Cronaca
IL RIFUGIATO
Assange, l'Ecuador dà asilo
Quito ufficializza la sua scelta: «Rischia la persecuzione». Gran Bretagna: no al salvacondotto.
Tra i due Paesi è crisi diplomatica. Ma nel 2000 Londra lasciò partire Pinochet.
Odissea finita per Julian Assange.
Il 16 agosto l'Ecuador ha confermato la concessione dell'asilo politico al fondatore e leader di Wikileaks, il portale che ha suscitato scandalo pubblicando documenti riservati della diplomazia internazionale, e delle grandi potenze mondiali.
Una notizia che era nell'aria da tempo e che ha portato a uno scontro frontale tra Quito e Londra, che non ha alcuna intenzione di lasciare uscire Assange dall'Inghilterra da uomo libero, e vuole invece estradarlo in Svezia, dove è accusato di stupro.
«VITTORIA SIGNIFICATIVA». «Una vittoria significativa», ha commentato il capo di Wikileaks. «Adesso le cose diventeranno più stressanti», ha aggiunto ringraziando lo staff dell'ambasciata che lo ha ospitato per 58 giorni.
«Non è stata la Gran Bretagna o il mio Paese, l'Australia, che mi hanno difeso dalla persecuzione, ma una nazione latino-americana coraggiosa e indipendente».
ASSANGE BLOCCATO. Una situazione che rischia dunque di subire un grosso stallo, con l'ideatore di Wikileaks rinchiuso ancora nell'ambasciata ecuadoregna nella capitale britannica, protetto dal Paese che lo ospita, cacciato da quello sul cui territorio si trova l'edificio in cui si nasconde. E pensare che nel 2000 Londra lasciò tornare a casa l'ex dittatore cileno Augusto Pinochet.
Quito non ha dubbi: Assange rischia di diventare perseguitato politico se estradato dalla Gran Bretagna. Lo ha confermato il ministro degli Esteri Ricardo Patiño, spiegando le motivazioni della decisione del Paese. Patiño ha aggiunto che, se dovesse finire negli Usa, il capo di Wikileaks non riceverebbe un giusto processo e potrebbe addirittura essere messo a morte.
Insomma, il capo di Wikileaks si troverebbe «in grave pericolo» una volta estradato in Svezia.
GLI 11 MOTIVI DELL'ECUADOR. «Il diritto d'asilo è un diritto umano fondamentale e fa parte del diritto internazionale», ha ricordato alla stampa Patiño, nell'annunciare il via libera all'asilo per Julian Assange. Patiño ha indicato 11 punti che secondo Quito giustificano tale decisione: tra questi il fatto che Assange sia un «professionista della comunicazione che lotta per la libertà d'espressione, della stampa e dei diritti umani». Il ministro ha inoltre segnalato le normative contenute in una serie di accordi internazionali, quali la Convenzione di Ginevra per i rifugiati, la Convenzione per l'asilo diplomatico del 1954 e la Dichiarazione universale sui diritti umani.
Londra: «Assange non lascerà l'ambasciata da uomo libero»
La pensa in maniera opposta il Foreign office britannico, che ha definito «deplorevole» la decisione dell'Ecuador e ha avvertito: «Assange non lascerà l'ambasciata da uomo libero». Per la Gran Bretagna la miglior soluzione sarebbe stata di cercare un accordo negoziato.
D'altra parte il governo londinese non aveva mai nascosto le sue intenzioni, dichiarando guerra totale al capo di Wikileaks. Nemmeno le accuse di Quito, che aveva parlato di minaccia della sovranità nazionale, hanno fermato Londra.
Nella mattina del 16 agosto Scotland Yard aveva arrestato tre attivisti pro Assange, in attesa di poter catturare proprio lui, anche, se necessario, facendo irruzione nell'ambasciata ecuadoregna.
«NON CAMBIA NIENTE». E anche dopo la concessione dell'asilo, Londra ha ribadito le sue intenzioni: «Non cambia niente», ha indicato il Foreign office in un comunicato in cui ricorda che in base alla legge britannica Assange ha esaurito tutte le opportunità di presentare appello e adesso il governo di Sua Maestà è vincolato ad estradarlo in Svezia.
La Gran Bretagna è «delusa» dalla decisione dell'Ecuador sull'asilo politico concesso a Julian Assange ma resta «impegnata» nella ricerca di una soluzione negoziata che consenta di dare atto agli «obblighi legali» sull'estradizione dell'australiano.
FUGA IN VALIGIA DIPLOMATICA? L'unico modo in cui Assange potrebbe legittimamente lasciare l'ambasciata ecuadoregna sarebbe in una 'valigia diplomatica'. Lo sostengono i media britannici sulla scorta di un articolo della Convenzione di Vienna. Se Assange si dovesse azzardare a metter piede fuori dall'ambasciata sarebbe arrestato, ma non se viaggerà in una 'valigia diplomatica' usata per portare in patria documenti ufficiali.
L'articolo 27 della convenzione di Vienna stabilisce che la valigia, non importa di quali dimensioni, è inviolabile a patto che sia indicato all'esterno il suo stato diplomatico e sia accompagnata da un corriere diplomatico, lui pure protetto da immunità.
Giovedì, 16 Agosto 2012
Plus D, il motore di ricerca di Wikileaks
10/04/2013 Assange ha presentato il sistema che consente di trovare documenti delle diplomazie.
(1)
Grinch 16/ago/2012 | 17:44
Da Usa e Inghilterra non potevamo aspettarci altro. La grossa delusione è la Svezia, che si sta prestando al gioco americano.
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