreti, avrebbe potuto organizzare un omicidio mascherato a base di polonio. Israele è sulla bocca di tutti. Arafat non «ha più alcuna polizza di assicurazione», dichiararò l'allora premier Ariel Sharon, prima della sua morte. Salvo poi smentire, successivamente, ogni coinvolgimento. Eventualmente, con quali complici?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alberto Costa 28/nov/2012 | 14:13

coerenza di occidente
La sera del 4 novembre 1995, dopo aver preso parte a un comizio in difesa della pace a Tel Aviv, Yitzhak Rabin fu assassinato da un colono ebreo estremista. Ai suoi funerali a Gerusalemme parteciparono circa un milione di israeliani.
Dopo fu la volta di Arafat.
Da allora il processo di pace si è interrotto. Gli insediamenti di coloni israeliani in tutta la Cisgiordania hanno reso quasi impossibile ogni ipotesi di stato palestinese, e le pretestuose guerre di religione e contro gli stati canaglia si sono trasformate nel'unica forma di politica di occidente verso quella regione del mondo.
Tutto è molto coerente

Kurtz 27/nov/2012 | 22:02

..
Non pretendiamo che, come a chi scrive , l'omicidio di Arafat fosse chiaro fin da subito. Ma bastava fare caso agli avvenimenti immediatamente successivi allla sua morte.

Tra cui il fatto (e non l'unico) che se la malattia non è chiara neanche ai migliori medici del mondo, e' al 99% un avvelenamento sofisticato che solo un inteligence di alto livello può organizzare.

Il Mossad ci provava da anni, (assoldando anche dei genetisti, alcuni di loro morti o suicidi in circostanze poco chiare, ma senza risultati. Arafat aveva un servizio di sicirezza molto efficiente. Alla fine ci riuscirono:
Obbiettivo perseguito in quanto solo col suo carisma l'Anp rimaneva unita, e godeva di prestigio presso la diplomazia internazionale.
Infatti, morto lui, Hamas prese il sopravvento su Al-Fatah, col risultato che Israele ebbe buon gioco nel delegittimare l'Anp e fare i propri comodi fino a oggi con l'insediamento di nuove colonie nei territori occupati
La stessa modalità avvenne per il sig. Litvinenko, ucciso non dai russi ma dagli alleati anglo-americani per screditare l'immagine di Putin a livello internazionale e per avere pretesti politici più robusti (anche mediaticamente) nel garantire la protezione ai mafiosi russi rifugiatisi in Inghilterra per sfuggire al carcere in madrepatria:

PS: qualcuno ricorda di un certo Scaramella...?
Beh.. fu l'ultimo a inontrare Litvinenko in un locale londinese.
E provare a chiedere a lui..?

Saluti

mario221 27/nov/2012 | 19:25

unaltra bufala, ci volevano così tanti anni per una indagine seria? hanno imparato da quale nazione ?
La verità, non è un calzino che ti finisce sotto il letto e il mattino lo cerchi,!! la verità la si deve ricercare subito altrimenti tra le mezze bugie non ne vieni più a capo!!

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